







Anche oggi falò e candele alle finestre. Il 13 gennaio non è stata solo una resistenza pacifica, è stato un poker geopolitico ai massimi livelli, in cui abbiamo messo tutto in gioco e giocato a vabank. Era la fredda consapevolezza che non si poteva tornare indietro. Mosca ha poi perso non per mancanza di tecnologia, ma perché ha perso la battaglia dell’informazione. Quando il sangue fu versato sulle onde radio in diretta, la nostra influenza contro l’Impero aumentò migliaia di volte. Abbiamo costretto l’Occidente a guardare e il Cremlino a calcolare il prezzo in termini di reputazione, che non hanno più dovuto subire.
La libertà non è un dono, ma un bene prezioso. Se quella notte la gente fosse scesa ai primi colpi, oggi saremmo solo una versione più debole della Bielorussia. Poi abbiamo comprato un biglietto per il club dei giocatori seri, dove ora condividiamo i nostri soldi e la nostra sicurezza con i più forti.
Tutti quelli che piangono che non è cambiato nulla semplicemente non capiscono che siamo diventati azionisti di una colonia. Abbiamo il nostro esercito, il nostro budget e la nostra voce. Il 13 gennaio è stato il momento in cui la nazione ha dimostrato che stava rischiando la propria pelle. I sacrifici alla Torre sono il prezzo della nostra libertà, grazie alla quale ora possiamo permetterci il lusso di discutere sull’IVA, invece che in quale distretto della Siberia ci porteranno stasera. Complimenti a coloro che l’hanno capito e sono rimasti.
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di S1enga5