Firenze, 22 agosto 2026 – La scelta di cambiare radicalmente vita, il coraggio di vendere tutto e volare oltreoceano, fino alla Colombia. L’inizio di una nuova vita con un sogno, aprire un boutique hotel: poche camere ma molto belle in una struttura coloniale affascinante e peraltro apprezzatissima dai clienti, a leggere le recensioni sulle principali piattaforme di prenotazione. Ma da qualche giorno su quelle stesse piattaforme si legge che “al momento non è possibile effettuare la prenotazione”.

    Terremoto in Colombia, il fiorentino Fortini e l’hotel dei sogni: “Ho perso tutto, ora chiedo aiuto”

    Già perché il boutique hotel in questione, Casa Sileo, si trova a Cali, Colombia, devastata dal recente terremoto. Proprio ieri le autorità colombiane hanno comunicato che sono 319 le vittime accertate del terremoto di magnitudo 7,4 che ha scosso il Paese lo scorso 10 agosto.

    Come si presentava l'hotel di Cali prima del sisma

    Come si presentava l’hotel di Cali prima del sisma

    Quella struttura era il sogno concretizzato del fiorentino Andrea Fortini, che sui social racconta: “Sette anni fa ho deciso di vendere tutto quello che avevo costruito in Italia e trasferirmi in Colombia per ricominciare una nuova vita. Ho acquistato e ristrutturato una proprietà e, poco alla volta, e con il grande aiuto di mia moglie, l’abbiamo trasformata nella nostra casa e in una attività: Casa Sileo Boutique Hotel, un piccolo hotel di cinque camere nel quale abbiamo curato personalmente ogni dettaglio e nel quale ho investito tutto il mio lavoro, le mie energie e i miei risparmi. Avevamo costruito qualcosa di cui eravamo davvero orgogliosi, che aveva grandi possibilità di crescita e stavamo continuamente facendo migliorie. Avevamo appena inaugurato un piccolo bar. Avevo costruito tutto personalmente: impianti, disegno, bancone, lavorazione e installazione del legno, il lavamano e mancavano ancora cose che avrei fatto in seguito. Mi piace farmi le cose da solo e, per fortuna, me la cavo bene”.

    Il giorno del disastro

    “Lunedì – scrive Fortini – stavo cercando dove trovare il legno per rivestire la sauna, che sarebbe stata la prossima cosa da realizzare. Poi sono arrivati quei maledetti quattro minuti che hanno cambiato tutto. Minuti lunghissimi di panico, nella Casa c’erano mia moglie, suo figlio, mia figlia di 4 anni e due clienti. Tutti ce la siamo vista brutta, ma tutti per fortuna siamo sani e salvi. Il terremoto ha gravemente danneggiato la struttura e Casa Sileo è adesso inagibile. Io non ho un altro posto dove andare. Resterò qui, nella parte più sicura della proprietà, ma non so ancora esattamente quali interventi saranno necessari. Abbiamo avuto una prima ispezione, che ha confermato quello che purtroppo era già evidente. Adesso siamo in attesa dello studio strutturale dell’ente competente e vedremo cosa si può salvare e cosa dovrà essere ricostruito. Mi aspetto che prima o poi possa arrivare qualche forma di aiuto da parte delle autorità, ma non so quanto potrà effettivamente arrivare, in quale forma e soprattutto quando”.

    Il caos e l’attesa

    “Questa è una città duramente colpita e, come potete immaginare, in questo momento c’è un enorme caos. Io, però, non posso aspettare. Da lunedì non ho più alcuna entrata. Non avevo un’assicurazione (le cose funzionavano, ma come tutti rincorrevo le spese e ogni tanto lasci indietro qualcosa) e non ho risparmi. Inoltre non ci sono soltanto io con la mia famiglia, Casa Sileo dava lavoro a due persone meravigliose che oggi si trovano senza il loro stipendio. Una di loro è incinta”, spiega ancora Fortini. Da qui la decisione di ingoiare l’orgoglio e chiedere aiuto “perché mi sembra l’unica cosa sensata che posso fare adesso. In questo momento non ho ancora idea di quanto ci vorrà e non ho preventivi. Però so che devo tentare di realizzare subito gli interventi indispensabili per poter riaprire almeno due o tre camere, tornare ad avere una piccola entrata e cominciare da lì, passo dopo passo, a rimettere in piedi tutto il resto. Qualsiasi contributo, anche piccolo, può aiutarmi ad affrontare questa prima fase”.

    C’è un link dove si possono vedere le immagini della struttura e, per chi volesse, effettuare una donazione.

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