Robert Fico non ha usato mezzi termini. Il primo ministro slovacco ha dichiarato di voler fare “tutto il possibile” per impedire che la Slovacchia partecipi ai prestiti militari destinati all’Ucraina, prendendo posizione netta in vista del vertice NATO in programma ad Ankara nella prima settimana di luglio.
“Sto seguendo con grande preoccupazione i preparativi per il summit di Ankara”, ha detto Fico in un video pubblicato sul suo profilo Facebook. “Si parla di raccogliere ancora una volta denaro per Kiev. Circolano cifre di 70 miliardi di euro l’anno per sostenere la guerra. Farò tutto il possibile affinché la Slovacchia non partecipi alla concessione di prestiti militari all’Ucraina”.
La linea di Bratislava: aiuti sì, armi no.
Fico ha tenuto a precisare la distinzione che considera fondamentale: la Slovacchia è disposta a continuare a fornire assistenza umanitaria a Kiev, come già fa, ma non intende mettere un centesimo nel capitolo militare. Una posizione che il premier porta avanti con coerenza da mesi e che lo pone in rotta di collisione con la linea prevalente tra gli alleati atlantici.
La proposta che circola in vista del vertice di Ankara prevede uno stanziamento annuale di circa 70 miliardi di euro in assistenza militare all’Ucraina , una cifra che, se confermata, rappresenterebbe uno degli impegni collettivi più onerosi mai assunti dall’Alleanza Atlantica da quando è scoppiato il conflitto.
Un dissidente dentro la NATO.
Fico non è nuovo a questo tipo di uscite. Da quando è tornato al governo, il premier slovacco ha sistematicamente frenato sulle forniture di armi a Kiev e ha mantenuto canali di dialogo con Mosca che gli hanno attirato critiche pesanti da Bruxelles.
Il pensiero critico costa in UE.
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