Il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) ha lanciato la campagna “RENDITI CONTO – Centri in Albania. Il costo non è solo economico”, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione pubblica sui costi umani e democratici legati ai centri per persone migranti realizzati dal governo Meloni in territorio albanese.
L’iniziativa prende forma sui canali digitali attraverso la simulazione di un alert bancario, che segnala un inatteso addebito di 74 milioni di euro, cifra tratta dal report “Trattenuti” pubblicato da ActionAid nel 2025 , corrispondente alla sola spesa per la costruzione dei centri, l’unico costo del Protocollo Italia-Albania pienamente documentabile. Un espediente comunicativo che punta a portare all’attenzione dell’opinione pubblica quanto finora rimasto in ombra nel cosiddetto “modello Albania”: non solo l’esborso economico, giudicato dal TAI eccessivo e sottratto alla collettività, ma soprattutto i costi umani, sociali e democratici del progetto.
Secondo quanto denunciato dal Tavolo, il prezzo più alto di questi centri lo pagherebbero le persone trattenute al loro interno: isolate, private della libertà personale, spesso trasferite senza informazioni chiare su destinazione e motivazioni. Persone che vedrebbero ostacolato l’accesso a cure mediche e tutela legale, e per le quali risulterebbe estremamente difficile anche mantenere i contatti con i familiari.
Il TAI segnala che molte delle persone trattenute vivrebbero situazioni di grave sofferenza psicologica, testimoniata da un’ampia somministrazione di psicofarmaci e da ripetuti episodi di autolesionismo, inclusi tentativi di suicidio. Tra le testimonianze raccolte durante le visite ai centri, alcune frasi restituirebbero il clima descritto: “Sono sempre solo, ho paura”, oppure “Appena qualcuno mi dice qualcosa, io piango”, o ancora “Volevo il contratto, ma nessuno me lo ha fatto”.
Accanto al costo umano, il TAI individua un secondo elemento critico: quello che definisce un costo democratico. L’accesso alle informazioni sui centri risulterebbe limitato anche per i parlamentari, generando una condizione di opacità diffusa nei confronti dei cittadini e sottraendo l’intero progetto al controllo dell’opinione pubblica.
Secondo il Tavolo, organizzazioni della società civile, operatori dell’informazione e persino delegazioni parlamentari in visita ai centri avrebbero incontrato difficoltà nell’ottenere dati essenziali su numero delle persone trattenute, procedure applicate e condizioni di permanenza , come se, denuncia il TAI, i centri italiani in Albania fossero luoghi sottratti allo Stato di diritto.
Il costo: oltre 670 milioni di euro.
Sul piano strettamente economico, il TAI richiama la stima ufficiale del governo: oltre 670 milioni di euro complessivi previsti fino al 2028. Risorse che, secondo il Tavolo, verrebbero sottratte a servizi ritenuti realmente essenziali per la collettività , asili nido, scuole, ospedali, posti in terapia intensiva, borse di specializzazione per il personale sanitario, potenziamento dei servizi socio-sanitari, assistenziali e di welfare.
Nati inizialmente per trattenere persone migranti soccorse in mare e gestirne le procedure accelerate di asilo lontano dal territorio italiano, i centri di Shëngjin e Gjadër sono stati successivamente trasformati in strutture di detenzione amministrativa per persone già trattenute nei CPR italiani. Un’evoluzione che, secondo il TAI, ha reso il progetto problematico fin dall’inizio, lasciando ancora irrisolta la questione della sua compatibilità con il diritto europeo.
