Fonte con i dati navigabili: https://www.ambrosetti.eu/community-cashless-society/indici-cashless/

Articolo del sole (incollo tutto perchè è dietro paywall): https://www.ilsole24ore.com/art/cashless-index-italia-21-posto-nell-ue-181-transazioni-digitali-pro-capite-AI2UhrqB

Pur con un transato che supererà quest’anno i 500 miliardi di euro, l’Italia è ancora sotto la media europea: è 21ª nel Cashless Society Index 2026 e 31ª al mondo per Cash Intensity, con un uso del contante ancora superiore alla media europea. Questa è la classifica che emerge dal rapporto 2026 della Community Cashless Society di Teha Group.

Nel 2025 il transato cashless in Italia ha triplicato il proprio valore rispetto al 2015 e attestandosi al 26,6% del Pil, un risultato che consolida la crescita dei pagamenti digitali nel Paese e ne conferma il ruolo di infrastruttura economica abilitante. Tuttavia, l’espansione del cashless, sostenuta da un tasso medio annuo di crescita del +9,5% nell’ultimo triennio, si inserisce in un quadro che mostra ancora spazi importanti di crescita: l’Italia è al 21° posto nel Cashless Society Index 2026, con 181,4 transazioni pro-capite, ben al di sotto della media dell’Ue a 27 Paesi, pari a 246,8 transazioni pro-capite.

Il report internazionale

L’11° rapporto della Community Cashless Society di Teha Group ha condotto anche una survey su cittadini, esercenti e aziende per analizzare i principali trend innovativi nel mondo dei pagamenti cashless: i risultati saranno presentati durante il Forum, che si terrà il 26 marzo 2026 a Villa d’Este, Cernobbio. «I pagamenti digitali sono ormai una componente stabile dell’economia nazionale e una leva strategica per competitività, legalità ed efficienza», dichiara Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House – Ambrosetti e Teha Group. «Tuttavia – aggiunge – la distanza dai principali Paesi europei resta significativa: colmare questo divario significa rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre investimenti, ridurre l’economia sommersa e sostenere una crescita più trasparente, moderna e inclusiva».

Ai tassi di crescita attuali, entro il 2030 potranno attivarsi ulteriori 27,5 miliardi di euro, mentre in caso di allineamento ai best performer europei il potenziale complessivo potrebbe raggiungere 123 miliardi di euro. La filiera industriale dei pagamenti cashless rappresenta oggi un comparto strutturato e ad alto valore per il sistema economico nazionale: conta 2.844 aziende con l’integrazione di operatori nazionali ed internazionali, genera 17,7 miliardi di euro di fatturato e 9,4 miliardi di valore aggiunto, con 34.600 occupati distribuiti lungo l’intera catena del valore della transazione elettronica. Negli ultimi dieci anni il settore ha registrato una dinamica di crescita significativamente superiore alla media dell’economia italiana: dal 2015 il fatturato è aumentato dell’85,3%, a fronte di una crescita del Pil pari al +32,2 per cento.

L’Indice e l’uso del contante

Tornando al Cashless Society Index 2026 l’Italia (21° posto nell’Ue-27) ha perso una posizione rispetto all’anno precedente e rimanendo distante dai principali benchmark europei: Germania (10°), Spagna (12°) e Francia (16°). Il divario emerge in modo evidente anche nei principali indicatori quantitativi. Il transato cashless rappresenta il 26,6% del Pil, restando al di sotto della media Ue-27 pari al 31,6 per cento. Se da un lato il Paese ha accelerato nel percorso di digitalizzazione dei pagamenti, dall’altro il confronto con l’Europa evidenzia come il recupero sia ancora parziale e insufficiente a colmare una distanza che appare di natura strutturale. In questo contesto si inserisce la dipendenza dal contante, che secondo il Cash Intensity Index colloca l’Italia al 31° posto su 144 economie mondiali per incidenza del cash in circolazione sul Pil (11,5%), un valore superiore alla media europea (9,8%) e più elevato rispetto alle principali aree geografiche. La maggiore circolazione di contante incide negativamente sulla tracciabilità delle transazioni e contribuisce a rafforzare dinamiche di economia sommersa, che per il terzo anno consecutivo registrano un peggioramento (+7,5%), riportando il fenomeno su livelli superiori al periodo pre-pandemico.

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di sr_local

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