Buzau (Romania), 24 luglio 2026 – È di nuovo allerta in Romania dopo che un caccia F-16 delle forze armate ha abbattuto un drone che ha violato lo spazio aereo del paese: l’ennesima incursione dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, la seconda a distanza di poche settimane.
Secondo quanto riportato da ProTv, il velivolo senza pilota ha oltrepassato i confini rumeni alle 9.39 di oggi, venendo localizzato a circa 20 km a est di Sulina, a ridosso del mar Nero. La rotta anomala è proseguita nei cieli di Braila, Fetesti e Buzau, nel sud est del Paese. Per fronteggiare l’emergenza ed evitare pericolose conseguenze – a maggio un drone partito dall’Ucraina si è schiantato su un condominio a Galati – i comandi militari hanno ordinato il decollo di due caccia Eurofighter Typhoon italiani dalla base “Mihail Kogalniceanu” e di due F-16 da Fetesti. Uno di questi ultimi ha intercettato la minaccia, distruggendola alle 11.02. La neutralizzazione è avvenuta la di sopra di una zona agricola completamente disabitata tra i comuni di Pogoanele e Padina, nel distretto di Buzau. La popolazione è stata comunque avvertita della possibile caduta di detriti mediante RO-Alert.
Come sottolineato dal presidente Nicusor Dan, è stato possibile eliminare il drone con un intervento dall’alto proprio poiché si stava sorvolando una zona disabitata. Il ministro della Difesa Radu Miruta si è congratulato con i giovani piloti coinvolti, per poi ribadire la necessità di continuare a investire nella modernizzazione dell’apparato militare, con particolare attenzione ai sistemi radar e alle tecnologie antidrone.
Approfondisci:
Non è chiaro se il velivolo fosse ucraino o russo. Digi24 riporta che i piloti coinvolti nelle operazioni di neutralizzazione avrebbero affermato che si trattava di un drone Shahed.
Per la prima volta, le forze armate rumene sono state in grado di intercettare la minaccia sul proprio territorio e di neutralizzarla. Secondo l’ex generale Nato Dorin Toma, intervistato da Adevarul, negli altri casi gli sforzi furono vani a causa di numerose autorizzazioni gerarchiche necessarie prima di procedere con l’avvio delle operazioni. Il successo di oggi dimostrerebbe un’ottimizzazione della procedura autorizzativa in uno dei confini più caldi dell’Alleanza atlantica.

