La parola “pace” è definitivamente fuorilegge, in Russia, dove la Corte Suprema ha proibito al partito Yabloko, unica forza politica legale a invocare un cessate il fuoco, di partecipare alle elezioni alla Duma che si terranno tra un mese. I circa 500 giovani che cantavano canzoni pacifiste e scandivano «Vergogna!» nel centro di Mosca sono stati invitati a disperdersi «in due minuti», perché poi «sarebbero stati portati al commissariato militare», per un arruolamento forzato, è stata la promessa di uno dei poliziotti. Una decisione che «sostiene chi sta portando il Paese alla catastrofe», ha dichiarato il presidente del partito Nikolay Rybakov.

    I destinatari di questa accusa sono fin troppo chiari: la Corte Suprema russa, guidata dal fedelissimo di Vladimir Putin, Igor Krasnov, ha di fatto sancito che chiedere la fine della invasione dell’Ucraina equivale a una manifestazione di «estremismo». Lo scontro al Cremlino, tra i falchi e i meno falchi, si è concluso con la vittoria schiacciante e forse definitiva dei primi.

    Il caso Yabloko ha diviso negli ultimi giorni i dissidenti russi, in patria e all’estero. Uno dei più vecchi partiti russi, di orientamento liberale, fondato dall’economista Grigory Yavlinsky, non è più riuscita a entrare nella Duma dal 2003, rimanendo al 2-3%. Vanta però attivisti locali dichiaratamente contrari all’invasione dell’Ucraina:Maksim Kruglov è stato condannato un mese fa a 7 anni di carcere per aver denunciato già nel 2022 la strage di Bucha, e Lev Shlosberg è in prigione in attesa di venire condannato ad almeno 5 anni.

    Le posizioni del partito sulla guerra sono rimaste abbastanza ambigue: per esempio, Shlosberg ha sostenuto che l’Ucraina non può essere considerata vittima perché «ha opposto resistenza», e la “pace” chiesta da Yabloko lascia presupporre che i territori occupati restino annessi dalla Russia. Yavlinsky ha anche criticato duramente Alexey Navalny – che da giovanissimo era stato un suo militante, per poi litigarci – quando era già in carcere, confermando la reputazione di Yabloko come di una «opposizione al guinzaglio».

    Molti dissidenti russi in esilio, come Garry Kasparov, hanno infatti chiesto di boicottare il voto come «farsa politica». L’improvvisa autorizzazione a Yabloko di correre alle elezioni – nessuno si è illuso che non fosse stata concessa dal Cremlino – ha però suscitato un entusiasmo inatteso. I social si sono riempiti di post di sostegno a Yabloko, e numerosi critici del regime – tra cui molti esuli scappati dopo il 2022, inclusi i nemici giurati di Yavlinsky come i leader di quel poco che resta del movimento di Navalny – hanno chiesto ai loro seguaci di mettere una crocetta al numero due della scheda elettorale (il numero uno è ovviamente il partito di Putin Russia Unita). I commentatori si sono chiesti se Yabloko fosse nel migliore dei casi uno specchietto per le allodole – per poi mostrare il solito 2% come prova di una maggioranza favorevole alla guerra – e nel peggiore una trappola per far venire allo scoperto “estremisti” e “pacifisti” illusi dalla improvvisa apertura del regime. Ma lo slogan “Pace e libertà”, per quanto vago, è suonato troppo in contrasto con la propaganda militarista ufficiale: i ragazzi che ieri sera hanno cantato davanti alla Corte Suprema “Voglio che ci sia sempre il sole”, canzone per bambini sovietica bandita dalla propaganda putiniana perché troppo pacifista, hanno probabilmente vissuto la breve ascesa di Yabloko come un’improvvisa speranza.

    Se probabilmente qualche spin doctor del Cremlino – forse vicino a Sergey Kirienko, il responsabile della politica interna di Putin, anche se altre fonti dicono che sia stato proprio lui a ordinare di bandire il partito indesiderato – possa aver deciso di usare Yabloko come valvola di sfogo, i falchi vicini ai servizi e all’esercito hanno considerato già solo l’apertura di uno spiraglio di dissenso come un precedente troppo pericoloso. Il capo del partito Russia Giusta Sergey Mironov ha chiesto di bandire Yabloko perché «invita alla resa ai nazisti ucraini». E un altro partito nazionalista russo, Rodina, ha inviato alla Corte Suprema un ricorso prontamente accolto anche dalla magistratura, per censurare i «nazional-traditori» come ha chiamato i pacifisti il suo leader Aleksey Zhuravlyov. Il verdetto a quel punto era scontato. Yabloko è stato accusato di “estremismo”, “finanziamento estero” e “violazione dei diritti d’autore” per l’utilizzo sul suo sito di una foto – un carro armato in mezzo ai girasoli – che, ingrandita in aula, è risultata invece firmata. Ma lo svolgimento surreale del processo-lampo non poteva incidere sul risultato: «Il rischio di una campagna incentrata sul tema della pace si è rivelato troppo alto per il Cremlino», commenta la politologa Tatyana Stanovaya. Se è vero, come dicono a Kiev e negano a Mosca, che subito dopo il voto alla Duma Putin annuncerà una nuova mobilitazione per lanciare un’escalation nel Donbas, anche un micropartito di pacifisti tenuti al guinzaglio dai servizi può rivelarsi un lusso che in questo momento il regime non può permettersi.

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