“Stop al gemellaggio tra Rimini e le città di Yangzhou in Cina e di Soci in Russia”. A chiederlo è l’Istituto per la storia del Risorgimento di Rimini. Che avanza la proposta a Palazzo Garampi (anche) dopo il recente scontro diplomatico tra il governo cinese e Rimini.
Alcune settimane fa – tramite il consolato di Milano – le autorità cinesi si sono scagliate contro la vicesindaca Chiara Bellini, colpevole di aver incontrato a luglio il Dalai Lama durante il suo viaggio in Ladakh per un progetto di ricerca sull’arte e sulla cultura tibetana, finanziato dal Rubin Museum di New York. Secondo il governo cinese la vicesindaca, studiosa di arte tibetana e ricercatrice all’università Ca’ Foscari di Venezia, ha commesso “un gravissimo errore” nel voler incontrare “un pericoloso separatista”.
Accuse respinte al mittente da Bellini e dall’associazione Italia-Tibet, che ha portato il Dalai Lama in visita a Rimini in varie occasioni. Non solo: Rimini è stata la prima città italiana a conferire (nel 1994) la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Per l’Istituto di storia del Risorgimento, il Comune di Rimini deve avere ora il coraggio di interrompere il gemellaggio con la città cinese Yangzhou, nato 26 anni fa. E lo stesso deve fare con Soci, di fronte alla perdurante guerra della Russia contro l’Ucraina.
“Il gemellaggio tra due città, per le popolazioni residenti, esprime condivisione reciproca della vicinanza di culture, religiosità e vocazione per attività e servizi. Non può essere taciuta – scrive Claudio Masini, presidente dell’Istituto per la storia del Risorgimento di Rimini – la lontananza a questi valori espressa dai governi di Cina e Russia”. “La guerra della Russia in Ucraina e la tirannide della Cina sul Tibet occupato ci sgomentano. Siamo certi che il Comune di Rimini possa attivarsi per lanciare un legittimo messaggio ai governi di questi Stati”.
Ecco perché “proponiamo che vengano inviate le adeguate comunicazioni, per far valere il significato di ognuno dei due gemellaggi”. I gemellaggi di Rimini con Soci e Yangzhou “vanno sospesi fino a quando la protervia dei governi di Russia e Cina non si fermerà”. Soltanto in questo modo, conclude l’Istituto di storia del Risorgimento, “si possono salvaguardare equi modelli di convivenza, solidarietà e sviluppo”.
Manuel Spadazzi
