Adesso è anche la Finlandia a preparare il conto per l’Italia. Helsinki ha annunciato che il nuovo Regolamento europeo sulla gestione dell’asilo e della migrazione, in vigore dal 12 giugno, consente la ripresa dei trasferimenti verso il nostro Paese dei richiedenti asilo per i quali Roma risulta responsabile.

    I trasferimenti, fa sapere il ministero dell’Interno finlandese, sono già «in fase di preparazione». Nessuna cifra, per ora, ma il segnale politico è chiaro: il fronte dei cosiddetti dublinanti continua ad allargarsi. Una notizia che difficilmente farà piacere a Palazzo Chigi, mentre il governo rivendica la linea dura sull’immigrazione e, dopo la crisi di Ceuta, mantiene aperto il braccio di ferro con Madrid sulla sospensione di Schengen. Mentre Roma chiede alla Spagna garanzie sulle frontiere e incassa dalla Commissione Ue l’aspettativa che gli irregolari entrati a Ceuta vengano rimpatriati in Marocco, dal Nord Europa cominciano dunque a scendere verso l’Italia migranti passati dal nostro territorio.

    La Finlandia arriva dopo Germania, Svizzera e Austria. Vienna ha già trasferito quattro richiedenti asilo, fornendo loro biglietti ferroviari o dell’autobus. Berna riprenderà le procedure nelle prossime settimane, mentre con Berlino il confronto resta più delicato, soprattutto sui casi precedenti al 12 giugno. E il dato più scomodo è che a muoversi non sono soltanto governi ostili alla premier. L’Austria di Christian Stocker, come la Germania di Friedrich Merz, è in un’area politica con cui Giorgia Meloni ha costruito rapporti tutt’altro che conflittuali.

    È l’altra faccia del nuovo Patto europeo, sul quale Roma aveva puntato per superare le rigidità del vecchio sistema di Dublino. Dal dicembre 2022 alla fine del 2025 si erano accumulate circa 80mila richieste di presa in carico, mentre i trasferimenti erano stati congelati dopo la circolare del Viminale. La macchina si rimette in moto. Secondo Eurostat, la platea potenziale supererebbe le 24mila persone, anche se finora i rientri effettivi sono appena 85.

    Il governo prova a tracciare una linea: i casi antecedenti al 12 giugno appartengono al vecchio sistema e per Roma sono chiusi; per quelli successivi valgono le nuove regole, col meccanismo di solidarietà che permette agli Stati di sostituire le ricollocazioni con un contributo di 20mila euro a persona.

    Piantedosi cerca intanto una sponda in Grecia, Malta e Cipro, mentre resta da sciogliere il nodo tedesco.Ne deriva una fase quantomeno bizzarra per Palazzo Chigi. Da una parte Meloni può rivendicare il fronte dei 22 Paesi che, dopo Ceuta, hanno chiesto maggiore protezione delle frontiere esterne e contare sull’asse con la danese Mette Frederiksen. Dall’altra deve fronteggiare un effetto domino che rischia di trasformare uno dei cavalli di battaglia del governo in un terreno più scivoloso.

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