Roma, 27 agosto 2026 – Chi spera nel dialogo, chi teme un’escalation e chi minaccia. La guerra in Ucraina ha ormai superato la dimensione bilaterale e ne ha assunta una continentale, con l’Unione europea che, se da una parte deve tutelare la propria sicurezza e la sopravvivenza di Kiev, dall’altra non ha ancora capito fino in fondo quale partita stiano giocando gli Stati Uniti. I toni, di sicuro, restano accesi, soprattutto quelli del ministero degli Esteri russo. La portavoce Maria Zakharova, in uno dei suoi consueti e infuocati punti stampa, ha prima accusato Gran Bretagna e Francia di “scherzare col fuoco”, poi ha avvertito che Mosca potrebbe colpire “qualsiasi obiettivo militare e attrezzatura britannica in Ucraina e al di fuori di essa” in risposta agli attacchi ucraini contro il territorio russo compiuti con armi britanniche. Segno che la fornitura degli Storm Shadow, almeno da parte del ministero degli Esteri russo, viene interpretata non come un semplice sostegno a Kiev, ma come un salto di qualità nel coinvolgimento occidentale. Sullo sfondo, Londra accelera la revisione dei piani di difesa nazionale e prepara una campagna informativa per la popolazione.

    La buona notizia, ammesso che corrisponda a verità, è che poco dopo Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha gettato acqua sul fuoco, spiegando che le notizie su una presunta intenzione della Russia di attaccare la Nato “non hanno nulla a che vedere con la realtà” e sono solo “spauracchi”. Donald Trump conferma: “Ho avuto buoni colloqui con Putin, non attaccherà un territorio della Nato”. Una linea analoga a quella espressa a Bruxelles: “Non ravvisiamo alcun rischio immediato di un attacco da parte della Russia”, ha dichiarato un alto funzionario Ue, molto più preoccupato per la minaccia ibrida.

    La Russia minaccia Londra: “Rappresaglie su basi britanniche se Kiev attacca con le vostre armi”

    Con un’aggravante: la scarsa comunicazione con quello che, sulla carta, resta il principale alleato. Il direttore della Cia, John Ratcliffe, non avrebbe informato l’Ue della sua missione a Mosca di martedì scorso. Secondo il Wall Street Journal, lo scopo sarebbe stato mettere in guardia il Cremlino da eventuali attacchi contro Paesi Nato. Donald Trump ha però ridimensionato la portata dell’incontro, definendolo una visita “semi-routine”, mentre il capo dell’Svr russo, Sergei Naryshkin, ha parlato di normale “incontro di lavoro”.

    Dall’Alleanza Atlantica, intanto, la parola d’ordine resta prudenza. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a margine dell’incontro con il sottosegretario Usa Elbridge Colby, ha detto che la “Nato 3.0”, con un maggiore impegno di Europa e Canada, “è già realtà”. Sul campo, però, per un passo avanti se ne fanno tre indietro. Il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov, ha rivelato che a settembre potrebbe tenersi un nuovo ciclo di colloqui fra le delegazioni russa e ucraina. Molto dipenderà da ciò che accadrà fino ad allora.

    E i segnali non sono incoraggianti. Kiev continua a colpire la Russia dove fa più male, cioè nelle infrastrutture energetiche. Ieri un attacco di droni ha raggiunto la raffineria Bashneft-Ufaneftekhim di Ufa, capitale della Repubblica del Bashkortostan, oltre mille chilometri da Mosca. A San Pietroburgo, un ordigno è esploso all’interno di un’auto sull’autostrada Kolpinskoye: è morto un ufficiale delle Forze aerospaziali russe, mentre la moglie è rimasta ferita. Ma, secondo il capo di Stato maggiore, Valery Gerasimov, le truppe russe avanzano su un fronte di 160 chilometri per prendere il controllo di tutto il Donetsk e “hanno superato, in alcune zone, la prima linea difensiva del complesso fortificato di Sloviansk-Kramatorsk”.

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