

Stanchezza cronica, indigestione, mancanza di energia: un oggetto per curarle tutte.
In piena epoca vittoriana sembrava realistico.
Esisteva una cintura elettrica pubblicizzata per la sua capacità di trasmettere una “corrente terapeutica” al corpo, utilizzabile comodamente in casa e senza bisogno di un medico.
Nella seconda metà del XIX secolo l’elettricità, scoperta recente e affascinante, stava entrando in molti ambiti della ricerca scientifica e dell’immaginario collettivo. L’ aura “miracolosa” associata alla corrente elettrica, insieme al sostegno di alcuni medici — come Herbert Tibbits, che ne incoraggiava l’utilizzo — contribuì a rendere credibile l’espediente della cintura.
Col tempo, questi dispositivi finirono al centro di indagini giornalistiche e controversie legali. Durante un processo per diffamazione venne messa in discussione la loro capacità di generare una corrente sufficientemente forte da penetrare la pelle e, dunque, la loro reale efficacia. Tibbits fu radiato dall’albo, altri vennero indagati e condannati per truffa, ma nonostante ciò il settore continuò a prosperare per decenni.
Oggi un esemplare originale di queste cinture è conservato presso gli Archivi Nazionali britannici, rinvenuto casualmente in una scatola anonima: a testimonianza di un momento storico in cui scienza, marketing e credulità si intrecciavano in modo sorprendente.
Cosa è cambiato davvero dalle cinture elettriche vittoriane agli oggetti, spesso assurdi, delle televendite di oggi?
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di antimuzak