C’è un ciclismo italiano che fatica a ritrovare i sogni di un tempo, e poi c’è la nuova linfa che spinge per ribaltare la narrazione. Lorenzo Ferraro appartiene a questa seconda categoria. Il diciassettenne di Cerveteri, al debutto assoluto con la maglia della Nazionale alla Nation’s Cup ungherese, ha risposto alla chiamata azzurra da protagonista maturo, trasformando la sua prima vetrina internazionale in un trionfo di squadra.

    In un movimento a caccia di rilancio, il corridore del Team Coratti ha messo sul piatto personalità da veterano, lettura tattica e un totale spirito di servizio. È stato proprio il suo lavoro nell’impostazione delle volate a fare la differenza: da penultimo uomo del treno italiano, Ferraro ha spianato la strada al successo nello sprint di Brandon Fedrizzi nell’ultima frazione, sigillando un dominio azzurro orchestrato su due tappe tiratissime.

    Dalla passerella veloce Tokaj-Ibrány (86 km) dominata da Paolo Favero alla più insidiosa Vásárosnamény-Nyíregyháza (129 km) tra venti di traverso e circuiti cittadini, l’Italia ha fatto man bassa di trofei. Favero si è preso la classifica generale, Fedrizzi la maglia a punti e la selezione italiana ha dominato la graduatoria a squadre (13h03’11”), staccando l’Austria di 29” e la Repubblica Ceca di 46”.

    Un debutto d’oro che non arriva per caso. Il classe 2009 etrusco sta vivendo un 2026 da incorniciare. Solo poche settimane fa dominava la seconda tappa del Trofeo dell’Aglianico a Banzi (Potenza), regolando la fuga a otto sotto un caldo soffocante a 40°C e battendo la maglia di leader Niccolò Renzi. A questo sigillo si aggiungono la medaglia d’argento al Trofeo Scarponi, il bronzo al GP Liberazione di Massa, il podio finale al Giro del Friuli Venezia Giulia e le prove di forza sulle strade bianche dell’Eroica Juniores.

    Un ruolino di marcia che conferma quanto il talento del giovane laziale sia già una certezza per il futuro delle due ruote italiane. Questa tournée internazionale ha dimostrato che il passaggio dal panorama regionale alle corse di coppa del mondo non ha affatto scalfito le sue certezze, ma ne ha anzi amplificato le qualità.

    Ora per il diciassettenne di Cerveteri si aprono scenari ancora più stuzzicanti in vista della seconda parte di stagione, con i direttori sportivi azzurri che continuano a monitorare da vicino la sua costante crescita. Il percorso per confermarsi ai vertici del ciclismo moderno è lungo e ricco di insidie, ma le fondamenta gettate in questa campagna ungherese sono incredibilmente solide.

     

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