Un pò nel silenzio totale (si è parlato solo dell’imputabilità dei minori "invertita"), l’altro giorno è stato approvato anche un Decreto che dovrebbe tutelare maggiormente i "lavoratori gig", in riassunto:

    Il principio che guida ciascuna disposizione è quello di affidare un ruolo centrale alla persona: l’algoritmo non potrà licenziare, i dati sensibili avranno una protezione rafforzata, il lavoratore dovrà essere informato dei parametri che incidono su compiti, orari e compensi, fin dalla selezione, oltre ad avere il diritto alla portabilità di recensioni e valutazioni qualora cambiasse piattaforma

    Più nello specifico da Key4biz:

    Il provvedimento rafforza le tutele dei lavoratori, estende la presunzione di subordinazione oltre il caso dei cavaliereintroduce regole più stringenti sulla gestione algoritmica del lavoro e stabilisce che le decisioni più importanti sul rapporto di lavoro non possano essere affidate esclusivamente all’intelligenza artificiale.

    Cosa cambia per rider e lavoratori delle piattaforme?

    La principale novità riguarda l’estensione della presunzione di subordinazione. Non solo rider: quando la piattaforma organizza concretamente tempi, modalità e contenuti della prestazione, anche attraverso sistemi automatizzati, il rapporto potrà essere ricondotto al lavoro subordinato con le relative tutele.

    Come cambia la gestione degli algoritmi?

    Le piattaforme potranno continuare a utilizzare sistemi automatizzati, ma con nuovi vincoli. Gli algoritmi dovranno essere sottoposti a supervisione umana e verifiche periodiche per prevenire effetti discriminatori.

    Le decisioni che incidono sulla posizione del lavoratore, come sospensione dell’account, limitazione dell’attività o cessazione del rapporto, dovranno essere assunte da una persona fisica. Se prese esclusivamente da un algoritmo saranno nulle.

    Più trasparenza: il lavoratore potrà chiedere spiegazioni?

    Chi lavora tramite piattaforma avrà diritto a conoscere le motivazioni delle decisioni automatizzate che lo riguardano, a chiederne il riesame e, se necessario, a ottenere la rettifica o il risarcimento del danno.

    Cosa cambia per la privacy?

    Il decreto introduce limiti rigorosi all’utilizzo dei dati personali. Le piattaforme non potranno trattare informazioni sullo stato emotivo, sulla salute, sulle convinzioni personali, sull’orientamento sessuale o sull’appartenenza sindacale. Inoltre non sarà possibile raccogliere dati quando il lavoratore non è operativo o non si è reso disponibile a lavorare.

    Quali sono le altre novità?

    Il testo rafforza anche le misure in materia di salute e sicurezzaintroduce canali di segnalazione contro violenze e molestieprevede maggiori obblighi di informazione verso i rappresentanti dei lavoratori e disciplina la cooperazione tra le autorità nazionali ed europee.

    Quali aspetti restano da chiarire?

    Il decreto è stato approvato in esame preliminare e dovrà completare l’iter previsto prima dell’entrata in vigore. Inoltre, molte disposizioni dovranno essere chiarite nella fase applicativa, soprattutto per quanto riguarda le modalità di controllo degli algoritmi e il livello di trasparenza che le piattaforme saranno tenute a garantire.

    Le criticità sono davvero superate?

    Il provvedimento rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei lavoratori delle piattaforme, soprattutto sul fronte della gestione algoritmica. Restano però aperti alcuni temi centrali, come il livello dei compensi, IL discontinuità del lavoro nella gig economy e il difficile equilibrio tra trasparenza degli algoritmi e tutela del segreto industriale. Sarà soprattutto l’applicazione concreta delle nuove norme a determinarne l’efficacia.

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    di sr_local

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