Foto: Radio Capodistria/Fifaco

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    È il tentativo del governo di rendere più rapide le procedure per l’esame delle domande d’asilo e, nei casi previsti dalla legge, arrivare più velocemente al rimpatrio. Il decreto del ministero dell’Interno, firmato da Matteo Piantedosi e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 agosto, amplia le cosiddette zone di frontiera e transito: sono 25 le province nelle quali potranno essere individuati centri per le procedure accelerate. Tra queste ci sono anche Udine e Pordenone.

    In provincia di Udine sono previsti complessivamente 140 posti, tra la caserma Cavarzerani, via Brigata Re e Pontebba. Le domande saranno esaminate dalle commissioni territoriali e, a Udine, è stata creata una seconda sottosezione della Commissione di Trieste, con competenza specifica sulle procedure accelerate. L’organico della Prefettura è stato inoltre potenziato con cinque funzionari amministrativi.

    Ma il nodo più delicato riguarda Trieste. Il decreto conferma il capoluogo giuliano tra le zone di frontiera e transito, mentre proprio nei giorni scorsi quattro sentenze del Tribunale di Trieste avevano accolto i ricorsi presentati da richiedenti asilo arrivati dalla rotta balcanica.

    Secondo il giurista e presidente di ICS-Consorzio di Solidarietà Italiano, Gianfranco Schiavone, le procedure accelerate previste dalla normativa europea non possono essere applicate automaticamente a chi viene semplicemente rintracciato sul territorio italiano dopo essere entrato dalla Slovenia.

    Una posizione che contrasta con quella della maggioranza. Per Fratelli d’Italia, il nuovo decreto avrebbe invece eliminato ogni possibile ambiguità, garantendo piena copertura giuridica all’applicazione delle procedure accelerate e ai successivi provvedimenti di rimpatrio nei casi previsti.

    La misura, nel frattempo, allarga significativamente la geografia della frontiera italiana. Oltre alle 25 province con i nuovi centri, vengono coinvolti porti, aeroporti e numerosi comuni inseriti nell’elenco dei valichi di frontiera Schengen. In Friuli Venezia Giulia compaiono, tra gli altri, Trieste, Muggia, Duino Aurisina, Grado, Lignano, Ronchi dei Legionari e Monfalcone.

    Il governo parla dunque di maggiore rapidità e controllo dei flussi. Ma sul territorio resta aperto il confronto tra esigenze di sicurezza, applicazione delle nuove norme europee e tutela del diritto alla protezione internazionale. E proprio le sentenze dei giudici triestini potrebbero diventare uno dei primi banchi di prova della nuova disciplina.

    Davide Fifaco

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