Giulia Cicchinè: un nome, una certezza. Da Altidona alla ribalta nazionale, che effetto le fa essere ormai la ‘donna del basket italiano?
«Per me è una grande emozione, la mia passione è divenuta una professione. Sono molto, molto orgogliosa».
Da un anno la vediamo a Sky, sarà a Pesaro lunedì per la partita della Nazionale contro la Serbia valida per le qualificazioni ai Mondiali?
«Sì, sarò alla Vitrifrigo Arena. Sarà bellissimo tornare nella mia regione. Le Marche sono casa mia, sono molto contenta anche perché verranno a Pesaro dei miei amici. Sono felicissima del fatto che possano venire a vedere la Nazionale oltre che a trovare me. La Nazionale unisce tutti, è bellissimo poter far parte di questa festa».
Cosa rappresenta per Lei Pesaro?
«Per me è sempre stata la trasferta di Natale, i derby tra Montegranaro e Pesaro erano sempre a Natale».
Cosa le piace dell’Italbasket?
«La grande versatilità: nella prima fase di qualificazione, pur senza i big, abbiamo dimostrato di potercela giocare con tutti, come visto a Bologna contro la Lituania. La Nazionale è un grande mix di esperienza e gioventù, ed il merito è del ct Luca Banchi che ha avuto il coraggio di far esordire i giovani, con un occhio al futuro che sembra molto promettente».
Che dire di coach Banchi?
«Mi piace molto come persona e come allenatore. Ha avuto il coraggio di mettere in campo forze diverse e di essere un motivatore, riesce a fare tantissimo con quello che ha a disposizione».
Pesaro uguale Basket, ma anche le Marche non scherzano…
«Lunedì sarà la festa di tutte le Marche, già a luglio c’era gente affamata di biglietti per questa sfida attesissima. Sono felicissima che l’avversaria sia la Serbia, una città che mangia pallacanestro dalla mattina alla sera meritava una squadra del genere.
Pesaro merita di vivere notti come questa, da pelle d’oca».
Dovesse fare un solo nome di questa ItalBasket, su quale punterebbe?
«Mi piace molto l’impatto che ha avuto Tommaso Baldasso, è sempre arrivato in Nazionale da underdog mentre con Banchi sta trovando spazio e lo sta ripagando della fiducia. Melli mi piace come leader e come capitano. Se Nik alza la voce, viene ascoltato dagli altri e questo serve in finestre di qualificazione brutali come questa. Melli ora può dare l’impronta per quelli che arriveranno».
Cosa manca alle Marche per primeggiare nella pallacanestro?
«Nulla, siamo una regione che vive di pallacanestro. Bisogna ripartire dalle basi e avere al massimo due squadre nei campionati di vertice. Ne ho parlato a fine stagione con Alessandro Pajola (anconetano, due volte campione d’Italia con la Virtus Bologna e ora a Belgrado sponda Partizan, ndr). Gli ho detto Ale, dobbiamo fare qualcosa per il basket marchigiano. Mi ha risposto ‘hai ragione».
Un giornalista può emozionarsi o deve restare impassibile?
«L’emozione in tv ci sta, io sono un po’ il tramite tra chi sta al palazzetto e chi purtroppo non può. Se vivo una situazione emozionante, io la trasmetto, spero possa percepirsi la mia emozione nel tornare a casa. Spero si capisca quanto ci tengo alla Nazionale. L’emozione non toglie niente alla professionalità giornalistica, anzi, aggiunge. Subito dopo Pesaro, dal 2 settembre sarò a Berlino al seguito della Nazionale femminile impegnata ai Mondiali. Siamo veramente forti».
Ha mai pensato un giorno vorrei essere la prima voce della Nazionale maschile’?
«Onestamente, no. Forse col tempo cambierò idea ma per adesso mi trovo benissimo nel ruolo di conduttrice. Sono quella che lancia il telecronista, è già una grande responsabilità».
