Olimpiadi, come il grande affare si è mangiato gli ideali | Milena Gabanelli – Dataroom

Interessante articolo che analizza come lo spirito olimpico originale sia stato progressivamente oscurato da una logica puramente commerciale e geopolitica, trasformando i Giochi in un evento dai costi insostenibili per le città ospitanti.

Il gigantismo economico e la gestione del CIO hanno favorito gli interessi degli sponsor e dei diritti televisivi a discapito della sostenibilità e dei valori sportivi fondamentali.

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/olimpiadi-come-il-grande-affare-si-e-mangiato-gli-ideali/e51c35f7-c4df-4dfb-9922-ed8d08af7xlk.shtml

di acciuga

5 commenti

  1. È giusto che le Olimpiadi siano una macchina di soldi?

    Vale ancora lo spirito olimpico basato sulla gioia dello sforzo, sul valore educativo del buon esempio e sul rispetto dei principi etici universali?

    Ha ancora senso la visione di Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi moderni, con l’obiettivo di mettere lo sport al servizio dello sviluppo armonico dell’umanità per promuovere una società pacifica e attenta alla dignità umana?

  2. Apprehensive_Cod8575 on

    Tendenzialmente mi piacciono gli articoli di dataroom, ma questo sembra poco approfondito e superficiale. Buttano nel calderone tante cose insieme: da impianti che rimarranno inusati (menzionano poi solo la viabilità, quando sappiamo bene che ad esempio l’Arena Santa Giulia rimane, il villaggio Olimpico diventerà abitato) a sabotaggi politici (1980 e 1984) a attentati esterni (1972) all’eccessiva sponsorizzazione.

  3. Sì, è giusto che sia una macchina da soldi e di softpower geopolitico.

  4. ErnestoBlofeld on

    Sempre state così le Olimpiadi, a Montreal ad esempio stanno ancora a pagare i debiti per quelle del 1976.

    Il CIO ha difficoltà a trovare paesi ospitanti, e adesso basta alzare la mano e una città si vede assegnata direttamente le Olimpiadi ( si veda il caso di Parigi, Los Angeles e Brisbane ).

    Milano stessa ha avuto contro una candidatura svedese dove gli svedesi stessi non erano molto convinti.

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