Dopo la Germania, anche la Svizzera e l’Austria hanno chiesto all’Italia di riprendersi i cosiddetti “dublinanti”, ossia i migranti che sono entrati in Europa attraverso il nostro Paese e che poi, con i movimenti secondari, si sono spostati altrove. Da Berna hanno fatto sapere di essere in “stretto contatto” con Roma per organizzare i rientri, che dovrebbero avvenire nelle prossime settimane e riguarderanno inizialmente “casi singoli” legati a ingressi avvenuti dopo il 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del Patto Ue su migrazione e asilo (Geas).
Lo ha dichiarato Nicolas Cerclé, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione svizzera, a LaPresse, spiegando che ora i due Paesi stanno “definendo i presupposti per la ripresa dei trasferimenti di Dublino”. La ripresa, ha ribadito Cerclé, “avverrà inizialmente in modo graduale, affinché il sistema non venga sovraccaricato”. I primi voli sono stati già prenotati per fine agosto. Solo Svizzera e Germania, per il momento, hanno rivendicato l’applicazione di Dublino dopo il 12 giugno. Da Berlino fanno sapere che collaborano “strettamente su tutte le questioni della politica migratoria” con l’Italia. Alla domanda su un possibile incontro nei prossimi giorni tra il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi e l’omologo tedesco, Alexander Dobrndit, il portavoce del ministero dell’Interno ha spiegato all’Adnkronos: “Siamo in contatto regolare con i nostri partner da parte italiana. Non posso annunciare una data concreta a questo livello.
Il ministero dell’Interno tedesco non ha voluto confermare neppure l’eventuale sospensione di trasferimenti già programmati: “Non commentiamo singole misure, soprattutto nella fase preliminare di una possibile pianificazione, né se queste debbano avere luogo oppure no”. Secondo i dati forniti in queste ore, da dicembre 2022 al 2025 sono state 80mila le richieste di rientro in Italia avanzate dagli altri Paesi ma l’Italia per ragioni di sicurezza nazionale, considerando l’emergenza sbarchi nel Paese, a dicembre di quell’anno ha sospeso i rientri. Nel quinquennio 2018-2022 sono stati ritrasferiti in Italia complessivamente 17.605 “dublinanti” e pressoché nulla successivamente. L’Austria sostiene che dal 12 giugno ci sono state 4 persone che sono arrivate nel Paese dopo essere sbarcate in Italia e che, quindi “sono state trasferite in Italia”, dando piena attuazione al nuovo Patto. Ma da Vienna non riferiscono quale sia il numero totale, né se ci saranno richieste per soggetti arrivati prima di tale data, anche se l’Italia ha già dichiarato che non verranno considerati.
Intanto, il ministro degli Esteri Tajani spiega sui social di aver avuto una telefonata con l’omologo tedesco: “Ho parlato questa sera, nel consueto spirito di amicizia, con il ministro degli Esteri tedesco Wadephul. Prosegue il dialogo fra Italia e Germania con priorità alle migrazioni: condividiamo la comune preoccupazione per Ceuta e la necessità di garantire massima protezione alle frontiere esterne europee. Confermiamo l’esigenza di un contrasto coordinato ai trafficanti e rafforzamento della dimensione esterna della Ue”, ha scritto su X.
“Abbiamo confermato il nostro pieno sostegno all’Ucraina, continueremo a lavorare per la fine della guerra e per adeguate garanzie di sicurezza a Kiev”, prosegue Tajani nel post in riferimento alla posizione comune di Italia e Germania. “Nel condannare le violenze e le azioni dei coloni in Cisgiordania, rafforziamo l’impegno per una de-escalation tra Israele e Libano, per la soluzione dei due Stati. Bisogna lavorare per garantire la libertà di navigazione e la sicurezza delle rotte commerciali a Hormuz e nel Mar Rosso. Italia e Germania continuano a lavorare per coordinare iniziative di politica estera, dai Balcani all’Africa, per difendere e proteggere al meglio la sicurezza e gli interessi dei nostri cittadini e dell’Europa”, aggiunge il ministro.
