
NB: la proprietà del gruppo principale produttore italiano (Nuovo Pignone) è statunitense, anche se prodotte in italia. Anyway metto i punti salienti dell’articolo dietro paywall:
In questa categoria di prodotti l’Italia vanta una storica eccellenza industriale grazie alla Nuovo Pignonesocietà nata nel 1842 a Firenze, che oggi fa parte del gruppo statunitense Baker Hughes ma che rimane fortemente radicata sul territorio nazionale, dove sta intensificando investimenti e assunzioni, con importanti ricadute anche sull’indotto.
«Le nuove tecnologie, dall’AI ai data center all’edge computing, non sono solo scenari futuri: oggi richiedono energia costante, scalabile, affidabile», spiega al Sole 24 Ore Alessandro Bresciani, senior vice president Energy equipment di Baker Hughes, ricordando che nel 2025 la multinazionale ha registrato ordini legati ai data center per un miliardo di dollari: principalmente si tratta di turbine a gas, tutte fabbricate in Italia.
La previsione – resa nota a gennaio dal ceo Lorenzo Simonelli – è che gli ordini da questo settore arriveranno ad almeno 3 miliardi di dollari entro il 2027anno per cui è previsto il raddoppio della capacità di fornitura delle turbine NovaLT, prodotti di punta del gruppo.
Il boom dell’intelligenza artificiale, come si diceva, ora ha esteso le richieste di turbine ad ogni segmento di taglia e persino all’usato ricondizionato.
A livello globale le richieste l’anno scorso sono cresciute del 50% secondo Rystad, superando del 20% l’attuale capacità di produzione, che è intorno a 70 GW.
L’Italia è tra i maggiori fornitori al mondo di turbine a gas, addirittura al secondo posto per esportazioni con una quota del 13%inferiore solo al 31% degli Stati Uniti, si legge in una recente analisi di Rystad Energy. A inseguire il nostro Paese ci sono la Gran Bretagna con il 10% dell’export globale e il Canada con il 9%, Francia e Germania hanno una quota del 6% ciascuna, mentre la Cina (almeno per ora) ha un ruolo irrilevante nel panorama internazionale.
Poi c’è un’analisi lato industriale-ambientale:
La scelta del gas per alimentare i data center per l’intelligenza artificiale ha preso in contropiede molti osservatori, se non altro perché molti progetti vantano credenziali “green”: impianti a basse emissioni, che funzioneranno con energie pulite, compreso il nucleare, che oggi vive una fase di grande riscoperta.
Dotarsi di reattori tuttavia non è una soluzione rapida, soprattutto se si guarda a tecnologie di nuova generazione e non ancora impiegate su larga scala (inclusi gli Smr, o piccoli reattori modulari).
Solare ed eolico – in quanto fonti intermittenti – hanno invece bisogno di accumuli, di grandissima potenza e capacità nel caso dell’AI, che è super energivora. Altrimenti bisogna affiancare comunque il gas: combustibile che permette di alimentare facilmente anche impianti dedicati on-site, evitando le attese – che in molte aree del mondo si misurano in anni – per l’allacciamento a reti elettriche ancora inadeguate a gestire carichi supplementari così rilevanti.
«Nelle comunicazioni al pubblico quasi tutti i progetti menzionavano le rinnovabili, l’idrogeno o il nucleare – osserva il ceo di Cleanview, Michael Thomas – ma gli impianti installati nel 2025 e nel 2026 sono alimentati quasi esclusivamente dal gas. La capacità rinnovabile, quando è prevista, è rinviata al 2028 o dopo. Per il nucleare manca almeno un decennio».
Aspettare non conviene: come si sa il tempo è denaro e un data center, nota Thomas, può rendere 10-12 milioni di dollari l’anno per ogni Megawatt.
https://24plus.ilsole24ore.com/art/i-data-center-scelgono-gas-boom-ordini-turbine-spinta-made-italy-AILeFeTB
di sr_local
2 commenti
L’articolo senza paywall lo trovate qua (se è consentito): [I data center scelgono il gas: dal boom di ordini di turbine una spinta al «made in Italy» – 24+](https://archive.ph/6t8S1#selection-605.16-605.49)
La parte interessante non è solo che l’Italia sia seconda per export.
È che il boom dell’AI sta riportando il gas al centro, non per ideologia ma per tempi e affidabilità: i data center non possono aspettare 10 anni il nucleare né permettersi l’intermittenza senza accumuli giganteschi.
Questo apre due domande vere:
1. stiamo sfruttando industrialmente questa finestra o stiamo solo assemblando per gruppi esteri?
2. come gestiamo l’impatto climatico se la crescita dell’AI è alimentata quasi tutta a gas nel breve periodo?
Perché qui si incrociano industria, energia e geopolitica. Ed è un tema molto più strategico di quanto sembri dal titolo.