Floridi non ha bisogno di presentazioni (spero), Butti è il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione. Il report

curato dal Presidente di Fondazione Leonardo ETS, Luciano Floridi, e da Micaela Lovecchio, Education e Formazione nelle Scuole della Fondazione Leonardo ETS.

Un documento che analizza l’ecosistema nazionale e formula diciotto raccomandazioni operative. L’analisi rileva, inoltre, punti di forza, due supercomputer tra i primi cinque in Europa, la prima legge sull’intelligenza artificiale nell’UE, accanto a diverse fragilità: dipendenza dall’hardware estero, fuga dei talenti e bassa adozione di intelligenza artificiale nelle PMI.

Estratti delle interviste, Butti:

Negli ultimi due anni è stata registrata un’accelerazione nell’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle imprese. Questo si accompagna a un divario strutturale che vede le grandi imprese che cominciano ad adottare in modo molto serio l’intelligenza artificiale, mentre le imprese che arrivano a 10 dipendenti, o che superano di poco i 10 dipendenti, raggiungono al massimo il 16% di adozione. A livello italiano siamo all’8,2%. L’obiettivo è raggiungere quanto prima la percentuale europea che è al 13,5%. Come stiamo recuperando terreno? Innanzitutto abbiamo una strategia che ho citato poco fa, che è una strategia dell’intelligenza artificiale 24-26, che poi ha consentito anche l’approvazione di una legge dopo un ampio dibattito parlamentare. Una legge che rivolge grande attenzione al mondo della piccola e media impresa”.

Nel piano triennale della informatica per la pubblica amministrazione 24-26, che è stato aggiornato nel 2025, noi abbiamo raggiunto 150 progetti di intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione*. C’è di più, perché puntiamo ad* almeno 400 in questo 2026”.

Prof. Florida:

Prendendo spunto dall’intervento dell’On. Butti, riprendo il concetto dello Stato agentico, una bella idea, perché sposta l’attenzione dall’intelligenza in sé all’azione*: sistemi che fanno cose, che hanno un impatto concreto. Ma proprio per questo sono* sistemi che devono essere guidati, governati*. Non sono entità autonome che agiscono da sole senza conseguenze.*
E qui entra in gioco subito il tema della governance, della bioetica, delle scelte: cosa si fa con queste tecnologie, quando e come. Su questo, va detto, siamo su una buona strada. E permettetemi di dirlo chiaramente: questa narrazione per cui l’Italia sarebbe sempre e comunque in ritardo, sempre fanalino di coda, è parziale*. Restiamo uno dei Paesi più rilevanti al mondo, e questo comporta anche una responsabilità. Perché la verità è semplice: se qualcosa non accade, è perché qualcuno non l’ha fatta accadere. Se un progetto non si sviluppa, è perché non è stato considerato una priorità. Non possiamo sempre scaricare la responsabilità su fattori esterni o su un generico sistema*”

Serve quindi un equilibrio: un certo grado di sovranità e di controllo è fondamentale*. Possiamo semplificare tutto questo immaginando un tavolo a quattro gambe. La prima gamba sono* e dare*: su questo abbiamo già strumenti importanti, come il GDPR e l’AI Act, quindi una base solida c’è. La seconda gamba è* il software*, cioè gli algoritmi, i modelli, i sistemi di AI. Qui il controllo è molto più debole: gli “ingredienti” li abbiamo, ma la “cucina” spesso no. La terza gamba è* l’infrastruttura*: dove vivono questi sistemi? I data center, i chip, le reti. Anche qui c’è ancora molto da fare, soprattutto a livello europeo. La quarta gamba è quella* normativo*, che invece è uno dei nostri punti di forza*
.…
perché un Paese dovrebbe spendere enormi risorse per acquistare soluzioni proprietarie, quando potrebbe adottare — o contribuire a creare, ha precisato Floridi — soluzioni open source di qualità*? Certo, oggi l’open source è spesso associato ad altri modelli, ad altri Paesi, con tutte le incognite del caso su dati, governance ed etica. Ma* perché non immaginare un open source europeo, costruito dentro il quadro dell’AI Act e del GDPR*, con standard chiari e garantiti? Un ecosistema aperto, affidabile, certificato — un “bollino europeo” — che possa essere utilizzato non solo da noi, ma anche da Paesi come Canada, Giappone, Corea del Sud, Brasile, Sudafrica e molti altri*”.

L’Italia nell’era dell’AI. Butti e Floridi propongono l’idea dello “Stato agentico”, l’AI deve essere governata



di sr_local

Leave A Reply