Mentre l’Italia si prepara a festeggiare il Natale, l’Emilia-Romagna, specialmente la pianura a destra del fiume Reno, è costretta a vivere l’ennesimo allarme alluvione.
Dall’ormai, purtroppo, celebre maggio 2023, la regione vive in un continuo stato di allerta, con un copione che si sta ripresentando troppo spesso (a memoria questo è il terzo/quarto): temperature anomale e siccità eccessiva “mitigate” dall’acqua di due mesi che cade in due giorni.
Io non voglio continuare a vivere nella paura che la mia regione stia cambiando così tanto nel giro di troppo poco tempo, e ormai cercare un colpevole definito è uno spreco di energie. I soldi per mettere in sicurezza il territorio non bastano, la gestione dell’emergenza è allo sbaraglio, con regione e governo centrale che non riescono a dialogare e, di conseguenza, non fare niente di concreto per la popolazione.
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Mentre l’Italia si prepara a festeggiare il Natale, l’Emilia-Romagna, specialmente la pianura a destra del fiume Reno, è costretta a vivere l’ennesimo allarme alluvione.
Dall’ormai, purtroppo, celebre maggio 2023, la regione vive in un continuo stato di allerta, con un copione che si sta ripresentando troppo spesso (a memoria questo è il terzo/quarto): temperature anomale e siccità eccessiva “mitigate” dall’acqua di due mesi che cade in due giorni.
Io non voglio continuare a vivere nella paura che la mia regione stia cambiando così tanto nel giro di troppo poco tempo, e ormai cercare un colpevole definito è uno spreco di energie. I soldi per mettere in sicurezza il territorio non bastano, la gestione dell’emergenza è allo sbaraglio, con regione e governo centrale che non riescono a dialogare e, di conseguenza, non fare niente di concreto per la popolazione.
Lo chiedo dal cuore: che altro si può fare?