La Turchia ha fatto sapere che il patto di difesa sottoscritto con Pakistan e Arabia Saudita potrebbe presto includere anche l’Egitto. Intanto crescono le preoccupazioni di Iran e Israele
La nuova “Nato” sunnita potrebbe presto espandersi. La settimana scorsa, Turchia, Pakistan e Arabia Saudita hanno sottoscritto, alla Mecca, un patto di difesa, specificando che l’accordo “mira a rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione e stabilisce che qualsiasi attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati debba essere considerato un attacco contro tutti e tre”. Ebbene, sabato, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha aperto alla possibilità che il blocco possa presto includere anche l’Egitto. “Credo che nella prossima fase anche l’Egitto farà parte dell’alleanza. Ci comportiamo già gli uni con gli altri come se fossimo membri dell’alleanza”, ha detto. “Ci sono alcune questioni tecniche da risolvere. Una volta risolte, non ci sarà motivo per cui l’Egitto non debba farne parte”, ha aggiunto.
Non solo. Bisogna anche ricordare che, a fine luglio, il Kuwait ha ratificato un accordo di sicurezza, che aveva firmato con il Pakistan nel 2023. Vale a questo proposito di sottolineare che, a settembre dell’anno scorso, Islamabad aveva sottoscritto con Riad un’intesa di mutua assistenza militare. Non si può quindi escludere che, in futuro, anche il governo di Kuwait City possa decidere di aderire al patto della Mecca. Tra l’altro – nel comunicato congiunto con cui Pakistan, Turchia e Arabia Saudita hanno annunciato la firma dell’accordo venerdì – si fa esplicito riferimento non solo a “interessi strategici condivisi” ma anche a “duraturi vincoli di fratellanza e solidarietà islamica”. Questo significa che altre potenze sunnite potrebbero prima o poi entrare nel nuovo blocco.
Certo, il terzetto si è finora speso per sottolineare che l’alleanza della Mecca sia di natura esclusivamente difensiva. “Non abbiamo formalizzato per iscritto alcuna minaccia comune”, ha dichiarato Fidan. Dal canto suo, anche il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha definito la nuova intesa come “puramente difensiva”. Eppure sia l’Iran che Israele guardano con preoccupazione al blocco sunnita. “I sauditi dovrebbero capire che un accordo sulla carta con la Turchia e il Pakistan non garantirà loro la sicurezza”, ha dichiarato il membro della Commissione sicurezza del parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, nel mezzo delle crescenti tensioni, alimentate dai pasdaran, tra Riad e gli Huthi.
Israele, almeno fino al 9 agosto, non aveva ancora preso una posizione ufficiale. Non è tuttavia difficile immaginare che il nuovo patto di sicurezza sunnita sia visto con irritazione da parte del governo di Gerusalemme. Oltre a intrattenere pessimi rapporti con la Turchia, lo Stato ebraico non nutre simpatia per gli sforzi di mediazione che il Pakistan ha condotto tra Washington e Teheran. Inoltre, negli scorsi mesi, la questione palestinese ha significativamente raffreddato le relazioni tra Benjamin Netanyahu e Mohammad bin Salman. Del resto, oltre a temere le mire geopolitiche di Ankara, il premier israeliano guarda con preoccupazione al fatto che, nel nuovo terzetto sunnita, si trova quel Pakistan che è notoriamente una potenza nucleare. Inoltre, se il patto dovesse estendersi anche all’Egitto, lo Stato ebraico si ritroverebbe direttamente confinante con un membro della nuova alleanza militare. Il che, per Israele, rappresenterebbe un problema che verrebbe a sommarsi a quello del regime filoturco attualmente vigente a Damasco.
