
Insomma, c’è il timore che possano ricadere nelle misure di razionamento, anche punti infrastrutturali critici della rete internet.
Lo scopo è essere preparati, qualora scattassero misure di austerità per contenere i consumi. Alcune infrastrutture digitali non si possono spegnere come i lampioni per le strade. Dunque Aiip chiede a palazzo Chigi una “whitelist dei Pod che alimentano il sistema delle telecomunicazioni”. Traduzione: un elenco dei punti strategici della fornitura energetica (Pod) da tenere sempre operativianche in situazione di crisi. La richiesta era già maturata nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, e ribadita nel 2023 con il governo Meloni in carica. Ma non se n’è fatto nulla. Ora, con la chiusura dello stretto di Hormuz, Aiip ne reclama nuovamente l’urgenza. Mappare i “nodi” strategici non basta neppure, perché bisogna preservare – anche negli scenari più foschi – la loro continuità energetica. Ovvero “mettere in sicurezza l’intera catena della continuità operativadall’alimentazione elettrica alle cabine e ai rami di rete a monte dei Pod, fino alla disponibilità di gasolio per i gruppi elettrogeni, ai sistemi di continuità, ai mezzi tecnici per la manutenzione, all’accessibilità ai siti, alla logistica dei ricambi, alle sale di controllo e alle procedure di priorità per il ripristino dei servizi”. Aiip sottolinea come la richiesta non sia a beneficio dei provider, ma dell’intera società: “Senza tali infrastrutture si interrompono o si degradano funzioni essenziali per ospedali, emergenza, sicurezza, pubbliche amministrazioni, pagamenti, logistica, scuola, lavoro remoto, videosorveglianze remote e servizi pubblici”.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/31/crisi-energetica-infrastrutture-digitali-razionamenti-notizie/8341462/
di sr_local