La procura polacca ha formalizzato martedì l’accusa di negazione dei crimini nazisti nei confronti di Grzegorz Braun, leader dell’estrema destra ed eurodeputato dei Non Iscritti, che in alcune dichiarazioni pubbliche aveva definito “false” le camere a gas del campo di sterminio di Auschwitz. Braun guida la Confederazione della Corona Polacca, formazione che secondo i sondaggi si attesta oggi intorno al 10 percento dei consensi, a poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche.
Il procuratore Robert Janicki ha precisato che Braun è accusato di aver negato pubblicamente, “contrariamente ai fatti”, il genocidio compiuto dalla Germania nazista ad Auschwitz-Birkenau, un reato che in Polonia prevede fino a tre anni di reclusione. L’eurodeputato si è dichiarato non colpevole, pur senza contestare di aver effettivamente pronunciato quelle affermazioni. Braun era stato convocato come sospettato presso la sede di Cracovia dell’Istituto polacco della Memoria Nazionale, l’organismo statale competente a perseguire i crimini legati all’occupazione nazista e al periodo comunista.
Le dichiarazioni all’origine dell’inchiesta.
Il procedimento trae origine da due interviste rilasciate da Braun nel luglio 2025. In una aveva sostenuto che “Auschwitz con le sue camere a gas è purtroppo un falso”; in un’altra aveva descritto le testimonianze sul loro utilizzo come una “narrazione propagandistica” alla base di quello che ha definito un “culto quasi religioso”. L’esistenza e l’impiego delle camere a gas ad Auschwitz-Birkenau sono documentati in maniera estesa e incontrovertibile: nel campo furono uccisi circa un milione di ebrei, insieme a circa 100mila tra polacchi, rom, prigionieri di guerra sovietici, persone omosessuali, testimoni di Geova e detenuti comuni.
Proprio in seguito a queste affermazioni, la Polonia aveva chiesto la revoca dell’immunità parlamentare di Braun, concessa dal Parlamento europeo lo scorso marzo. L’eurodeputato, che vanta un lungo curriculum di uscite antisemite, è già sotto processo per altri fatti contestati, tra cui l’utilizzo di un estintore per interrompere una celebrazione di Hanukkah al parlamento polacco nel 2023.
Un caso giudiziario che si intreccia con la politica.
Le vicende giudiziarie di Braun arrivano in un momento in cui il suo partito si sta affermando come forza potenzialmente decisiva in vista delle elezioni parlamentari dell’ottobre 2027. Un sondaggio CBOS pubblicato lunedì, che ridistribuisce le preferenze degli indecisi, colloca la formazione di Braun al 10,2 percento, contro il 21,3 percento del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) e il 14,9 percento della Confederazione, altra sigla di destra radicale.
Il leader del PiS, Jarosław Kaczyński, ha più volte escluso categoricamente un’alleanza con il partito di Braun. Una linea più sfumata è invece quella tenuta dal candidato premier del PiS, Przemysław Czarnek, che pur avendo escluso “al 200 percento” la presenza dello stesso Braun in un futuro governo guidato dal suo partito, non ha voluto chiudere la porta a una possibile coalizione con la sua formazione politica. Una distinzione che, secondo gli osservatori, potrebbe rivelarsi decisiva dopo l’ottobre 2027, quando la destra polacca, oggi frammentata in più sigle, potrebbe aver bisogno di ogni seggio disponibile per costruire una maggioranza di governo.
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