Rifiutato un po’ ovunque dopo le sue esternazioni razziste e antisemite (tra le varie cose), per redimersi dalle quali non sono bastate le scuse e la promessa di essere cambiato, Ye ha scelto la meta più controversa nella quale esibirsi.

    Kanye West, ora appunto Ye, ha in programma due concerti a San Pietroburgo il 10 e 11 ottobre. Sarà la più grande star occidentale a esibirsi in Russia dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022. I biglietti per la Gazprom Arena, da 70mila posti, sono andati esauriti in poche ore: i prezzi andavano dai 9.000 ai 160.000 rubli, circa 90-1.600 euro. West aveva già visitato il Paese nel 2024, in occasione del compleanno dello stilista Gosha Rubchinskiy, con cui ha collaborato, ma è la prima grande star a scegliere di esibirsi su un palco russo dopo l’inizio del conflitto.

    La scelta arriva, quasi come una sfida, al termine di un periodo particolarmente difficile per la carriera internazionale di West: il suo tour europeo del 2026 è stato segnato da numerose cancellazioni, che coincidono con una presa di posizione contro i messaggi controversi dell’artista, fra cui la data italiana di Reggio Emilia, mentre Regno Unito e Australia, gli hanno direttamente negato l’ingresso nel Paese.

    Si sono svolti invece i concerti in Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Turchia e Albania, il cui pubblico era composto da fan provenienti da ogni parte d’Europa e del mondo, segno che, nonostante l’attacco agli ebrei, la pubblicazione di immagini e merchandising con la svastica, la canzone “Heil Hitler“, le apparizioni pubbliche con la moglie Bianca Censori praticamente nuda, la sua fama non accenna a scendere.

    Molti fan riescono infatti a dividere la sua personalità, che lo stesso West ha definito bipolare, dai prodotti musicali, ritenuti geniali e originali. Il paradosso è che, mentre il personaggio Ye sembra ormai difficile da difendere, la musica di Kanye continua a funzionare: per come usa i sample, per i suoi contrasti, per l’ambizione delle produzioni, per l’introspezione e la critica sociale dei testi e per quella capacità di cambiare direzione proprio quando si pensa di aver capito dove sta andando.

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