All’indomani della morte dell’ex comandante militare serbo-bosniaco , Belgrado proclama le onorificenze, mentre all’Aja viene aperta un’indagine completa sulle circostanze del decesso.

    L’AJA – L’ex comandante militare serbo-bosniaco Ratko Mladic “riceverà tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto”. Ad annunciarlo all’emittente locale K1 è stato il ministro della Giustizia della Serbia, Nenad Vujic, all’indomani della scomparsa dell’ex generale. 

    Mladic è morto giovedì 27 agosto all’età di 84 anni in un ospedale penitenziario dell’Aja, a seguito di diversi ictus, mentre stava scontando la condanna all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

    In seguito al decesso, la giudice Graciela Gatti Santana ha ordinato un’indagine completa sulle circostanze della morte per accertare con esattezza cosa sia accaduto nelle sue ultime ore di vita sotto la custodia delle autorità giudiziarie internazionali.  

    Le precarie condizioni di salute dell’ex militare avevano spinto la famiglia e i funzionari serbi a chiederne ripetutamente la scarcerazione, ma le istanze erano state tutte respinte dal tribunale dell’Aja. 

    Soprannominato il “macellaio di Srebrenica”, Mladic ha rappresentato il braccio militare del brutale triumvirato completato sul piano politico dall’ex presidente jugoslavo Slobodan Milošević e dal leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic durante la dissoluzione della Jugoslavia. Nel conflitto del 1992-1995 (costato la vita a circa 100.000 persone e con oltre 2,2 milioni di sfollati) le forze da lui guidate si resero responsabili dell’esecuzione di 8.000 uomini e ragazzi musulmani bosniaci a Srebrenica, all’epoca enclave protetta dall’Onu.  

    I filmati del 1995 lo ripresero mentre distribuiva dolciumi ai bambini prima di deportarli insieme alle donne, per poi far condurre gli uomini nei boschi dove vennero giustiziati. I corpi furono gettati in fosse comuni, poi riaperte e spostate nel tentativo di cancellare le prove, come emerso dalle testimonianze dei sopravvissuti su omicidi, torture e stupri. 

    Incriminato nel novembre 1995 dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Icty) e rimosso dall’incarico, Mladic è riuscito a sfuggire alla cattura per 16 anni, conducendo una vita di lusso grazie alla complicità di settori militari serbi. Arrestato nel maggio 2011 dopo la caduta di Milošević, fu infine trasferito all’Aja. 

    La decisione di concedergli gli onori di Stato riaccende le tensioni attorno alla sua figura, condannata dai tribunali internazionali ma ancora celebrata come un eroe da esponenti politici e parte della società serba. Il presidente della Republika Srpska (Rs), Sinisa Karan, lo ha definito “una delle figure militari più importanti del popolo serbo durante l’epoca cruciale in cui fu creata e difesa la Repubblica Srpska”, accusando la Corte dell’Aja di non aver agito “in conformità con i più alti standard di protezione dei diritti umani fondamentali e il diritto a un trattamento medico adeguato e dignitoso”. 

    A fargli eco, il ministro del Lavoro della Rs Radan Ostoji, che all’emittente Rtrs ha dichiarato che “il generale Ratko Mladić è un eroe, un eroe che il popolo serbo deve ricordare per sempre”. Analoghe le parole della rappresentante serba alla presidenza della Bosnia-Erzegovina, Zeljka Cvijanovic, che ha assicurato che il popolo serbo lo ricorderà “come il comandante che, nel periodo più difficile, è stato a capo del celebre esercito della Republika Srpska, che difese il popolo e le frontiere della nostra Repubblica”. 

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