Drone ucraino sulla Bulgaria, Sofia convoca l’ambasciatore di Kiev
Sabato scorso un drone è esploso vicino al gasdotto Trans-balcanico, nei pressi della frontiera tra Bulgaria e Romania. Le analisi parlano di un velivolo senza pilota in dotazione alle Forze armate ucraine. Kiev però nega di aver effettuato un lancio intenzionale contro l’infrastruttura energetica.
Vicino al confine e al gasdotto
Il drone è esploso nel nord-est della Bulgaria, vicino alla località di Kardam sul confine romeno, non lontano dal Mar Nero. Secondo i rilevamenti, l’incidente è avvenuto ad appena un chilometro dall’impianto di compressione del gasdotto che trasporta gas naturale liquefatto dalla Grecia passando per Ungheria, Slovacchia, Moldavia e infine Ucraina. I resti del velivolo sono caduti su un campo di girasoli. Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha evidenziato il fallimento delle forze di Sofia e di Bucarest per non essere riuscite a intercettare e abbattere l’apparecchio finché era in volo nel loro spazio aereo. Ha aggiunto che le autorità bulgare aumenteranno il livello della sorveglianza e dislocheranno presso i confini uomini e mezzi per attuare specifiche misure anti-drone.
Coinvolta anche la Bulgaria
Gli “incidenti” provocati dai droni ucraini che passano sui cieli di Paesi UE e NATO sono aumentati di frequenza nel corso del 2026. Mentre il fenomeno inizialmente riguardava soprattutto la Finlandia, la Polonia e le Repubbliche baltiche, negli ultimi tempi ha interessato la Romania, che ha visto schiantarsi alcuni di quei velivoli sul proprio territorio. E adesso hanno coinvolto pure la Bulgaria, che a giugno aveva stoppato i propri aiuti militari per Kiev. Radev ha di recente espresso la sua preferenza per gli sforzi diplomatici rivolti a una conciliazione del conflitto, piuttosto che a una costosa assistenza allo sforzo bellico ucraino, sottolineando come il suo Paese non faccia parte della Coalizione dei Volenterosi.
Non un drone-giocattolo
Il premier Radev, parlando a un vertice straordinario del consiglio di sicurezza nazionale, ha detto che non si è trattato di un drone-giocattolo, un “drone da hobby”, ma di qualcosa di “più grande”. Infatti il velivolo portava una carico “significativo” di esplosivo, che con la sua detonazione ha prodotto un’enorme colonna di fumo nero e un rumore che si è sentito anche in Romania. Il Ministro della Difesa Dimitar Stoyanov ha dichiarato che si è trattato di un Maya, un drone esca “ampiamente usato dall’esercito ucraino”, aggiungendo però come manchino le prove che sia stato un atto deliberato.
Convocato l’ambasciatore ucraino
Nel frattempo Sofia ha convocato l’ambasciatore di Kiev per avere spiegazioni su quanto accaduto. Georgiy Tykhyi, portavoce degli Esteri ucraino, nega che il suo Paese abbia voluto colpire intenzionalmente un’infrastruttura o il territorio bulgaro. Offre la massima disponibilità per “chiarire le circostanze”. L’effettivo svolgimento dei fatti non interessa però la presidente della Commissione UE von der Leyen, che definisce questo tipo di incidenti come “una diretta conseguenza della guerra della Russia contro l’Ucraina”
Serve la via diplomatica
Ha commentato l’incidente anche la Presidente della Repubblica bulgara Iliana Iotova, che si è detta “estremamente delusa” per la strumentalizzazione politica che ne è stata fatta. La priorità deve essere la sicurezza dei concittadini, ha affermato, e il rafforzamento dei sistemi anti-drone. Al tempo stesso occorre un maggiore impegno di Sofia in una pressione diplomatica per trovare una soluzione diplomatica al conflitto o comunque per prevenire un’escalation delle tensioni e delle ostilità nella regione del Mar Nero. Secondo lei, la Bulgaria potrebbe essere la promotrice di un forum fra i Paesi che si affacciano sul Mar Nero, esclusa la Russia, per garantire la sicurezza delle acque e delle imbarcazioni commerciali che vi transitano.

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