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Radio Radicale, siamo in collegamento con il professor Stefano Bottoni, storico, professore all’Università di Firenze, tra i maggiori esperti dell’Ungheria contemporanee, buongiorno, professore ben trovato, buongiorno.
Allora, professore, parliamo con lei, naturalmente, di quello che avviene in Ungheria, si è parlato nei giorni scorsi della riforma dei media, però partiamo da una notizia che è proprio di oggi, cioè l’avvio della procedura di rimozione del presidente della Repubblica di, che si tratta,
Si tratta del fatto che oggi il Parlamento approverà con maggioranza costituente i due terzi del diciassettesimo modifica dell’attuale Costituzione ungherese che, con la semplice frase formulata in modo molto notino, dichiara decaduto il mandato dell’attuale.
Il Presidente della Repubblica Tommaso sugli OCC, in quanto l’impegno di ricoprire la sua carica, il presidente stesso attualmente in carica, ha cinque giorni per controfirmare quest’atto che formalmente, diciamo, segnerebbe la la sua fine politica se non lo fa.
Si apre una procedura di impeachment al termine della quale il Parlamento voterebbe appunto la decadenza del presidente, ma ci sono dei passaggi tecnici che ritardano questo processo di alcune settimane si tratta di un conflitto istituzionale, anche politico, molto infuocato in questo momento in Ungheria, il Presidente della Repubblica,
Ah, diciamo poteri abbastanza simili, quindi non enormi a quello italiano e viene.
Votato dal Parlamento e non dal popolo non a suffragio, diciamo diretto, ma ha un’influenza notevole per l’assetto istituzionale del Paese. Dalla presidenza dipendono poi tutta una serie anche di altri uffici. Tutti questi uffici, per esempio la Corte Costituzionale, la Corte dei Conti e altre istituzioni sono ancora dominato dagli uomini del vecchio regime. Quindi, come dice primo visto Peter Magyar, la rimozione del presidente della Repubblica è parte di un processo costituente e di rinnovamento che influenza tutta la sfera politica, quindi si fa. Si tratta di una di una partita fondamentale nella nel quadro di completare il rinnovamento istituzionale. È quella che sta succedendo, appunto in Ungheria ad aprile. Non è soltanto un cambio di governo e un cambio di regime un cambio di regime che
Vuole uccidere molto in profondità, perché il sistema di Orbàn avevano inciso estremamente in profondità
In tutti gli aspetti, diciamo, della vita politica, sociale e culturale del Paese.
Cosa ci si aspetta?
Il Presidente della Repubblica che, insomma, con quali come si comporterà insomma nei prossimi giorni
Allora il presidente della Repubblica, secondo le voci di corridoio, fino alla fine della settimana scorsa sarebbe stato anche incline a controfirmare la propria condanna, nel senso che aveva capito pragmaticamente che comunque Peter muoia per la sua maggioranza, hanno deciso di farlo fuori.
Dobbiamo tenere presente che, ecco, questo presidente della Repubblica è stato eletto.
Due anni fa, dopo lo scandalo pedofilia che negli ultimi due anni ha avallato tutte le decisioni più discusse, più discutibili, semplicemente più scandalose del governo di Orbán, quindi, si è comportato politicamente in modo trono alla maggioranza di governo e al suo azionista di maggioranza, quindi non si è comportato da figura di garanzia e da diciamo, simbolo della cosiddetta unità della nazione e quindi è una figura molto poco amata. Ho conosciuto, rispettato dal pubblico se ci fosse in Ungheria un reato di vilipendio del Presidente della Repubblica, debbo dire che sarebbe già stato applicato molte volte, nel senso che questa questa persona è stata anche
Di ripetere in un modo estremamente pesante, in un modo che in Italia nessuno si permetterebbe mai onestamente, anche per le possibili conseguenze penali, e quindi va anche detto che la sua posizione è comunque insostenibile. Però pare che Viktor Orbán e i suoi gli abbiano intimato di resistere anche come segnale di resistenza, cioè quello che sta succedendo in questi in questi mesi, in queste settimane, in Ungheria e in conflitto economico e politico per il potere ancora durissimo, non è bastato vincere le elezioni perché questo regime, il regime di Orbàn, aveva prevista tutta una serie di meccanismi formali e informali che ne impedissero lo scardinamento, quello che sta cercando di fare l’odierna invece, in un paio di mesi, smontare letteralmente pezzo per pezzo i tasselli di questo regime e naturalmente
La Banca nazionale, la Corte dei conti, la Corte costituzionale e, naturalmente, la Presidenza della Repubblica, sono tutti quanti i tasselli istituzionali importanti.
E in questo ambito si colloca
Della riforma dei media, che il Parlamento ha approvato, la legge che smantella, insomma l’architettura mediatica voluta da costruita da da Orbàn e, sempre in questa ottica assolutamente.
Qui dobbiamo distinguere, diciamo due tutti e due
Quelli pubblici e quelli privati, il sistema radiotelevisivo pubblico in questo momento è a livello di cda e a livello anche di programmazione azzerato forse è arrivato anche in Italia a notizie abbastanza clamorosa, blindate, oscuramento della dei siti di notizie della settimana scorsa, sostituiti da un annuncio molto brevi perché fondamentalmente diceva cari spettatori ci speriamo di aver venduto per tutti questi anni cercheremo di non farlo più e questo era il succo del messaggio fondamentalmente,
Le varie redazioni, quindi dei telegiornali, peggio dei giornali, radio, dei telegiornali, dei programmi di approfondimento sono state azzerate e tutti i vertici sono stati
Licenziati, moltissimi giornalisti, reti gusti pure sono stati licenziati. Dobbiamo tenere presente che questo non era un sistema radiotelevisivo normale, cioè quando in Italia parliamo di informazione faziosa parziale, dobbiamo immaginare un livello infinitamente più leggero.
In quanto si è visto in Ungheria e in particolare dal 2015 2016 in avanti, cioè questa televisione, questa radio veramente funzionava come
Una un sistema, diciamo.
Il viatico di tipo nordcoreano, ecco, quindi c’era veramente un sentimento molto forte, non era possibile una correzione di rotta leggera, l’unica opzione, l’aggiornamento, quello che bisognerà vedere e in una società come quello ungherese, dove il consumo di media è completamente cambiato e
Pochissima gente ormai guardava il sistema radiotelevisivo pubblico perché non c’era più nulla da vedere, nel senso che il consumo dei media tradizionali, come la radio e anche le televisioni, era sceso moltissimo. Bisognerà vedere se di questo sistema a questo livello, con questo livello di spesa tesi che la il sistema radiotelevisivo pubblico era arrivato a costare 500 milioni di euro l’anno l’Ungheria non è un Paese molto grande forza in Italia è un sistema radiotelevisivo pubblico costasse 3 4 miliardi di lire,
L’anno è una un livello di spesa estremamente elevato. Ecco se di tutto questo c’è bisogno, che di quanto c’è bisogno di sei, sette canali televisivi, inclusi quelli tematici, oppure magari ne bastano due di quante radio c’è bisogno? Poi c’è il discorso dei greci e dei media formalmente privati, perché qui il sistema di Orbàn aveva
Catturato, centralizzato e posto sotto controllo, centinaia di testate che fossero televisioni, radio, diciamo emittenti radiofoniche nazionali e o locali, portali di notizie, quotidiani, locali, quotidiani, nazionali, eccetera, eccetera, in un sistema integrato gestito da una fondazione che aveva più di 500, diciamo outlet,
Mediatici fino all’inizio di quest’anno, oggi che sia successo questo sistema fondamentalmente è andato in pezzi nelle settimane successive alle elezioni, perché è venuto fuori quello che molti sospettavano
Non aveva mai funzionato secondo criteri di mercato, come si dice spesso, purtroppo divieti oggi funzionano, un riescono molto raramente affezionarsi semplicemente secondo le logiche di mercato, cioè se non c’è un appoggio economico di qualche tipo fondamentalmente muoiono, non riescono a sopravvivere e nel momento in cui questo appoggio economico e politico e cioè fondi pubblici
Legali o illegali provenienti dal governo praticamente.
La diligenza di questi giornali, portali radiotelevisioni si è trovata costretta a licenziare gran parte del personale e, secondo alcuni calcoli, sono già 2 3.000 le persone che hanno perso il posto di lavoro che lavoravano, come chiamiamoli con il loro nome, come propagandisti per questo immenso sistema formalmente privato ma chiaramente riconducibile al regime precedente. Quindi quello a cui stiamo assistendo è una ristrutturazione traumatica in cui, per esempio, l’Ungheria è rimasta
Come dice un mio caro amico,
Analista di cose ungheresi, tant’è che dopo il Kosovo o insieme al Kosovo, l’unico Paese europeo che non ha più un quotidiano politico stampato, la carta stampata praticamente è moribonda, rimangono alcuni settimanali che gli ungheresi continuano a leggere, ma non ci sono più quotidiani. C’è un quotidiano sportivo,
E c’è un tabloid, non ci sono più quotidiani politici seri, pubblicati anche in carta stampata né di destra né di sinistra e di centro, che è un qualcosa di estremamente radicale, mentre gran parte degli ungheresi consumano ormai da anni altro che sono essenzialmente podcast, video audio, distribuiti sulle piattaforme digitali, in particolare da YouTube. Quello che bisognerà capire e da questo secondo me è un test molto importante
Per l’Ungheria e in chiave futura, anche secondo me starà altri Paesi dell’Unione europea che questo cambiamento nel consumo mediatico sia irreversibile, oppure se una parte almeno del Pubblico tornerà a consumare anche media più tradizionali.
È interessante.
Il futuro
Ci aspetta tutti.
Sia così, ovviamente.
Professore, e intanto, a proposito della strategia di di Orbàn e ne avevamo parlato appunto quando c’è stato questo cambio di di regime e con storico in Ungheria qual è il quale, come si come sta, diciamo andando avanti e la sua opposizione,
Orban sta attuando quella che possiamo chiamare una, la lotta di Resistenza fondamentalmente è virtualmente è salito sui monti sta preparando, come dire le sue, le sue piazze forti, i suoi colpi di mitragliatrice, e aspetta fondamentalmente al varco le truppe governative che,
Vi salgono dalla pianura. Ora, uscendo di metafora, ad Orbán è stata promessa esplicitamente la prigione, gli è stato promesso che entro qualche mese la Tangentopoli Mani pulite ungherese che le autorità stanno cominciando ad avviare e qui faccio un inciso non è come in Italia nel 1992 dove furono le procure, diciamo così, con alcune procure ad attaccare i politici, il potere politico qui le procure e il procuratore generale sono saldamente ancora in mano a Firenze
E quindi i procuratori stanno lavorando
Non direi di buona lena, almeno fingono di lavorare per non farsi.
Di lettere o non farsi, diciamo buttare fuori dal sistema, perché questo è pure possibile, ma in realtà un repulisti e indagini a tappeto che coinvolgano anche i politici per tutte le malversazioni compiute negli ultimi 15 anni non sono ancora avviate e naturalmente l’interesse di Orbán che questo non succede allora Orbán non potrà più fare il politico ad alto livello nel senso che con modifiche di legge che sono già state approvate verranno approvate per l’appunto. Oggi si prevede che nessuno in Ungheria può fare il primo ministro per più di otto anni. Orbán
è stato il primo ministro di totale per vent’anni dal 1998 al 2026 e quindi è fuori gioco. Nessuno può fare il deputato per più di 10 12 anni. Orbán è stato deputato per 26 anni consecutivi
Quindi fuori, anzi, scusi 36 anni consecutivi è ancora peggio, quindi fuori gioco anche da quel punto di vista, per che cosa lotta occupa fondamentalmente può lottare per la sopravvivenza politica del suo partito, cioè per far per far sì che il partito Fides non scompaia definitivamente. Teniamo presente che, secondo gli ultimi sondaggi, fidarsi al 20% T fra il partito di Peter moglie era virtualmente al 70%, quindi c’è una differenza in questo momento abissale pistola lavora quasi senza opposizione politica, ma la cosa più importante per Orbán è davvero evitare un’indagine che lo porti
In galera, e qui ci sono scenari diversi. Si parla, per esempio, molto a Budapest di una presunta opposizione degli Stati Uniti, contrarietà agli Stati Uniti, ad un’indagine penale contro Orbán e pare che il governo di Trump ha bianche dichiarato una disponibilità di massima ad accogliere, eventualmente Viktor Orbán in una specie di contumacia
O in una specie di esilio protetto nel caso venga tra virgolette perseguitato in Ungheria, per ora Viktor Orbán andrà negli Stati Uniti a godersi la finale dei campionati.
Mondiali, poi il programma fra.
Pieno di due settimane a Romania nel campo estivo della Transilvania, dove di solito tiene i suoi grandi discorsi politici a un appuntamento importante, sabato 25 di fronte ai suoi sostenitori, e poi nessuno sa esattamente che cosa potrà o vorrà fare una cosa molto interessante è stata anche nelle due manifestazioni.
Non immense, ma abbastanza partecipate che il partito ha convocato per difendersi e per difendere i suoi esponenti
L’ultima il fine settimana scorso a Budapest.
Orbàn ha mandato calorosi messaggi, incitamento ai suoi sostenitori a recarvisi e poi non se n’è andato.
E questo è stato interpretato anche da molti nel partito come una specie di armate di è partito, come un segnale di dismissione da parte del leader, che ha capito che la sua carriera politica è finita e fondamentalmente pensa soltanto a salvare la pelle e anche una parte dell’immenso bottino. Parliamo complessivamente tra lui e la famiglia di due miliardi di euro, non milioni miliardi di euro, una parte appunto dell’immenso bottino accumulato negli ultimi decenni sono un’ultima domanda sull’Ucraina con, diciamo, il cambio più netto rispetto a Orbán, anche se meno lineare di quanto sembri
E ci sono novità, da questo punto di vista rispetto al nuovo governo.
Dunque il nuovo governo.
Ha una posizione sicuramente più pragmatica e meno filo-russa rispetto al governo precedente.
Anche all’ultimo vertice NATO ad Ankara, Peter, moglie, ora ribadito in modo molto chiaro che l’aggressore nella guerra tra Russia e Ucraina si chiama Russia, e che bisogna fare ogni tipo di sforzo per evitare l’Ucraina a queste parole Orban non li aveva mai dette non le avrebbe probabilmente mai viste
Dal primo ministro e non le vincere anche naturalmente, da capo dell’opposizione, quindi diciamo questo è un discorso totalmente nuovo, quello su cui credo che molti ora il suo Governo siano in una relativa linea di continuità con la politica estera. Diffida è un discorso di equiparazione dei candidati alla all’ingresso nell’Unione Europea, cioè quello che i governi ungheresi più o meno in continuità, dicono eh non è possibile né tecnicamente né politicamente e diplomaticamente, di garantire un canale privilegiato a un Paese rispetto a quelli. Faccio alcuni nomi, Montenegro, Albania,
Serbia che ormai da più di un decennio hanno avviato in qualche modo il cammino dell’integrazione europea, non è possibile lasciare questi paesi in stand-by e dire ora né nei prossimi 4 5 anni ci concentriamo solo sull’Ucraina e acceleriamo unilateralmente l’ingresso dell’Ucraina.
A scapito degli altri, io credo che questa sia una posizione ragionevole
C’è poi un discorso relativo ai rapporti bilaterali, allo status delle minoranze, alla della minoranza ungherese nella Transcarpazia, che sono in realtà soltanto 60 70.000 persone attualmente, che arrivano molto vicino al confine con l’Ungheria.
E questo questa, credo che fosse una questione che il governo Orbàn aveva sollevato 1.000 volte, in modo molto capzioso come una sorta di pretesto.
Moglie o non ha abbandonato al 100% questo discorso, ma pare che sia in vista un vertice bilaterale con Zelenskij, non si sa se in Ucraina probabilmente chi probabilmente a Budapest,
Dell’Ict dovrebbe venire a Budapest, si dovrebbe firmare un protocollo d’intesa che garantisca questo è già stato annunciato, per esempio maggiori diritti linguistici per questa piccola comunità, che naturalmente non non rappresenta nessun problema serio di sicurezza per l’Ucraina, qui il problema dei diritti linguistici ha capito era rivolto soprattutto alla grande massa di milioni di soffochi cioè quando l’Ucraina,
Ha cominciato a varare le leggi in protetti di protezione della lingua ucraina, naturalmente non lo faceva contro le minoranze polacche, romene o ungheresi dell’Ovest del paese, naturalmente c’era un discorso molto più significativo dal punto di vista di sicurezza nazionale ucraina, che riguardava quella grande parte del Paese che ancora parla.
La lingua russa e la lingua russa non è uno strumento sempre neutrale, appunto di comunicazione, quindi, se noi separiamo questi piani, probabilmente si arriverà a una sorta di normalizzazione, è quello che l’Ungheria non farà ma sinceramente mai neanche in grado di fare perché non è dotata praticamente più di un esercito importante e per esempio aiutare militarmente Kiev questo Peter Moses lo ha già escluso e io credo che Zelenskij non esisterà mai ulteriormente su questo punto ha capito, prima che l’Ungheria
Non è disponibile a un discorso di questo tipo e che, secondo me, è la cosa più importante, è che l’Ucraina, militarmente, non ha assolutamente bisogno dell’Ungheria Bulgaria non ha assolutamente nulla.
Dare all’Ucraina. L’importante è l’unica cosa che in Ungheria deve poter garantire all’Ucraina è un via libera e non veto rispetto alle decisioni che verranno prese dall’Unione europea. Chiarissimo professore, io la ringrazio per la sua analisi, ma anche per le molte informazioni che ci ha dato grazie al professor Stefano Bottoni a risentirci presto
Grazie a risentirci buona giornata.
