Mentre i banchieri italiani ed europei si accapigliano in giochi di potere sullo scacchiere del “risiko” – facendo spesso i conti con governi sovranisti in campo finanziario – nuovi soggetti conquistano silenziosamente la scena dimostrando che, forse, la vera sfida è altrove ed è di tipo tecnologico. Il fatto che il gruppo Revolut – la piattaforma fintech venuta dall’est europeo e con una storia degna di un romanzo – abbia ricevuto la licenza bancaria in Francia rappresenta una svolta nel sistema del credito europeo. Fondata a Londra nel 2015 da Nikolay Storonsky e Vlad Yatsenko, il primo manager di origini russe, figlio di un dirigente di Gazprom, e il secondo ingegnere di origini ucraine, un tandem che solo qualche anno più tardi sarebbe stato difficile da immaginare, Revolut ha creato un sistema digitale che consente a privati e imprese di ricevere e inviare denaro in tutto il mondo e di usufruire di molti altri servizi, compresi quelli legati alle criptovalute, grazie a un conto a costo zero. Dopo undici anni, Revolut conta già 75 milioni di clienti a livello globale di cui 30 milioni in Europa, 8 milioni acquisiti solo nell’ultimo anno. E in Italia, dato che non emerge spesso, Revolut è già la quinta banca per numero di clienti (5 milioni), ed è sulla buona strada per rientrare nelle prime tre poiché sempre più italiani utilizzano questo sistema per spendere, risparmiare e gestire i servizi quotidiani. D’ora in poi, Revolut potrà operare come una vera banca grazie al fatto di avere ricevuto un’autorizzazione dall’autorità di vigilanza francese con una decisione che è stata adottata dal Consiglio direttivo della Bce.
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