I funerali di Stato per Ratko Mladić, l’ex comandante militare serbo-bosniaco morto giovedì all’Aia a 84 anni, rischiano di incrinare ulteriormente il già complesso percorso di adesione della Serbia all’Unione europea. «Qualsiasi glorificazione dei criminali di guerra è in contrasto con i valori europei fondamentali e non ha spazio né nell’Ue né nei Paesi candidati all’adesione», ha scandito un portavoce della Commissione europea, dopo l’annuncio che Mladić sarà riportato in Serbia e omaggiato con onori di Stato e militari, pur essendo stato condannato per crimini di guerra e contro l’umanità.
Dal 2017 Mladić stava scontando nei Paesi Bassi una condanna all’ergastolo per i crimini commessi durante la guerra civile in Bosnia-Erzegovina, per il genocidio di Srebrenica del 1995 – nel quale furono uccisi oltre 8.000 bosniaci musulmani – e per le atrocità dell’assedio di Sarajevo. «Era un criminale di guerra», è il giudizio senza appello di Bruxelles, che avverte Belgrado che, «qualora Mladić venisse sepolto in Serbia, spetterebbe alle autorità serbe confermare il loro eventuale ruolo nei suoi funerali».
Il monito
Il monito della Commissione Ue non si fa attendere dopo l’annuncio shock del ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic, intenzionato a garantire all’ex comandante “tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto”. Un atto dovuto, secondo Belgrado, previsto dal protocollo per gli ex generali dell’esercito.
Anche il presidente serbo Aleksandar Vucic si è scagliato contro il tribunale delle Nazioni Unite per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia definendo un «comportamento incivile» il rifiuto di concedere all’ex generale, ormai malato, la scarcerazione anticipata per motivi di salute. «L’Aja voleva che morisse dietro le sbarre, non in Serbia, dove voleva lui», è l’accusa. «Questo è un comportamento contrario alla civiltà, senza precedenti e senza giustificazione». E il capo del Consiglio di sicurezza nazionale russo Serghei Shoigu ha condannato «il verdetto ingiusto» e le «disumane condizioni di carcerazione» di Mladić, esprimendo le «più profonde condoglianze» alla famiglia del leader militare serbo-bosniaco.
La vicenda
Arrestato nel 2011, dopo anni di latitanza, l’ex comandante soprannominato «il macellaio della Bosnia» era stato consegnato alla giustizia internazionale proprio mentre la Serbia consolidava il proprio avvicinamento all’Ue. Una tappa considerata da Bruxelles tra i segnali più forti della volontà di prendere le distanze dal passato. La condanna all’ergastolo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia è arrivata nel 2017, quando ormai l’iter di integrazione all’Unione europea era già avviato. La domanda di adesione all’Ue è arrivata nel 2009 e Belgrado ha ottenuto lo status di Paese candidato a marzo 2012.
I negoziati di adesione sono iniziati formalmente solo nel 2014 e, ad oggi, 22 capitoli negoziali su 35 sono aperti, di cui solo due provvisoriamente chiusi. Dal 2021 il percorso negoziale ha però registrato progressi limitati, mentre negli ultimi anni le tensioni tra Bruxelles e Belgrado si sono ulteriormente acuite. A pesare sulle loro relazioni anche le proteste di massa che hanno attraversato la Serbia dal novembre 2024. Manifestazioni, secondo Bruxelles, che «riflettono la delusione dei cittadini» per la corruzione e la percezione di una mancanza di responsabilità e trasparenza da parte del Paese. Anche il rallentamento delle riforme e la mancanza di allineamento con l’Ue, soprattutto in politica estera e nei confronti della Russia, sono tra le principali criticità del percorso di integrazione europeo di Belgrado.
A luglio un gruppo di Paesi Ue si è opposto all’apertura del Cluster 3 dei negoziati di adesione, dedicato a «Competitività e crescita inclusiva», sollevando preoccupazioni in particolare sul rispetto dello Stato di diritto da parte della Serbia. E rallentandone l’avvicinamento all’Ue. A complicare ulteriormente il quadro, la decisione di rendere omaggio con onori di Stato a Mladić rischia di aggiungere un ulteriore elemento di tensione nel già difficile rapporto con Bruxelles.
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