Foto: EPA

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    Nonostante la consapevolezza di non disporre dei numeri necessari in aula, le forze di opposizione hanno comunque voluto portare avanti l’iniziativa di sfiduciare l’esecutivo, promossa già a metà febbraio da 62 parlamentari. Alla base della mozione vi erano forti contestazioni: da un lato, la decisione di revocare la tutela di monumento culturale al complesso dell’ex Stato Maggiore di Belgrado — gravemente danneggiato dai bombardamenti NATO del 1999 — una misura adottata presumibilmente per consentirne la demolizione e fare spazio a un progetto alberghiero promosso dalla società di Jared Kushner, genero di Donald Trump, poi sfumato per la decisa opposizione dell’opinione pubblica; dall’altro, le polemiche legate al procedimento penale pendente sul Ministro della Cultura, Nikola Selaković. Fin dall’inizio, le probabilità di successo dell’opposizione sono apparse pressoché nulle, dal momento che il Partito Progressista Serbo del Presidente Aleksandar Vučić detiene la maggioranza assoluta al Parlamento. Il dibattito, originariamente previsto per metà aprile ha così riconfermato la tenuta del governo guidato dal Premier Đuro Macut — insediatosi nell’aprile dello scorso anno su indicazione dello stesso Vučić. Tuttavia, il quadro politico resta fortemente instabile: Vučić continua a ventilare l’ipotesi di elezioni anticipate, pressato dal movimento di protesta studentesco nato all’indomani del tragico crollo della pensilina della stazione di Novi Sad il 1° novembre 2024, costato la vita a 16 persone; a ciò si aggiunge la promessa, fatta dal presidente un mese fa durante un raduno del suo partito, di rassegnare a breve le dimissioni, un annuncio a cui per ora non ha fatto seguito alcun atto concreto.

    Alessia Mitar

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