
Non è un dato definitivo (quello arriva a fine aprile), però se l’Italia non andasse sotto il 3% sarebbe un grande smacco per il governo che aveva puntato tutto su questo nella manovra di dicembre. Per Giorgetti è sempre colpa del super bonus (avete un problema? siete tristi? Una tremenda inondazione? Le cavallette? è sempre colpa del superbonus…)
Il più importante obiettivo di politica macroeconomica di Meloni e Giorgetti – il ritorno del deficit sotto il 3% e l’uscita dalla procedura di infrazione europea – non è ancora stato raggiunto. A gelare il Governo i dati Istat comunicati ieri: l’Italia nel 2025 è al 3,1%. Tuttavia, specifica l’istituto, il dato non è definitivo: il “numerino” che sarà comunicato ufficialmente a Bruxelles sarà disponibile in primavera, dopo il conto consolidato delle amministrazioni pubbliche.
I dati Istat sul 2025 in effetti hanno più ombre che luci. L’anno scorso il Pil è cresciuto solo dello 0,5%. Mentre la pressione fiscale complessiva è risultata pari al 43,1%in aumento rispetto all’anno precedente (era al 42,4%), per effetto di una crescita delle entrate fiscali e contributive (+4,2%) superiore a quella del Pil a prezzi correnti (+2,5%). Il tema della pressione fiscale è cavalcato soprattutto da Matteo Renzi, che da mesi chiede conto a Meloni del peso delle tasse e invita la minoranza a mettere in difficoltà il Governo su quello che doveva essere uno dei cavalli di battaglia della legislatura. Non a caso il renziano Faraone parla di «Governo Dracula». Ancora il dem Misiani ricorda che a inizio legislatura il Governo ereditò una pressione fiscale del 41,7%: «Di fatto, l’anno passato le famiglie e le imprese italiane hanno versato oltre 31 miliardi di euro di tasse e contributi in più rispetto a quanto avrebbero pagato se la pressione fiscale fosse rimasta al livello di tre anni prima».
Tornando al deficit, il risultato del 3,1% segna un miglioramento rispetto al 2024, quando si fermò al 3,4%. Ciò nonostante, il debito pubblico è salito al 137,1% (era al 134,7% nel 2024). Come detto, è una evoluzione del quadro macroeconomico che potrebbe mettere in discussione l’uscita dalla procedura Ue per deficit eccessivo, rinviando la “normalizzazione” dei conti pubblici al 2027. Un problema anche politicoperché anche la manovra pre-elettorale sarebbe condizionata dall’obiettivo primario di rientrare sotto il 3%. Per il momento le forze di maggioranza provano a vedere il bicchiere mezzo pieno: per Ylenja Lucaselliviceresponsabile economica di FdI, il dato sul deficit «è una buona notizia per l’Italia e conferma la serietà delle scelte compiute da questo Governo in materia di conti pubblici».
https://www.avvenire.it/politica/doccia-gelata-sul-deficit-ed-effetto-guerra-leconomia-italiana-nel-2026-parte-in-frenata_105274
di sr_local
4 commenti
Godo. I rincoglioniti che li hanno votati con la storia del “taglieremo le tasse, la sinistra vuole solo alzarle” devono sbatterci la faccia. Peccato che tutti gli altri debbano subire le scelte elettorali di scappati di casa senza un minimo di raziocinio politico. Paese finito, non c’è alcuna speranza neanche vaga che possa riprendersi.
Il Superbonus purtroppo è un facile capro espiatorio perché ha fatto danni enormi oggettivamente e quindi olè lo si abusa anche.
se siete ancora in tempo fareste meglio a scappare, ci aspettano anni molto, molto peggiori degli anni peggiori vissuti dai nostri padri e nonni
È praticamente un governo tecnico senza le competenze da tecnici.