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Per la prima volta nella storia della Chiesa una donna è postulatrice della causa di canonizzazione di un Pontefice. È Stefania Falasca, giornalista e studiosa di Albino Luciani, vicepresidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I, alla quale è affidato il percorso verso la canonizzazione del Papa dei 33 giorni, beatificato da Francesco il 4 settembre 2022. Un primato significativo anche dentro un settore, quello delle cause dei santi, rimasto per lungo tempo prevalentemente maschile e nel quale il postulatore svolge un ruolo decisivo: raccoglie e organizza la documentazione, segue l’iter presso il Dicastero delle Cause dei Santi e accompagna la verifica delle condizioni necessarie per arrivare alla proclamazione della santità.
APPROFONDIMENTI
Falasca era a Bucarest domenica 30 agosto alla guida della delegazione arrivata da Roma per portare nella chiesa del Santo Redentore una reliquia ex indumentis e un’immagine del beato Giovanni Paolo I.
Un’iniziativa che testimonia come la devozione per Albino Luciani abbia ormai superato da tempo i confini italiani e stia trovando nuovi spazi anche nell’Europa orientale.
La celebrazione si è svolta nella cosiddetta «chiesa italiana» di Bucarest, costruita tra il 1915 e il 1916 per assicurare assistenza pastorale alla numerosa comunità di italiani emigrati in Romania in cerca di lavoro. Un luogo particolarmente simbolico per ricordare Luciani, che proveniva a sua volta da una famiglia segnata dall’emigrazione. A presiedere la Messa è stato il nunzio apostolico in Romania, Giampiero Gloder, insieme all’arcivescovo metropolita di Bucarest Aurel Perca, all’emerito Ioan Robu e ai sacerdoti della parrocchia. Presenti cattolici romeni e italiani, la nipote di Giovanni Paolo I, Lina Petri, e l’ambasciatrice italiana in Romania, Laura Aghilarre.
L’iniziativa rientra nelle attività promosse anche dalla Asociatia Papa Luciani, nata per diffondere in Romania la conoscenza del pensiero e della spiritualità del Pontefice veneto. Gloder ha costruito l’omelia anche sui propri ricordi personali. Originario di Asiago, era un giovane seminarista quando, il 26 agosto 1978, assistette in Piazza San Pietro all’elezione di Albino Luciani. «Ricordo la grande gioia che provammo nel vedere un figlio della nostra Terra veneta, il cardinale Albino Luciani, Patriarca di Venezia, eletto Successore dell’Apostolo Pietro con il nome di Giovanni Paolo I».
Al centro dell’omelia è emersa soprattutto l’attualità di una figura rimasta nell’immaginario collettivo per la semplicità del linguaggio e per la brevità eccezionale del pontificato, ma la cui eredità spirituale è stata progressivamente ricostruita proprio attraverso il lavoro della causa di beatificazione. Gloder ha ricordato la familiarità con cui Luciani, appena eletto Papa, continuava a chiedere notizie di sacerdoti, anziani e parrocchie delle diocesi di Belluno, Vittorio Veneto e Venezia. Una prossimità pastorale che, ha sottolineato il nunzio, anticipava quella «vicinanza ai sacerdoti e alla gente» sulla quale Francesco avrebbe insistito ripetutamente durante il proprio pontificato.
Una spiritualità condensata anche in una delle frasi più celebri di Giovanni Paolo I, pronunciata all’Angelus del 10 settembre 1978: «Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile». E poi quell’immagine sorprendente di Dio: «È papà, più ancora è madre». Per Luciani la fede non era tanto uno sforzo quanto un affidamento, quasi un «arrendersi a Dio». Non a caso dedicò all’umiltà la prima udienza generale del suo pontificato: «Quando io dico: Signore, io credo, non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla sua mamma».
A quasi mezzo secolo dalla morte improvvisa di Giovanni Paolo I, il percorso verso la santità continua dunque anche fuori dall’Italia. E lo fa con un elemento che aggiunge un piccolo primato alla storia del Papa dei 33 giorni: a guidarne la causa verso la canonizzazione è, per la prima volta per un Pontefice, una donna.
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