Turisti in attesa di imbarcarsi su una nave turistica per il tour nel Parco nazonale Krka, nell’entroterra di Sebenico. Foto: Dusko Jaramaz/PIXSELL
“La stagione turistica è migliore di quella dello scorso anno”. Andrej Plenković apre la seduta del governo con dati che, nelle sue parole, confermano un’estate positiva per la Croazia, nonostante le incognite legate all’inflazione, alla crisi energetica e alla guerra in Medio Oriente.
Nei primi sette mesi dell’anno il Paese ha registrato 12,4 milioni di arrivi e 59,1 milioni di pernottamenti. Rispetto alla scorsa stagione, che aveva segnato un record, si tratta di un aumento dell’1 per cento sia negli arrivi sia nei pernottamenti.
“Possiamo dire che questa stagione turistica ha soddisfatto le aspettative ed è leggermente migliore di quella dell’anno scorso”, ha affermato il premier, riferendo i dati illustrati dal ministro del Turismo Tonči Glavina, durante una riunione ristretta del governo.
Più turisti e maggiori entrate
Secondo Plenković, il segnale positivo non arriva soltanto dai dati sulle presenze. Anche l’andamento delle entrate fiscali indicherebbe una stagione migliore rispetto al 2025.
Nella stessa direzione, ha aggiunto il premier, vanno i dati sull’aumento del traffico sulle autostrade e negli aeroporti, così come quelli relativi al traffico marittimo.
Un bilancio provvisorio che il governo legge dunque con ottimismo, anche se per avere un quadro definitivo bisognerà attendere i dati dell’intera stagione estiva. Per ora, tuttavia, il turismo croato sembra aver mantenuto il passo dello scorso anno, riuscendo persino a migliorarlo.
Inflazione in calo da quattro mesi
Plenković ha poi affrontato uno dei temi più delicati per l’economia croata: l’inflazione. A luglio si è attestata al 3,6 per cento e, secondo il premier, il dato conferma un trend di rallentamento che prosegue ormai da quattro mesi.
Il governo spera che questa tendenza possa continuare, ma sullo scenario economico pesano le tensioni internazionali. In particolare, ha sottolineato Plenković, la crisi e la guerra in Medio Oriente stanno avendo conseguenze dirette sui mercati energetici.
I prezzi delle fonti energetiche, e soprattutto del diesel, sono aumentati sulle borse internazionali. Un effetto che, ha ricordato il premier, si riflette anche sulle decisioni con cui il governo interviene sui prezzi dei carburanti.
“La crisi e la guerra in Medio Oriente, insieme alle difficoltà legate al transito attraverso lo Stretto di Hormuz, continuano a rappresentare il principale problema per l’economia mondiale sul fronte energetico”, ha detto.
Carburanti, continuerà la regolazione
Da qui la decisione di proseguire con gli interventi sui prezzi. Il governo continuerà a decidere, ora con cadenza settimanale, le misure per contenere il costo dei carburanti e del gas.
L’obiettivo è limitare le conseguenze dell’aumento delle quotazioni internazionali sui prezzi alla pompa e, più in generale, sulle famiglie e sulle imprese. Una politica di intervento che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrà proseguire finché la situazione sui mercati energetici resterà condizionata dalla crisi in Medio Oriente.
Venti milioni di euro per Almissa (Omiš)
Nel corso della stessa seduta, il governo ha inoltre approvato lo stanziamento di 20 milioni di euro dalle riserve di bilancio per contribuire ad attenuare e sanare le conseguenze del devastante incendio che la scorsa settimana ha colpito Almissa (Omiš), in Dalmazia.
Le risorse saranno destinate agli interventi necessari per affrontare i danni provocati dal rogo e avviare la fase di ripristino nelle aree colpite.
Una decisione che arriva dopo giorni di emergenza e mentre prosegue la conta dei danni provocati dall’incendio, che ha lasciato dietro di sé abitazioni, veicoli e altre strutture distrutte o danneggiate.
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