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Nel secondo dopoguerra la spesa è ancora fortemente sbilanciata sui beni primari
Nel 1953 il 52,4% del bilancio familiare è destinato a generi alimentari, bevande e tabacchi, mentre quasi l’80% è assorbito da alimentazione, abbigliamento e abitazione. Oggi la quota per alimentari e tabacchi è scesa al 20,9%, con un calo di oltre 30 punti percentuali, a fronte di una crescita delle componenti legate ad altri beni e soprattutto ai servizi. Già nel primo decennio del boom economico si osserva un rapido mutamento della composizione della spesa.
Trasporto privato e beni durevoli
Tra il 1953 e il 1963 la spesa reale aumenta del 30,6% e la quota destinata ai mezzi di trasporto privato passa dallo 0,8% all’1,8%, fino a raggiungere il 2,9% oggi. Parallelamente cresce la diffusione dei beni durevoli: nel 1963 l’1,2% della spesa è destinato a elettrodomestici e lo 0,6% a radio e televisori, mentre nel 1966 il 60% delle famiglie possiede televisore e frigorifero e il 32% la lavatrice.
Gli shock energetici degli anni Settanta incidono direttamente sulla struttura dei consumi
La quota di spesa per carburanti passa dall’1,5% del 1963 al 4,6% nel 1974, fino all’8,7% nel 1980, per poi ridursi al 4,7% attuale. Nello stesso periodo, le politiche pubbliche modificano la spesa sanitaria: tra il 1978 e il 1980, con l’introduzione del Servizio sanitario nazionale, la quota destinata alla salute scende dal 3,9% all’1,3%, per poi risalire negli anni successivi fino a circa il 4%. Dagli anni Ottanta si consolida una trasformazione strutturale.
La quota per abbigliamento e calzature si riduce dal 10,4% del 1980 al 3,7% nel 2024, mentre quella per tabacchi più che si dimezza. Parallelamente cresce in modo continuo la spesa per abitazione, acqua, energia e combustibili, che diventa la principale voce di bilancio: dal 15,9% nel 1980 al 26,9% nel 2000, fino al 35,7% nel 2024, con un picco del 38,8% nel 2020.
Negli ultimi trent’anni si afferma la centralità dei servizi
La quota di spesa a essi destinata arriva a circa il 50% del bilancio mensile, un livello equivalente a quello che negli anni Cinquanta era assorbito dai generi alimentari. Nello stesso periodo la rivoluzione digitale modifica le modalità di consumo: nel 2024 il 96,5% delle famiglie possiede almeno un telefono cellulare, mentre la quota di quelle con telefono fisso scende al 36,4%, a fronte del 92,3% nel 1997. Permangono differenze territoriali.
Negli anni Cinquanta le famiglie del Mezzogiorno spendevano il 12% in meno della media nazionale; oggi il divario è salito al 20%. Inoltre, nel Sud oltre il 25% della spesa è ancora destinato ad alimentari, bevande e tabacchi, contro circa il 19% nel Centro-Nord.Nel confronto europeo, i dati più recenti disponibili (2020) indicano che in Italia abitazione, alimentari e trasporti assorbono oltre i due terzi della spesa complessiva, contro il 63% in Spagna e il 56% in Francia e Germania, dove risulta più elevata la quota destinata a ricreazione, cultura e servizi.
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di sr_local