di
    Claudio Arrigoni

    Il via libera a russi e bielorussi con bandiera e inno alle Paralimpiadi di Milano Cortina scatena polemiche. L’Ucraina boicotta la cerimonia d’apertura. Dieci gli atleti coinvolti, il governo italiano contesta la decisione

    La possibilità per atleti russi e bielorussi di partecipare con bandiera e inno alla Paralimpiade sta alimentando polemiche.

    L’Ucraina ha intenzione di non partecipare alla cerimonia, come anche altre nazioni (Repubblica Ceca, che però lo aveva fatto sapere a dicembre per la vicinanza con le gare, e Polonia), anche se non sono giunte comunicazioni ufficiali al Comitato Paralimpico Internazionale, come ha spiegato lunedì a Milano Andrew Parsons, il presidente: «Vogliamo evitare una politicizzazione della situazione. Trasmettiamo da sempre un messaggio di inclusione e rispetto delle diversità, ma non obblighiamo a partecipare alla Cerimonia».



















































    Saranno sei gli atleti russi (due ciascuno in snowboard, sci alpino e sci di fondo) e quattro i bielorussi (sci di fondo). Parsons ha spiegato che la decisione di revocare la sospensione ai due Comitati è stata presa a maggioranza dall’Assemblea di Ipc lo scorso settembre e «non può essere cancellata, siamo una organizzazione democratica, già in passato abbiamo discusso la questione e sempre rispettato le scelte».

    All’assemblea erano presenti 177 membri. Vi erano due opzioni sulle quali votare. La prima riguardava una sospensione totale: 111 voti contro, 55 a favore e 11 astenuti. La seconda una sospensione parziale, cioè una partecipazione di atleti senza bandiere e inno, e se avesse prevalso il no i due comitati sarebbero rientrati in ogni forma: 91 contrari, 77 a favore (fra i quali il Comitato italiano) e 8 astenuti. Mancavano comunque i requisiti per una qualificazione.

    Il Tas Sport ha però accolto il ricorso della Russia contro la Federazione internazionale sci e snowboard, e questo ha aperto le porte per la Paralimpiade. Il governo italiano, con dichiarazioni del ministro Abodi, si è detto contrario alla decisione, diversa da quella del Cio.

    24 febbraio 2026

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