Ha 83 anni, ma l’età non gli ha impedito di tentare ancora una volta la fuga. Gianfranco Sedda, nome noto nelle vicende della criminalità organizzata del Nordest e ritenuto dagli investigatori vicino alla Nuova Mala del Brenta, è evaso dalla struttura per anziani di Adria nella quale stava scontando la detenzione domiciliare.



    È successo all’alba del 4 agosto. Sedda è riuscito ad allontanarsi dal Centro servizi anziani, quindi ha raggiunto un autobus internazionale e ha lasciato l’Italia dirigendosi verso la Bulgaria. La meta era Sofia, città con la quale l’83enne aveva già avuto rapporti negli anni della sua attività criminale. Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, proprio in Bulgaria aveva sviluppato contatti e una base logistica utilizzata per i traffici di eroina diretti verso l’Italia.

    Sulla dinamica dell’allontanamento dalla struttura di Adria sono ora in corso gli approfondimenti. Resta da chiarire come un uomo sottoposto ai domiciliari sia riuscito a uscire dalla casa di riposo, raggiungere un collegamento internazionale e attraversare diversi Paesi europei. Dalla direzione del Centro servizi anziani, per il momento, arriva soltanto un «no comment».



    La nuova fuga, però, è durata molto meno della precedente. La sera del 10 agosto Sedda è infatti tornato in Italia con un volo partito da Sofia e diretto a Rimini. Il viaggio si è concluso all’aeroporto Federico Fellini, dove ad aspettarlo c’erano gli agenti della Polizia di frontiera, in collaborazione con il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia.

    Gli uomini della Polizia sono saliti direttamente sull’aereo e hanno raggiunto Sedda prima che potesse scendere. L’83enne è stato bloccato mentre era ancora seduto al proprio posto e nuovamente arrestato.

    Per Sedda non si tratta della prima evasione dai domiciliari: il precedente risale al 21 giugno 2023 e presenta diversi elementi in comune con quanto accaduto ad agosto.



    Quel giorno l’83enne si trovava a Trieste per un’udienza davanti alla Corte d’appello, nell’ambito del procedimento relativo alla rapina commessa nel 2021 nella villa della famiglia Brescancin, a Pordenone. La Corte aveva appena ridotto la sua condanna da otto anni a cinque anni, sei mesi e venti giorni.

    Terminata l’udienza, Sedda aveva salutato il proprio avvocato e aveva dichiarato che sarebbe rientrato nella struttura di Cordenons dove si trovava agli arresti domiciliari. Non lo fece. Da quel momento si erano perse le sue tracce.

    Anche in quella circostanza la direzione della fuga era stata quella dei Balcani. Insieme alla compagna, di origine bulgara, aveva oltrepassato il confine ed era riuscito a sottrarsi alle ricerche.

    La latitanza era proseguita per circa un anno. Nel giugno del 2024, infine, i carabinieri del Nucleo investigativo di Pordenone lo avevano individuato in Grecia, procedendo alla cattura.

    Il nome di Sedda compare da decenni nelle vicende giudiziarie del Nordest. La sua storia criminale comprende rapine, traffici di droga e collegamenti internazionali. Gli investigatori lo hanno inoltre indicato come una figura di rilievo della Nuova Mala del Brenta, in particolare per la rete di rapporti costruita nei Paesi dell’Est europeo.

    Tra i suoi contatti ci sarebbero stati anche quelli sviluppati in Bulgaria, territorio già comparso nelle indagini sui traffici di eroina destinati all’Italia. Un patrimonio di conoscenze maturato in decenni di attività criminale che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito a Sedda di svolgere un ruolo di collegamento e di reperire contatti utili.

    La sua esperienza era emersa anche nell’inchiesta sulla rapina del 2021 nella villa di Torre di Pordenone. Nonostante l’età già avanzata, Sedda era stato coinvolto come una sorta di «consulente». Gli altri componenti del gruppo lo chiamavano «lo zio», riconoscendogli il ruolo dell’uomo capace di individuare le persone e i contatti necessari.

    Quella rapina era stata particolarmente violenta: la proprietaria della villa era stata legata e imbavagliata, arrivando a rischiare il soffocamento.

    A distanza di tre anni, Sedda è tornato dunque a tentare la fuga. Questa volta è partito da Adria, ha raggiunto Sofia e ha fatto ritorno in Italia nel giro di sei giorni. Il viaggio verso Est si è concluso all’aeroporto di Rimini, dove la Polizia lo ha fermato prima ancora che potesse lasciare l’aereo.

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