«Gli apuani vogliono Salvini al Viminale!». La scritta è in stampatello, campeggia su un cartello tenuto su da un gruppo di ragazzi. Sfidano l’afa e l’umidità sotto i pini dannunziani della Versiliana e Matteo Salvini li ricambia con un cenno d’intesa dal palco, allarga un sorriso. La Russia e i “russofobi”, il gran ritorno della flat tax, la tassa alle banche che lui vorrebbe subito e Forza Italia mai, la battaglia persa del referendum della giustizia ma non persa del tutto perché «ci riproviamo».

    Il segnale

    Dal palco parla Salvini con la camicia di lino e le sneakers ed è un fiume in piena il “Capitano”. «Freschino…» scherza con la giornalista del Tg1 Sonia Sarno mentre la platea in pineta dà già segni di sofferenza. Fa caldo ma il gelo è calato altrove, nel suo partito dove la fronda nordista scalpita e chiede un cambio di passo, minaccia a tratti perfino la scissione. Il 20 agosto su questo stesso palco, in Versilia, saliranno Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, i dioscuri della Lega lombarda e chissà se sarà l’occasione di un grande sfogatoio sulla leadership.

    Salvini non se ne occupa, si limiterà a dire al termine dell’intervistano-stop ai cronisti sotto il palco, che il vero partito «è qui». Schierato in prima fila a fianco della sua Francesca Verdini ecco il cerchio magico rispondere presente alla rassegna toscana: Andrea Crippa e Luca Toccalini, Susanna Ceccardi ed Eugenio Zoffili. Camicie al vento e t-shirt, look marinaro, è la “guardia costiera” del segretario e si è schierata al suo fianco nei giorni scorsi per difenderlo dai frondisti con questo jingle: «Senza Salvini la Lega sarebbe morta da tredici anni». Sicché lui, il vicepremier, prova a spazzare via le polemiche della vecchia guardia leghista alla vigilia di Ferragosto: «Ben vengano le riflessioni ma la Lega è il partito del nord, del centro, del sud. Se ci sono alcune persone che la pensano in maniera diversa, viva la democrazia. Però non è il partito». Ma è un attimo perché sul palco veste volentieri i panni del ministro e di vice di Giorgia Meloni con cui rivendica «un bellissimo rapporto» umano ed eccolo discorrere di politica estera ed economia.

    La guerra in Ucraina

    Sulla guerra in Ucraina nessun dubbio «fra chi ha torto e chi ha ragione», «chi ha aggredito» e chi no. Salvini però guarda già al dopo e allunga una mano alla Russia di Vladimir Putin. «Qualcuno dice che anche a guerra finita bisogna non avere più rapporti con la Russia. È un errore. Secondo me è un errore regalare la Russia al partito comunista cinese. Sono pronto a dare il mio contributo per la ricostruzione dell’Ucraina ma penso che questa russofobia non ci porta da nessuna parte».

    Pausa, applausi. La platea versiliana, che è da sempre meta amata dai vacanzieri russi in Italia, apprezza la grande distensione. Putin o Zelensky? «Spero si mettano entrambi a un tavolo» riprende Salvini. «A meno che a qualcuno la guerra non convenga, e che qualcuno in Europa tifi per la prosecuzione della guerra. Io non sono tra questi». Poi ci sono gli affari di casa, i conti pubblici che ballano per la guerra di Trump in Iran e la caccia ai soldi per la Manovra già partita di ministero in ministero a inizio agosto. Salvini apre il cassetto dei desideri e avvisa gli alleati in vista della finanziaria. Uno: «Vorrei che il tetto della flat tax per artigiani, professionisti, partite Iva arrivasse a 100.000 euro». Due: «La priorità con la P maiuscola che ho dato agli economisti della Lega è una norma che preveda finalmente di sterilizzare la Fornero e dare la possibilità di andare in pensione in anticipo rispetto ai 67 anni previsti». Tre: la tassa sulle banche, o “prelievo” che dir si voglia,«doveroso chiedere un contributo» . Su cui però Forza Italia e Antonio Tajani promettono barricate: «Dove siamo nell’Urss?» si sfoga il segretario azzurro con chi gli riferisce gli intendimenti del suo alleato.

    Il nodo Vannacci

    Vaste programme. «Preferirebbe andare a cena con Macron o Sanchez?». «Ca**o digiuno…». Salvini monta sui suoi vecchi cavalli di battaglia. I musulmani vogliono costruire moschee in Italia? «Fino a che l’Islam non firmerà un accordo scritto nero su bianco con lo Stato italiano, in cui si riconosce la prevalenza della Costituzione e della legge italiana, io non concedo neanche mezzo metro». Ignora Vannacci anche se qui si gioca in casa del generale ed ex parà.

    Solo una stoccata ed è sulla legge elettorale: «Se la prende con i listini bloccati e l’unica cosa che mi ha chiesto alle regionali è di mettere il suo uomo capolista bloccato.. dai amico mio..». Di riforme e formule per trasformare voti in seggi però il segretario non vuole sentir parlare: «Ci pensiamo a settembre, la maggioranza ha trovato un accordo».


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