Roma, 26 agosto 2026 – Dopo l’esercitazione dell’esercito di Mosca nell’enclave di Kaliningrad in vista di una possibile nuova mobilitazione militare, cresce la tensione al confine della regione russa. Il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha annunciato che 28 carri armati K2 di fabbricazione sudcoreana sono arrivati in Polonia e saranno schierati vicini ai margini di quest’area del territorio russo. “In Polonia sono già arrivati i primi carri armati coreani previsti dal contratto, firmato il 1° agosto 2025, per i nuovi K2 e K2PL. I 28 carri armati K2 sono appena arrivati in Polonia e andranno a rafforzare la 16ª Divisione Meccanizzata. Nelle prossime forniture arriveranno i carri nella versione K2PL, prodotti in parte utilizzando componenti polacchi”, ha scritto su X il ministro polacco.

Il ministro della difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz (Epa)
Le esercitazioni militari russe
La Russia sta infatti conducendo esercitazioni su scala nazionale per verificare la capacità delle proprie strutture militari di gestire un’eventuale nuova mobilitazione di massa, mentre Mosca fatica a reclutare abbastanza soldati per compensare le perdite in Ucraina. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando funzionari dell’intelligence occidentale. In particolare, a luglio scorso, ufficiali russi hanno condotto proprio a Kaliningrad, enclave di Mosca tra Polonia e Lituania, un’esercitazione sulle procedure per mobilitare la popolazione locale, simulando anche come alloggiare, nutrire e armare le nuove reclute. Esercitazioni analoghe sarebbero in corso in tutta la Russia.

Soldati russi marciano durante le prove della parata militare annuale del ‘Giorno della vittoria’, a San Pietroburgo, 29 aprile 2026 (Epa)
La possibile nuova chiamata alle armi di Mosca
Secondo le fonti del Wsj, il Cremlino non ha ancora deciso una nuova mobilitazione e potrebbe attendere le elezioni della Duma di fine settembre. La pressione aumenta però con le difficoltà nel reclutamento e con la volontà di Vladimir Putin di conquistare l’intero Donbass. Negli ultimi mesi, Mosca non avrebbe reclutato un numero sufficiente di soldati per sostituire gli uomini uccisi o feriti al fronte.
Una nuova chiamata alle armi potrebbe rafforzare il fronte, ma avrebbe effetti limitati nel 2026 e potrebbe incidere soprattutto sulla campagna del 2027. Il precedente del 2022, quando la mobilitazione provocò un’ondata di partenze dalla Russia, pesa inoltre sulle valutazioni del Cremlino.
