Roma, 20 agosto 2026 – Anche Svezia e Finlandia rimandano in Italia i richiedenti asilo e, dopo Germania, Svizzera e Austria, si amplia la platea dei Paesi pronti ad applicare le regole del nuovo patto europeo per i migranti, mentre fonti dei governi di Francia e Spagna fanno sapere che Madrid e Parigi non ricorreranno alle espulsioni preferendo meccanismi di collaborazione e solidarietà già in atto con Roma contemplati dal patto stesso. 

    Finlandia

    Stamattina il ministero dell’Interno finlandese ha annunciato, secondo quanto riporta LaPresse, che l’entrata in vigore del nuovo regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione (Asylum and Migration Management Regulation), che sostituisce il precedente regolamento di Dublino nell’ambito del patto Ue sulla migrazione e l’asilo, consente “la ripresa dei trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia”, quando è riconosciuto come Paese di primo ingresso, e che “i trasferimenti sono attualmente in fase di preparazione”. La ministra finlandese Mari Rantanen ha anche aggiunto che “abbiamo continuato la nostra cooperazione e il dialogo con l’Italia nel corso degli anni”, sottolineando l’importanza che tutti gli Stati membri rispettino i patti europei. “Per la Finlandia – ha chiarito la ministra Rantanen – è importante che le norme sulla responsabilità per l’esame delle domande di asilo siano applicate come previsto e che tutti gli Stati membri dell’Ue rispettino le proprie responsabilità nell’ambito del Patto. Da parte nostra, restiamo impegnati a garantire l’effettiva attuazione delle procedure relative alla determinazione dello Stato responsabile”.

    Al momento, tuttavia, il governo di Helsinki non ha fornito indicazioni sul numero complessivo di persone che potrebbero essere coinvolte, né ha chiarito se la procedura riguarderà solo i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno, data di entrata in vigore del nuovo patto Ue, o anche quelli già presenti in precedenza.

    Svezia

    Nel pomeriggio è arrivata invece la posizione di Stoccolma. “La Svezia ha effettuato trasferimenti di migranti verso l’Italia e intendiamo continuare a farlo, in conformità con le disposizioni del Patto sull’immigrazione e l’asilo”, ha detto all’agenzia Ansa Victoria Holmqvist, portavoce del ministro svedese per la migrazione Johan Forssell. “È importante che la nostra collaborazione funzioni bene affinché la migrazione verso l’Europa sia ben gestita e controllata”, ha spiegato la portavoce, aggiungendo che “dal punto di vista svedese non si tratta di una novità, ma da quando è entrato in vigore il patto europeo i trasferimenti ai sensi del regolamento di Dublino funzionano meglio”.

    Germania, Svizzera e Austria

    Si tratta della stessa questione che nei giorni scorsi si è verificata con analoghi annunci da parte dei governi di Germania, Svizzera e Austria e che riguarda i cosiddetti “dublinanti”, quindi i richiedenti asilo che, dopo essere arrivati in un primo Paese europeo, si sono spostati in un altro Stato dell’area Schengen, dando vita ai cosiddetti “movimenti secondari”. Secondo il regolamento “Dublino III” del 2003, chi ha già presentato domanda di protezione in uno Stato membro, se si sposta e ne presenta una nuova altrove, deve essere rinviato nel Paese in cui è stato identificato per la prima volta. E sono ovviamente i Paesi di primo ingresso, l’Italia in testa, a registrare il maggior numero di persone che dopo lo sbarco si spostano altrove.

    La data contesa

    La questione da chiarire, e oggetto di interpretazioni contrastanti nei vari governi europei, riguarda la data da considerare come valida dopo la quale un richiedente asilo entrato in un secondo Stato possa essere rimandato indietro al primo Paese d’ingresso. La contesa è sul 12 giugno, il giorno in cui è entrato in vigore il nuovo patto su migrazione e asilo, e secondo l’interpretazione del governo italiano possono essere rimandati al primo Paese solo coloro che sono arrivati dopo il 12 giugno, mentre per i casi precedenti a quella data, bisogna azzerare il conto dei migranti secondari da trasferire. Un’interpretazione che non è condivisa dalla Germania che ha invece chiesto a Roma di riprendersi anche persone arrivate prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema, quindi anche tutte quelle arrivate negli anni precedenti lo scorso 12 giugno. E, per conteggiare quante siano, si dovrebbe andare indietro fino a dicembre 2022, quando con una circolare il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in carica da poco più di un mese, ha bloccato i rientri, citando il negoziato ancora in corso a Bruxelles sulle nuove regole. Un blocco che ha portato ad accumulare in 4 anni, da dicembre 2022 alla fine del 2025, circa 80mila richieste di presa in carico, a fronte di poche decine di trasferimenti effettivi avvenuti ogni anno.

    I numeri: di quanti migranti parliamo?

    Secondo i dati Europast, nei 4 anni precedenti il blocco di Piantedosi, tra il 2018 e il 2022, erano stati effettivamente ritrasferiti in Italia 17.605 “dublinanti” richiedenti asilo, mentre solo nel corso del 2025 l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste di trasferimento, ma non accogliendone quasi nessuna, un dato che la mette in testa alla classifica europea davanti alla Germania (16.519 richieste) e alla Crozia (12.358). Sul lato opposto, nel 2025 la Germania è risultata il Paese che ha inviato più richieste di trasferimento verso altri Stati, 35.933 in tutto, davanti a Francia (30.084) e Belgio (12.285). Complessivamente, nel 2025 i Paesi Ue hanno inviato tra loro oltre 111mila richieste nell’ambito del sistema Dublino. Il sistema del nuovo Patto, a cui anche Roma ha aderito con l’obiettivo di alleggerire il peso del vecchio sistema di Dublino, permette di chiedere all’Italia di riprendere in carico chi si è spostato nel resto d’Europa ma, secondo l’interpretazione del governo Meloni, solo chi è arrivato dopo il 12 giugno.

    Scontro Roma-Berlino

    Da Roma viene mantenuto il blocco sui casi precedenti al 12 giugno, tanto da avere rifiutato pochi giorni fa 3 trasferimenti di richiedenti asilo andati in Germania dopo essere entrati dall’Italia, tra cui una cittadina somala sbarca a Lampedusa lo scorso marzo, e aprendo un contenzioso con Berlino. Da fonti del Viminale è stato ribadito che sui casi prima del 12 giugno “si tira una riga”, mentre da parte tedesca si è insistito sulla necessità di applicare pienamente le nuove regole e una portavoce del ministero dell’Interno ha spiegato che, con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo comune di asilo, “i trasferimenti Dublino saranno nuovamente effettuati anche verso l’Italia”. La contesa sui richiedenti asilo tra Roma e Berlino, seguita da Berna, Vienna e oggi da Helsinki e Stoccolma, insomma, sembra solo all’inizio e non sembra neppure casuale che si sia manifestata l’indomani della posizione contro la Spagna presa dal governo Meloni che ha sospeso gli accordi di Schengen dopo la crisi dei migranti di Ceuta dei giorni scorsi. 

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