Meta avrebbe collezionato i dati di oltre 6 mln di utenti che hanno usato la piattaforma “Election Day Information su Facebook e Instagram” (qualunque cosa sia non ne ho idea)

Secondo l’inchiesta – anticipata da Il Fatto Quotidiano – nell’agosto del 2022 "oltre 6 milioni e mezzo di utenti sono stati coinvolti, attraverso la funzione Election Day Information su Facebook e Instagram, e i loro dati sono stati raccolti, conservati e aggregati". Nel mirino della trasmissione anche il Garante della Privacy e in particolare i membri del collegio Guido Scorza e Agostino Ghiglia.

Inoltre la sanzione avrebbe avuto opposizione da parte del Garante, e poi parlano di un filtro (credo intendano algoritmo?) che avrebbe favorito la visione delle destre europee

A metà 2023, in occasione delle elezioni regionali, i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d’urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi. E propongono una multa da 75 milioni, ma, nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni, sia Scorza che Ghiglia votano contro il provvedimento. La posizione del colosso Usa – rileva la trasmissione – sarebbe aggravata dall’utilizzo distorto di un filtro, introdotto nel 2021 per limitare la visibilità dei contenuti politici. Secondo un’analisi condotta da un gruppo interno di tecnici del Pd, questa attività avrebbe favorito esclusivamente le posizioni della destra

C’è qualche dettaglio in più sul Fatto Quotidiano:

Utenti profilati e algoritmi: così Meta ha interferito nelle elezioni del 2022 di Thomas Mackinson – Il Fatto Quotidiano

Privacy. Il colosso ha raccolto dati in modo improprio e sviluppato anche un filtro pro-destra, ma ha evitato la stangata del Garante Quanto sono americane le “ombre russe” sul voto in Italia, quelle che agitavano timori per la “tenuta democratica” in Europa. Nell’agosto 2022, a poche settimane dalle elezioni, mentre l’attenzione era tutta su Mosca, sugli smartphone di milioni di italiani si stava apparecchiando una silenziosa profilazione di massa. Non da parte di hacker del Cremlino, ma del colosso americano Meta.

È il punto più clamoroso della nuova inchiesta di Report sul Garante della Privacy che andrà in onda stasera. La trasmissione ricostruisce come, alla vigilia del voto, la multinazionale di Mark Zuckerberg stesse raccogliendo e trattando dati degli utenti italiani legati alle interazioni con contenuti elettorali. E come, una volta venuta a galla, membri del Garante si adoperarono per sventare una mega-multa che avrebbe anche portato alla luce un sistema surrettizio di influenza sul voto. Peraltro a senso unico, grazie alla successiva rimozione selettiva e asimmetrica di un algoritmo che limitava la visibilità dei contenuti politici, che avrebbe favorito la destra.

Nel 2022, in vista delle elezioni politiche Meta lancia su Facebook la funzione EDI (Election Day Information) e su Instagram dei colorati sticker a tema. L’iniziativa si presenta come un comodo servizio civico per reindirizzare gli elettori al sito del ministero dell’Interno, che ne era a conoscenza. L’inchiesta di Report svela che dietro l’apparenza informativa si attiva un trattamento più ampio: età, genere, posizione geografica, dispositivo e interazioni vengono raccolti, conservati e aggregati. La stessa Meta ammette la possibilità di condividere dati aggregati con terze parti, inclusi “partner governativi o comitati elettorali”. Oltre 6 milioni e mezzo di utenti vengono coinvolti.

La partecipazione al voto si trasforma in un’opinione politica monetizzabile, in quello che una fonte evoca come un secondo “caso Cambridge Analytica”. Di fronte a questa attività, il dipartimento tecnico del Garante guidato da Riccardo Acciai chiede un blocco urgente. È qui che si consuma uno scontro ai vertici documentato dai verbali ufficiali: i membri del collegio Guido Scorza e Agostino Ghiglia frenano, chiedendo di attendere le autorità europee. I due peraltro sono indagati per corruzione anche per la vicenda degli occhiali Meta Smart glasses. La resistenza culmina in una mail svelata da Report, in cui Scorza il 24 settembre 2022 blocca i tecnici sostenendo che non ci fosse il necessario fumus. Nelle stesse ore, Mattei ordina ad Acciai di soprassedere.

A metà 2023 si ripropone il problema con le elezioni regionali e i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d’urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi. E propongono una multa da 75 milioni. L’anomalia più clamorosa avviene qui. Dai documenti raccolti da Report emerge l’irritazione di Agostino Ghiglia, che il 29 febbraio 2024 definisce la sanzione “ridicola”, aggiungendo che andava “smontata”. Alla fine, la multa viene drasticamente abbassata a 25 milioniun importo pari ad appena lo 0,02% del fatturato mondiale annuo della società. Eppure, nonostante lo sconto, del 70% sia Scorza che Ghiglia votano contro il provvedimento.

Report svela che la Procura ha acquisito i documenti relativi alla vicenda.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/04/12/linchiesta-di-report-meta-interferi-nelle-elezioni-del-2022-con-la-raccolta_d4cb1424-3048-4081-a16a-be4b570bcf85.html

di sr_local

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