La crisi di Ceuta ha prodotto un effetto che va ormai molto oltre il confine tra Marocco e Spagna. Dopo lo scontro tra Roma e Madrid sui controlli Schengen, nelle ultime ore si è aperto un nuovo fronte tra Italia e Germania.
Il governo tedesco ha annunciato di volere tornare ad applicare con rigore le norme europee sui movimenti secondari dei richiedenti asilo, chiedendo che riprendano i trasferimenti verso Italia e Grecia delle persone per le quali questi due Paesi risultano responsabili.
Ceuta, invasione di massa
Il ministero dell’Interno tedesco è stato netto: un sistema europeo nel quale le regole sulla responsabilità delle domande d’asilo non vengono applicate non può funzionare. Berlino si aspetta quindi che i trasferimenti verso Italia e Grecia siano nuovamente operativi con il nuovo quadro europeo entrato in applicazione il 12 giugno 2026.
Non sono i migranti di Ceuta che Berlino vuole mandare in Italia
La Germania non sta annunciando il trasferimento in Italia dei migranti appena entrati a Ceuta. Il caso riguarda i cosiddetti “dublinanti“: persone entrate nell’Unione europea attraverso un determinato Paese, registrate nel sistema europeo e successivamente spostatesi in un altro Stato dove presentano domanda di protezione.
La crisi di Ceuta ha riaperto politicamente il dossier, ma la richiesta tedesca riguarda soprattutto i movimenti secondari già presenti lungo la rotta Mediterraneo-Italia-Germania.
Che cosa è cambiato il 12 giugno
Dal 12 giugno 2026 è pienamente applicabile il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, un pacchetto di dieci atti legislativi che ha sostituito e riorganizzato buona parte del precedente sistema di Dublino.
Il principio di fondo resta: deve essere individuato uno Stato responsabile per l’esame della domanda d’asilo e le persone non possono scegliere liberamente un altro Paese europeo continuando a spostarsi all’interno dell’Unione. Il nuovo sistema introduce inoltre regole più severe proprio contro i movimenti secondari.
In parallelo, il Patto introduce un meccanismo di solidarietà obbligatoria ma flessibile per sostenere i Paesi sottoposti a maggiore pressione migratoria. Responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà degli altri Stati sono quindi concepite come due parti dello stesso sistema.
La Germania: i trasferimenti devono ripartire
Per Berlino, l’Italia e la Grecia devono quindi tornare a ricevere i richiedenti asilo per i quali risultano competenti.
“Il funzionamento del sistema di Dublino è una condizione imprescindibile per il successo del sistema europeo comune di asilo”, ha spiegato un portavoce del ministero dell’Interno tedesco. Berlino sostiene inoltre che Italia e Grecia avrebbero accettato nell’autunno 2025, nell’ambito di accordi bilaterali, di riattivare pienamente i trasferimenti con l’entrata in applicazione delle nuove regole europee.
Tra il 12 giugno e il 7 luglio, otto Stati membri avevano comunicato alla Commissione richieste di presa in carico nell’ambito del nuovo sistema; 12 trasferimenti erano stati richiesti all’Italia e Roma li aveva respinti, secondo una valutazione della Commissione citata dall’ANSA.
Il primo caso è già fissato per il 19 agosto
La linea tedesca potrebbe avere già una prima applicazione concreta il 19 agosto. Il caso riguarda una 22enne somala, arrivata in Germania dopo essere transitata dall’Italia. Secondo la documentazione riportata dalla stampa italiana e rilanciata dall’ANSA, Berlino considera l’Italia responsabile dell’esame della sua domanda e ha programmato il trasferimento nel nostro Paese.
La vicenda potrebbe rappresentare il primo di una serie di casi con cui la Germania intende verificare concretamente se il nuovo sistema europeo sia operativo.
Roma: “Nessun dublinante da riprendere”
La risposta del Viminale è arrivata rapidamente ed è di segno opposto. Secondo fonti del ministero dell’Interno, l’Italia considera azzerate le posizioni precedenti al 12 giugno 2026 sulla base degli accordi raggiunti con alcuni Paesi europei, compresa la Germania. Roma sostiene quindi che Berlino non possa riaprire automaticamente i vecchi dossier.
Quanto alle persone entrate in Italia dopo il 12 giugno e poi trasferitesi in Germania, il Viminale sostiene che sia ancora troppo presto per ipotizzare numeri significativi: sono trascorse meno di due mesi dall’entrata in applicazione del nuovo sistema.
Roma introduce poi un altro elemento destinato a diventare controverso. Se Berlino chiederà la presa in carico dei migranti transitati dall’Italia, il governo italiano intende sollevare il tema delle persone sbarcate nel nostro Paese da navi delle Ong battenti bandiera di altri Stati europei.
Il Viminale sostiene che questi flussi dovrebbero essere considerati all’interno di una forma di compensazione tra Stati. Molte delle organizzazioni e delle navi citate dal governo italiano sono collegate proprio alla Germania, e il dossier potrebbe quindi trasformarsi in un ulteriore terreno di scontro con Berlino.
Bruxelles aveva già richiamato l’Italia
La posizione tedesca trova almeno in parte sostegno nella lettura della Commissione europea. In una valutazione di metà luglio, Bruxelles aveva evidenziato problemi nella prima applicazione italiana del nuovo regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione. La Commissione ha ricordato che uno Stato individuato come responsabile non può semplicemente respingere una richiesta di trasferimento: deve gestirla secondo le procedure previste dal regolamento.
Questo non significa che tutte le richieste tedesche siano automaticamente valide. Ogni caso dovrà essere verificato individualmente, stabilendo luogo e data di ingresso, registrazione, eventuale domanda d’asilo e responsabilità dello Stato interessato.
La crisi di Ceuta ha riaperto un problema molto più grande
È qui che il dossier tedesco si collega realmente a Ceuta. L’ingresso di decine di migliaia di persone nell’enclave spagnola ha riportato al centro del dibattito europeo una domanda che il nuovo Patto avrebbe dovuto contribuire a risolvere: che cosa succede quando una persona entra nell’Ue attraverso un Paese di frontiera e poi si sposta verso Germania, Francia, Austria o Nord Europa?
La Germania vuole che i Paesi di primo ingresso si assumano la propria parte di responsabilità. Italia e Grecia chiedono da anni che questa responsabilità non si trasformi in un carico permanente soltanto sui Paesi mediterranei.
