43 anni… vabbè, meglio tardi che mai, c’è speranza per tutti i misteri “irrisolti” italiani, forse…

    Comunque era già stato l’organizzatore dell’attentato qualche mese fa in Cisgiordania:

    Lo stragista della sinagoga | È stato arrestato in Cisgiordania Hicham Harb, l’autore degli attentati a Roma e Parigi del 1982

    Adesso sembra andranno a processo, per attentato con finalità terroristiche, questi 5 anzianotti sioretti che nemmeno finirano mai in carcere ovviamente, copio incollo che credo sia dietro abbonamento, c’è scritto Articolo riservato agli abbonati premium, (io non vedo nessun paywall e non so di certo abbonato a Il Messaggero, ma “è il giornale di Roma”)

    Erano le 11:55, sabato 9 ottobre 1982. Non un giorno qualunque: all’interno della Sinagoga di Roma c’erano circa 300 personeriunite per celebrare lo shabbat, diversi bar mitzvah e lo Shemini Atzereta chiusura della festa di Sukkot. Era quello il giorno scelto da un commando di terroristi legati al gruppo capeggiato da Abu Nidal per compiere uno degli attentati più sanguinosi avvenuti nella Capitale. Lo stesso commando aveva già colpito il ristorante Jo Goldenberg a Parigi, uccidendo 6 persone e ferendone altre 21. Ora, a distanza di quasi 48 anni, la Procura di Roma, con il pm Lucia Lotti, ha chiuso le indagini sulla vicenda. L’accusa è strage con finalità di terrorismo e gli inquirenti sono in grado di dare un nome ai componenti del gruppo, che si uniscono all’unico già noto: Al Zomar Osama Abdel, condannato all’ergastolo, latitante. L’avviso è stato notificato ad Abou Zayed Walid Abdulrahman, 68 anni, viveva in Francia, Abed Adra Mahmoud Khader, 71 anni, palestinese residente in Cisgiordania, io sono palestinese residente in Giordania, Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74 anni, Hamada Nizar Tawfiq Mussa, 65 anni, Abu Arkoub Omar Mahid Abdul Rahman, 66 anni. Del gruppo facevano parte anche Alhamieda Rashid Mahmoud alias Fouad Hijazy, Maher Said Al Awad Yousif alias Arabe El Arabi Tawfik Gamal, ora deceduti. A indagare sono stati gli agenti dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.

    Il 9 ottobre del 1982 5 persone del commando si erano dirette verso la Sinagoga. Erano vestite in modo eleganteavevano raggiunto l’edificio e in tre avevano bloccato le potenziali vie di fuga. I due rimasti davanti all’ingresso principale avevano lanciato tre bombe a mano. Poi avevano aperto il fuoco sulla follaimbracciando dei mitra. Cinque minuti di terrore, 40 feriti, un bimbo di 2 anni rimasto a terra: l’unica vittima dell’attentato, Stefano Gaj Taché, era stato ucciso da una scheggia di bomba a mano.

    IL svolta nell’inchiesta romana è arrivata grazie ai magistrati pariginicon i quali la Procura di Roma ha creato una squadra investigativa comune. Perché non era la prima volta che il commando colpiva in Europa: il 9 agosto 1982, a Parigi, nel quartiere ebraico, aveva messo a segno un altro agguato terribile, contro il ristorante Jo Goldenberg. Un collaboratore di giustizia ha raccontato che entrambi gli attentatati erano stati compiuti praticamente dallo stesso gruppo. Un dato è stato fondamentale: dalla perizia balistica è emerso che le munizioni impiegate nelle due stragi appartenevano allo stesso lotto di produzione di una fabbrica di armi polacca.

    Agli atti dell’indagine anche una memoria depositata il 14 giugno del 2022 dalla Comunità Ebraica di Romaassistita dall’avvocato Cesare Del Monte, in cui si sottolineavano diverse incongruenze nelle indagini. C’erano testimonianze non approfondite, come quella di una turista che aveva fornito «un identikit di uno dei due giovani che aveva visto lanciare degli oggetti davanti il Tempio e rese dichiarazioni testimoniali». All’epoca non sarebbero stati verificati a dovere neanche i contatti di Al Zomar. Nella memoria veniva poi sottolineata «l’anomala assenza delle auto di sorveglianza delle Forze dell’Ordine che, sino al giorno prima avevano stazionato innanzi al luogo di culto», facendo anche riferimento a possibili tentativi di insabbiare le indagini. Il Presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, ringraziando gli inquirenti per il lavoro svolto, ha accolto tuttavia «con amarezza» la notizia della chiusura delle indagini: «Resta forte lo sconcerto per il tempo trascorso e per il muro di omertà, reticenze e ostacoli che ha rallentato per decenni la piena emersione della verità, prolungando il dolore delle famiglie e della nostra Comunità».

    https://www.ilmessaggero.it/italia/attentato_sinagoga_roma_5_processi_44_anni-9421920.html?refresh_ce

    di sr_local

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