Benjamin Netanyahu è terrorizzato e torna a terrorizzare i civili in Libano, a Gaza e in Cisgiordania. E lo fa con nuovi attacchi che hanno causato almeno dieci morti per cercare di presentarsi alle elezioni di fine ottobre come il salvatore del paese, visto che i sondaggi lo descrivono in difficoltà. Ma il suo terrore arriva anche dagli scontri e dagli insulti che si è scambiato per giorni con la Turchia: ora Israele sta cercando di riaprire il dialogo diplomatico, sapendo che mettersi contro Ankara, un membro della Nato, sarebbe un rischio enorme. Questo se si considera che i rapporti di Netanyahu con l’Europa e soprattutto con un alleato come gli Stati Uniti sono ai minimi storici. Donald Trump è sempre più stanco dagli atteggiamenti del primo ministro israeliano che continua a non ascoltare le richieste di Washington: fermare i bombardamenti e firmare una pace duratura in Medio Oriente. Lo stesso Trump infatti deve confrontarsi con le elezioni di midterm che rischia di perdere proprio a causa delle guerra in Iran e dei rapporti con Israele. Le elezioni si svolgeranno il 27 ottobre, la prima volta in quasi quarant’anni che il voto arriva a fine legislatura naturale. La coalizione di Netanyahu è sotto i 61 seggi necessari per governare. Il partito Yashar dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot è ormai appaiato al Likud, tra i 22 e i 24 seggi nelle proiezioni più recenti. Per molti analisti israeliani il voto è un referendum sulla sua leadership dopo quasi tre anni di guerra. 
    I DETTAGLI
    In Libano il 15 agosto Israele ha ucciso 11 persone tra Ansar e Deir ez-Zahrani, i raid più letali dalla tregua di giugno con Hezbollah. Diciannove i feriti secondo il ministero della Salute libanese. Nei giorni scorsi l’esercito ha ripreso a colpire con proiettili al fosforo, vietati sulle aree abitate perché causano ustioni profonde. Human Rights Watch aveva già documentato l’uso del fosforo a marzo nel villaggio di Yohmor. A Gaza il cessate il fuoco firmato lo scorso ottobre non ferma i raid. Ieri due attacchi hanno ucciso almeno due persone, tra cui un bambino di quattro anni, nel centro della Striscia. In Cisgiordania i soldati israeliani hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco un 14enne, Islam Ajjouri, durante un raid a Nablus. Da quando è entrata in vigore la tregua, il 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso oltre 1.280 palestinesi e ferito più di 4.200, secondo il ministero della Salute di Gaza. 
    LA TENSIONE
    Con la Turchia la tensione è più seria. Il 18 agosto otto caccia israeliani hanno colpito la base aerea di Abu al Duhur, in Siria, per impedire ad Ankara di schierarvi truppe, radar e sistemi di difesa aerea. Hanno danneggiato pista e depositi, senza fare vittime. L’inviato americano in Siria, Tom Barrack, ha accusato Israele di aver voluto attirare la Turchia in una trappola per calcolo elettorale: il raid è arrivato poche ore prima delle primarie interne del Likud. I piloti turchi, ha detto, non sapevano cosa stessero facendo quei jet e avrebbero potuto alzarsi in volo temendo un attacco. Prima del raid il capo del Mossad, Roman Gofman, aveva parlato al telefono per due ore con il ministro degli Esteri siriano Asaad al Shaibani. Non è bastato a fermare l’azione militare. Ankara nega di aver mai pianificato una presenza militare alla base. Secondo l’ex capo della divisione controterrorismo del Mossad, Oded Eilam, uno scontro militare diretto tra Israele e Turchia resta comunque improbabile. In un’intervista all’emittente israeliana 103FM ha detto che né Ankara né Tel Aviv vogliono un conflitto aperto in questa fase, nonostante le ambizioni di Recep Tayyip Erdogan in Medio Oriente puntino più a un’influenza graduale che a uno scontro diretto con Israele. Anche la tenuta della democrazia israeliana è in discussione. Il presidente Isaac Herzog teme violenze e interferenze nel voto di ottobre. Secondo un sondaggio dell’Israel Democracy Institute, quasi tre israeliani ebrei su quattro temono per l’integrità delle elezioni.


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