Quasi settant’anni di storia, centinaia di gruppi arrivati da ogni parte del mondo e una frase rimasta intatta nel tempo: “Per meglio amarci, conoscerci, aiutarci”. È attorno a questo motto che il Festival Internazionale del Folklore “Castagna d’Oro” ha costruito la propria identità, trasformando Susa, anno dopo anno, in un punto d’incontro tra culture, lingue e tradizioni diverse.
Nato alla fine degli anni Cinquanta come rassegna dedicata ai comuni della Valle di Susa e alle loro fanfare, il Festival ha presto allargato il proprio sguardo. Quella che era una manifestazione locale è diventata una rassegna internazionale capace di portare nella città piemontese musiche e danze dall’Europa, dall’America Latina, dall’Asia e dall’Africa.
La sera di sabato 29 agosto questo lungo viaggio è passato ancora una volta da Piazza della Repubblica a Susa. Francia, Serbia e Perù hanno portato sul palco costumi, canti e danze tradizionali, davanti a una piazza gremita e sotto la luna piena di agosto.
La città, per una sera, ha cambiato ritmo. I passi dei ballerini, i tamburelli, le musiche e i colori dei costumi hanno attraversato la piazza, mentre dietro al palco continuava il movimento di chi provava gli ultimi passi, sistemava un abito, si sgranchiva le gambe o aspettava il proprio turno. Attorno, l’odore della brace, le persone che si incontravano, le risate e la voglia di stare insieme.
La storia del Festival parte da qui, dalla Valle di Susa, ma nel tempo ha saputo andare molto lontano. La prima edizione risale al 1957 e nasce con una forte impronta locale, pensata come una vetrina per i comuni della valle e per le loro fanfare musicali. Il successo è immediato: oltre cinquemila persone assistono alla manifestazione in piazza. Nello stesso periodo nasce anche il gruppo folkloristico locale della Pro Susa.
Sono gli anni in cui la rassegna inizia a crescere e a guardare oltre i confini del territorio. Il folklore diventa il linguaggio attraverso cui mettere in comunicazione persone provenienti da Paesi diversi, accomunate dalla musica, dalla danza e dalle proprie tradizioni.
Susa, storicamente conosciuta come la “Porta d’Italia” per la sua posizione strategica di collegamento, diventa così anche la “Porta del Mondo”.
Negli anni sul palco arrivano gruppi da Russia, Messico, Bulgaria, Ungheria, Turchia, Spagna, Argentina, Portogallo, Polonia, Scozia, Irlanda, Bielorussia, Cechia, Slovacchia, Serbia, Slovenia, Albania, Cuba, Kamtchatka, Togo, Burkina Faso, India, Ucraina, Montenegro, Georgia e Brasile, insieme ai gruppi italiani e alle realtà folkloristiche locali.

Il gruppo folkloristico della Serbia durante la 59ª edizione del Festival Internazionale del Folklore “Castagna d’Oro” a Susa.
Una storia che attraversa anche la televisione italiana. Tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta il Festival raggiunge una popolarità sempre maggiore e sul palco arrivano alcuni dei volti più conosciuti della televisione. Nel 1959 la conduzione viene affidata a Enzo Tortora, negli anni successivi saranno protagonisti della manifestazione anche Mike Bongiorno, Gigi Sabani e Rita Pavone.
Poi arriva una pausa negli anni Ottanta. La manifestazione riparte negli anni Novanta grazie alla Pro Susa e torna progressivamente a occupare il proprio spazio nell’estate della città. Da allora il Festival continua il suo percorso, arrivando quest’anno alla 59ª edizione.
Dietro alla serata c’è una macchina organizzativa che si muove continuamente. I gruppi arrivano, provano, sistemano i costumi, si preparano a entrare in scena. Qualcuno ripete i passi, qualcun altro aspetta il proprio momento. Poi le luci si accendono e tutto quel movimento che per ore è rimasto dietro al palco diventa spettacolo.
Il motto del Festival, “Per meglio amarci, conoscerci, aiutarci”, torna così al centro della storia della manifestazione. Un’eredità lasciata da Giulio Fabiano, architetto e fondatore del Festival, che negli anni ha visto crescere quella che era nata come una rassegna locale.
L’edizione 2026 è stata dedicata alla memoria di sua figlia Gisella, scomparsa pochi giorni prima della 59ª edizione. Negli anni Novanta Gisella aveva sostenuto con forza la ripartenza del Festival, diventandone poi la madrina.
La serata entra nel vivo; la prima formazione a esibirsi è stata quella francese di Lou Folatons, gruppo folkloristico con sede a Passy, località ai piedi del Monte Bianco nella regione dell’Alta Savoia.
I costumi tradizionali hanno riempito il palco di colori. I ballerini si sono mossi seguendo il ritmo della musica, con danze di gruppo che hanno coinvolto la piazza. La tradizione dell’Alta Savoia è arrivata così nel cuore di Susa, attraverso abiti, passi e melodie.
Poi la Serbia, con l’associazione culturale e artistica KUD Boleč di Boleč. I piedi si muovono veloci, quasi a rincorrere il ritmo dei tamburelli. I costumi catturano la luce, i colori si alternano nei movimenti dei ballerini. La danza diventa energia, una sequenza di passi rapidi che tiene il pubblico con gli occhi rivolti al palco.
Per il gran finale è arrivato il Perù, con l’Asociación Cultural Perú Sentimiento y Tradición di Lima.
Ritmi travolgenti, costumi sgargianti e movimenti frenetici hanno chiuso la serata. La musica aumenta, i ballerini riempiono la scena e il ritmo arriva fino alla piazza. Qualcuno tra il pubblico accenna a seguire i passi, qualcuno balla, mentre il suono continua a mescolarsi alle voci e all’odore della brace.
La 59ª edizione prosegue domenica 30 agosto con altre esibizioni culturali e attività di intrattenimento dedicate alle famiglie. Accanto agli appuntamenti continua anche l’area gastronomica, con l’asado e i piatti della tradizione.
Dalla prima rassegna dedicata alle fanfare della Valle di Susa fino ai gruppi arrivati da tre continenti, il Festival ha costruito negli anni una storia fatta di incontri. Una storia che passa attraverso le generazioni e che ogni estate torna a prendere forma nelle piazze di Susa.
Quella “Porta d’Italia” che per una sera torna ad aprirsi verso il mondo, tra una danza, un costume tradizionale e una musica arrivata da lontano. E il suo motto continua a camminare insieme al Festival: per meglio amarci, conoscerci, aiutarci.

