Da quasi tre mesi e mezzo Karina non può lasciare l’Italia e non può riabbracciare i suoi due figli rimasti in Polonia, bloccata a Milano a causa di un delicato caso giudiziario e diplomatico che la coinvolge. La donna, nata in Bielorussia 34 anni fa e oppositrice del regime di Aleksandr Lukashenko, lo scorso primo febbraio è stata arrestata all’aeroporto di Orio al Serio in esecuzione di un “provvedimento di cattura” emesso nel 2021 “dal vice procuratore di Brest”, per l’accusa di “insolvenza economica deliberata”, l’equivalente di una bancarotta, commessa tra 2017 e 2018. “Si tratta di accuse false e create ad arte – racconta al Giorno la donna – con l’obiettivo di perseguitare le persone che, come me, non vivono più in Bielorussia e si oppongono al regime. Nel mio Paese d’origine non c’è libertà, ho diversi amici che sono stati incarcerati per aver partecipato alle manifestazioni del 2020 e del 2021 e non sono più tornati”.
In quel periodo Karina Zdaniewicz Spychalska, come testimoniano anche le foto sui social e i servizi televisivi dell’epoca, ha partecipato a diverse manifestazioni sotto l’ambasciata bielorussa a Varsavia per sostenere Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione in esilio, e chiedere libere elezioni per porre fine al lunghissimo regime di Lukashenko, storico alleato di Putin. “Probabilmente – spiega – sono stata identificata dalle autorità bielorusse analizzando le foto pubblicate sui social”. Il mandato di cattura emesso proprio nel 2021, nel periodo della repressione del dissenso, non riguarda l’attività politica ma piuttosto un reato economico punito con la pena massima di 5 anni di carcere in Bielorussia, Paese che ha chiesto la sua estradizione ora al centro di un procedimento davanti alla Corte d’Appello di Brescia, competente perché l’arresto è stato eseguito nella Bergamasca. “Sono venuta in Italia per turismo – prosegue Karina – e mi hanno arrestata durante i controlli all’aeroporto quando è emerso quel mandato di cattura. Sono stata in carcere, a Bergamo, per cinque giorni”. Successivamente la 34enne è stata rimessa in libertà, con la misura cautelare dell’obbligo di firma, e da allora vive a Milano, ospite di connazionali. Il suo legale, l’avvocato Piero Porciani, ha sottoposto il caso al partito di opposizione in esilio, ricevendo una risposta agli atti del procedimento che delinea uno scenario inquietante. “La repressione dei diritti civili e politici fondamentali prosegue anche nel 2026 – si legge nella nota – e il regime usa anche meccanismi, come l’avviso di ricerca internazionale Interpol, per perseguitare gli oppositori all’estero, che rischiano continuamente di essere arrestati e non possono aprire un conto corrente”. Un sistema per tenere sotto scacco chi ha lasciato la Bielorussia, rifugiandosi in particolare in Paesi confinanti come la Polonia: un esodo cresciuto dopo l’invasione dell’Ucraina superando le 790mila persone, l’8,7% della popolazione.
Anche alla luce della situazione politica, nonostante le rassicurazioni arrivate da Minsk, la Procura generale di Brescia ha dato parere negativo all’estradizione chiedendo di revocare ogni misura cautelare, citando anche una nota del consolato della Polonia a Milano che chiede di tenere in considerazione il “pericolo di persecuzione che la cittadina polacca (la donna ha doppia cittadinanza, ndr) potrebbe subire da parte del regime di Minsk in caso di espulsione in Bielorussia”. L’udienza è stata fissata a giugno, quando saranno presenti anche rappresentanti del consolato polacco e attivisti bielorussi in Italia. Fino ad allora Karina dovrà rimanere in Italia. “Posso vedere i miei figli solo attraverso video chiamate, mi mancano tanto e hanno bisogno di me. Spero che tutto si risolva il prima possibile”, conclude la donna. “La giustizia italiana sta comprendendo i contorni della vicenda – spiega l’avvocato Porciani – e confido nel buon esito dell’udienza. È necessario cancellare subito l’avviso di ricerca dal sistema Interpol per evitare che questo caso si possa ripetere, con la speranza che i provvedimenti emessi da certi Paesi vengano valutati con attenzione visto che ci sono tante altre persone perseguitate da Russia o Bielorussia”.
