Dopo la Santa messa, monsignor Pezzi ha tenuto un momento di testimonianza e di dialogo con i presenti
L’iniziativa è stata promossa dalla parrocchia di Santo Stefano e dal movimento di Comunione e Liberazione
Lunedì 10 agosto, festa di San Lorenzo diacono e martire, monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo emerito di Mosca, ha tenuto un momento di testimonianza e di dialogo con i partecipanti nella Chiesa parrocchiale di Santo Stefano. L’iniziativa, promossa da Comunione e Liberazione con la parrocchia di Santo Stefano, e il parroco don Giancarlo Galeati, in collaborazione con le Acli, è iniziata con la celebrazione della Santa Messa.
La testimonianza di monsignor Pezzi: la partenza per Mosca e la missione
Nell’omelia monsignor Pezzi ha sottolineato “come siamo chiamati ad affidare la nostra vita al Signore perché solo mediante questa offerta è possibile rendere testimonianza della bellezza e della gioia che si incontrano nell’esperienza della fede cristiana“, proprio come è accaduto a San Lorenzo e a Santo Stefano. È poi seguita un’ora di dialogo durante la quale monsignor Pezzi ha risposto alle domande che gli sono state rivolte. Ha raccontato, innanzitutto, la sua partenza per la Russia, l’arrivo a Novosibirsk, nel 1991, mentre accompagnava monsignor Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia, allora superiore della Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo, cui monsignor Pezzi appartiene. Dopo quella visita, auspicata da un padre francescano incontrato al Meeting di Rimini e incoraggiata da Luigi Giussani, nasce a Mosca la prima missione della San Carlo in Russia e l’allora don Paolo intraprende questo viaggio “in una cordiale e accolta obbedienza”.
Il sì “con un po’ di incoscienza” ma la coscienza di rispondere a Cristo
Dopo cinque anni, molto significativi dal punto di vista umano e spirituale, rientra a Roma ma presto sorge l’esigenza di una presenza a Mosca, sollecitata da monsignor Kondrusiewicz, arcivescovo metropolita di Mosca. La nascita di quattro diocesi cattoliche in Russia, voluta da Giovanni Paolo II, aveva trovato una certa ostilità e occorreva sostenere la presenza della Chiesa cattolica in un momento così delicato. L’allora don Paolo viene inviato a Mosca dove si dedica all’insegnamento e nel 2007 è nominato arcivescovo da Papa Benedetto XVI. Anche in quell’occasione “dissi di sì”, annota monsignor Pezzi, “con un po’ di incoscienza” viste le grandi responsabilità affidategli, “ma anche con la precisa coscienza che, indipendentemente dalle difficoltà e dalle gioie che avrebbe trovato, la cosa essenziale era rispondere al Mistero, a Cristo”. E facendo un bilancio degli anni di episcopato, pur con tutti i limiti e gli errori di cui si accusa, può dire che “mai è venuta meno la passione per la gloria di Cristo e il desiderio di amarlo, conoscerlo e testimoniarlo”.
“Ho visto accadere miracoli di unità e riconciliazione”
In questi anni di conflitto, segnati dalla disumanizzazione e dall’odio, monsignor Pezzi non ha mai cessato di richiamare al perdono, vedendo spesso accadere miracoli di unità e di riconciliazione. E ha narrato alcuni episodi che lo hanno aiutato a comprendere meglio quanto bene possa operare il perdono cristiano e l’offerta di sé al Signore, come gli è capitato di fare nel momento del delicato intervento chirurgico cui ha dovuto sottoporsi due anni fa.
Esperienze di comunione, un bene inestimabile

Altre domande hanno toccato il tema della confusione morale che domina oggi e monsignor Pezzi ha sottolineato allora che “non dobbiamo mai rinunciare a giudicare ciò che accade con intelligenza, coscienza e ragione“. Nel dibattito sul fine vita, ad esempio, “non possiamo mettere sullo stesso piano l’opzione per la vita e quella per la morte perché siamo fatti per la vita e solo questa scelta corrisponde veramente all’essenza dell’uomo”. Infine, si è soffermato sui rapporti intrapresi con i patriarchi Alessio II e Cirillo, i vescovi, i sacerdoti e i fedeli della Chiesa ortodossa che sono stati positivi e hanno generato amicizie e confidenze significative. Se dal punto vista del mondo i risultati non sembrano giungere, dal punto di vista di Dio si è detto certo che “le esperienze di autentica comunione vissute restino un bene inestimabile”. Al termine gli è stato chiesto che cosa avrebbe fatto adesso. Ha sottolineato di avere già dato la piena disponibilità all’attuale amministratore apostolico e così farà con il nuovo arcivescovo, appena sarà nominato, a meno che papa Leone non decida diversamente.
Piergiorgio Bentini

