Nuovi «ospiti» nell’Adriatico, Italia e Croazia fanno squadra per intercettarli
    La medusa bruna. Foto Istituto Ruđer Bošković

    Il mare sembra sempre lo stesso, ma sotto la superficie qualcosa sta cambiando. Nel Mare Adriatico compaiono specie che fino a qualche tempo fa non facevano parte di questo ecosistema: organismi arrivati da altri mari, spesso favoriti involontariamente dalle attività umane, che possono trovare nuove condizioni adatte per insediarsi e diffondersi.

    Tra questi c’è la cosiddetto noce di mare, un organismo trasparente che a prima vista può ricordare una medusa, ma che appartiene in realtà ai ctenofori. Originario dell’Atlantico occidentale, oggi è presente anche nell’Adriatico ed è una delle specie al centro delle ricerche condotte nell’ambito del progetto ALIENA.

    Una specie straniera non è sempre invasiva

    La presenza di una specie alloctona non significa automaticamente che si sia di fronte a un pericolo. Gli organismi possono arrivare al di fuori del loro habitat naturale in diversi modi, spesso attraverso l’intervento umano: per esempio nelle acque di zavorra delle navi oppure attaccati agli scafi.

    Il problema nasce quando una nuova specie riesce a stabilirsi, a riprodursi e a espandersi fino a esercitare un impatto negativo sulle specie autoctone, sugli ecosistemi o anche sulle attività economiche.

    “Le specie invasive possono entrare in competizione con quelle autoctone dell’Adriatico per il cibo, l’habitat e altre risorse”, spiega Daniela Marić Pfannkuchen del Centro per la ricerche marine di Rovigno dell’Istituto Ruđer Bošković. Un fenomeno che può avere conseguenze anche sulle specie di piccolo pesce azzurro, una risorsa sfruttata da secoli lungo le coste adriatiche.

    Daniela Marić Pfannkuchen del Centro per le ricerche marine di Rovigno, Istituto Ruđer Bošković. Foto Istituto Ruđer Bošković

    Il caso della noce di mare

    La noce di mare si nutre di zooplancton, minuscoli organismi animali che costituiscono un anello fondamentale della catena alimentare marina. Lo stesso zooplancton rappresenta però una fonte di nutrimento anche per molte specie di pesci.

    Popolazioni particolarmente numerose di questo organismo potrebbero quindi aumentare la pressione sulle risorse alimentari dalle quali dipendono le specie locali.

    Per questo, per gli scienziati non è sufficiente registrare l’arrivo di una nuova specie. È altrettanto importante capire dove compare, quanto è diffusa, se la sua presenza aumenta e con quale velocità si sta espandendo.

    La mappa della sua diffusione può infatti raccontare storie molto diverse. Una specie può avanzare progressivamente dal sud verso il nord dell’Adriatico oppure comparire improvvisamente in un porto, magari dopo essere stata trasportata dalle navi, e creare lì una nuova popolazione.

    La noce di mare. Foto Istituto Ruđer Bošković

    Interreg Italia-Croazia 2021-2027

    È proprio su questo fronte che si concentra ALIENA, acronimo di ALIgning Efforts to control Non-indigenous species in the Adriatic sea, progetto realizzato nell’ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Croazia 2021-2027.

    Il progetto mette insieme istituzioni e ricercatori dei due Paesi con l’obiettivo di costruire una base di conoscenze comune e rendere più coordinato il monitoraggio delle specie non indigene nell’Adriatico.

    Le osservazioni raccolte sul campo vengono integrate con modelli informatici in grado di stimare quando le condizioni ambientali possono favorire la presenza e la diffusione di determinate specie. Una prima versione degli strumenti previsionali è già stata sviluppata e viene ora verificata sulla base dei dati raccolti durante le ricerche pilota condotte in quattro aree dell’Adriatico.

    L’obiettivo non è semplicemente compilare un elenco di nuovi abitanti del mare, ma individuare i cambiamenti il prima possibile e sviluppare un sistema di allerta che permetta a ricercatori e istituzioni di valutare i rischi e intervenire, quando possibile, con maggiore tempestività.

    La idromedusa. Foto Istituto Ruđer Bošković

    Le nuove tecnologie per osservare il mare

    A cambiare sono anche gli strumenti utilizzati per scoprire ciò che vive nell’Adriatico. Le moderne tecniche molecolari consentono oggi di individuare organismi che, per le loro dimensioni ridotte, per la scarsa presenza o per la somiglianza con altre specie, risultano difficili da riconoscere attraverso i metodi tradizionali.

    Ma una nuova scoperta non significa necessariamente una nuova invasione. Alcune specie potrebbero essere sempre state presenti nel Mare Adriatico senza essere mai state individuate con le tecniche disponibili in passato.

    Anche i cittadini possono dare una mano

    Nel monitoraggio del mare può rivelarsi prezioso anche il contributo dei cittadini. Chi durante una nuotata, un’immersione o una giornata in mare dovesse osservare un organismo sconosciuto o insolito può fornire informazioni utili ai ricercatori.

    Una fotografia nitida, accompagnata dall’indicazione del luogo e del momento dell’avvistamento, può essere segnalata attraverso l’applicazione Crafting the Sea, che consente ai cittadini di partecipare direttamente all’osservazione dei cambiamenti in corso nell’Adriatico.

    Il progetto ALIENA ha un valore complessivo di 2,62 milioni di euro, dei quali circa 2,1 milioni finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Il capofila è la Regione Puglia e l’iniziativa coinvolge sette partner, cinque italiani e due croati: l’Istituto Ruđer Bošković, attraverso il Centro per la ricerca marina di Rovigno, e l’Istituto di oceanografia e pesca.

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