(AGENPARL) – Roma, 31 Settembre 2026 – La guerra in Ucraina sta entrando in una fase nella quale la capacità di resistenza di un Paese non viene misurata soltanto sulla linea del fronte. Magazzini, centri di distribuzione, supermercati, reti elettriche, trasporti e infrastrutture energetiche stanno diventando elementi sempre più importanti di una battaglia che investe direttamente la vita quotidiana della popolazione civile.
Dopo cinque giorni consecutivi di pesanti attacchi russi contro Kiev e la regione circostante, in alcuni supermercati sono comparsi scaffali vuoti. Non si tratta, secondo le autorità ucraine, dell’inizio di una crisi alimentare nazionale, ma della conseguenza delle ripetute interruzioni della rete logistica provocate dagli attacchi contro magazzini e centri di distribuzione.
È una distinzione fondamentale.
L’Ucraina continua a possedere capacità agricole e alimentari considerevoli. Il problema immediato non sarebbe dunque la disponibilità complessiva di cibo, quanto la capacità di trasferire rapidamente le merci dai produttori ai depositi e dai depositi ai punti vendita mentre infrastrutture logistiche vengono danneggiate e gli allarmi aerei interrompono continuamente trasporti e attività economiche.
La guerra, in altre parole, sta colpendo il sistema circolatorio dell’economia.
Magazzini sotto attacco
Lunedì mattina una vasta colonna di fumo nero era visibile sopra Kiev, mentre nuovi attacchi interessavano la regione della capitale.
A Brovary e Boryspil, due importanti centri situati nell’area metropolitana di Kiev e strategicamente rilevanti anche dal punto di vista logistico, diversi magazzini sarebbero stati colpiti. Secondo Tymur Tkachenko, responsabile dell’amministrazione militare locale, almeno quattro persone sono rimaste ferite.
Il problema è cumulativo.
La distruzione di un singolo deposito può essere compensata attraverso altri centri. Ma quando gli attacchi si ripetono, le aziende devono continuamente spostare scorte, modificare percorsi, utilizzare magazzini più piccoli e decentralizzati e riorganizzare i trasporti.
Tutto questo aumenta tempi e costi.
Se contemporaneamente migliaia di consumatori, temendo nuove interruzioni, acquistano quantità superiori al normale, alcuni punti vendita possono svuotarsi molto rapidamente anche senza una reale carenza nazionale di prodotti.
È il meccanismo attraverso il quale un problema logistico può trasformarsi in un problema psicologico e successivamente economico.
Kiev: “L’Ucraina non soffrirà la fame”
Proprio per impedire che la situazione generi panico, Serhii Beskrestnov, consigliere del presidente Volodymyr Zelenskyy, ha cercato di rassicurare la popolazione.
Il messaggio delle autorità è che non esiste una prospettiva di fame e che produttori e grandi catene commerciali stanno già riorganizzando i propri sistemi di distribuzione.
Beskrestnov ha inoltre invitato gli ucraini a non diffondere indiscrezioni o informazioni non verificate sulle presunte carenze.
La gestione dell’informazione diventa infatti parte della gestione della crisi.
In una situazione di guerra, la percezione di una possibile scarsità può provocare acquisti preventivi. Gli acquisti preventivi producono effettivamente scarsità temporanee. Le fotografie degli scaffali vuoti vengono quindi diffuse sui social network, aumentando ulteriormente la paura.
Spezzare questa dinamica è essenziale.
Secondo il consigliere presidenziale, inoltre, i partner europei sarebbero disponibili a intervenire qualora emergessero carenze reali nelle forniture alimentari.
L’obiettivo strategico: logorare la società
Zelenskyy ha descritto la strategia russa come un tentativo di logorare l’Ucraina e, prima di tutto, la sua popolazione.
È la lettura politica di Kiev, ma individua una caratteristica evidente della guerra contemporanea: la distinzione tra fronte militare e retrovia economica è sempre meno netta.
Colpire una centrale elettrica può ridurre la capacità industriale.
Colpire un deposito può rallentare la distribuzione alimentare.
Colpire una sottostazione può interrompere acqua, riscaldamento, comunicazioni e trasporti.
Colpire ripetutamente le città costringe inoltre milioni di persone a modificare continuamente lavoro, scuola, sonno e attività quotidiane.
L’effetto ricercato non è quindi necessariamente soltanto la distruzione fisica dell’obiettivo.
È l’accumulo della pressione.
Cinque giorni di allarmi
La regione di Kiev ha vissuto giorni di allarmi quasi continui.
L’impatto sulla società è difficile da quantificare esclusivamente attraverso il numero delle vittime.
Ogni allarme può interrompere una lezione, una produzione industriale, una consegna, un viaggio ferroviario o il lavoro di un centro commerciale. Se la minaccia si ripete quotidianamente, la produttività dell’intera area urbana viene progressivamente compromessa.
La questione diventa ancora più delicata con la ripresa dell’anno scolastico.
Le scuole ucraine dispongono ormai diffusamente di rifugi e procedure per trasferire gli studenti in aree protette durante gli allarmi. In numerose situazioni è inoltre possibile ricorrere all’insegnamento online.
Ma dopo una sequenza di attacchi particolarmente intensa, la decisione delle famiglie di mandare o meno i figli fisicamente a scuola diventa inevitabilmente anche una valutazione personale del rischio.
La nuova minaccia: i droni a reazione
Sul piano militare, l’elemento probabilmente più significativo riguarda però una nuova evoluzione della minaccia aerea.
Zelenskyy ha riconosciuto apertamente le difficoltà incontrate dalla difesa ucraina nel contrastare droni a reazione ad alta velocità impiegati sempre più frequentemente dalla Russia.
Secondo il presidente ucraino, tra giovedì e domenica Mosca avrebbe lanciato quasi 1.500 droni contro il territorio ucraino, circa 800 dei quali appartenenti alla categoria dei sistemi a reazione.
Se queste cifre vengono considerate nel loro significato operativo, emerge la dimensione del problema.
Non si tratta più soltanto di intercettare singoli velivoli senza pilota.
L’Ucraina deve affrontare saturazioni dello spazio aereo nelle quali differenti categorie di droni possono essere impiegate contemporaneamente per confondere radar, consumare intercettori e costringere la difesa a reagire a un numero enorme di tracce.
Perché la velocità cambia la guerra dei droni
I droni relativamente lenti possono essere contrastati con una gamma molto ampia di strumenti: mitragliatrici, cannoni antiaerei, elicotteri, sistemi elettronici e droni intercettori.
Aumentando la velocità, il tempo disponibile per individuare, classificare e distruggere il bersaglio diminuisce drasticamente.
Questo può obbligare il difensore a impiegare sistemi più sofisticati e costosi.
Ed emerge così uno dei principali problemi economici della difesa aerea moderna: il rapporto tra il costo dell’attaccante e quello dell’intercettore.
Utilizzare sistematicamente missili da centinaia di migliaia o milioni di euro contro droni prodotti a costi molto inferiori può diventare insostenibile nel lungo periodo.
La soluzione è costruire intercettori economici e prodotti su scala industriale.
Kiev punta sui droni intercettori
Zelenskyy ha affermato che quattro aziende ucraine stanno sviluppando sistemi senza pilota destinati specificamente all’intercettazione e che una di esse avrebbe raggiunto risultati particolarmente promettenti.
Non sono stati forniti ulteriori dettagli, comprensibilmente sensibili dal punto di vista operativo.
Ma la direzione tecnologica è evidente.
L’Ucraina cerca di rispondere alla produzione industriale russa di droni costruendo una propria industria di intercettori.
È una trasformazione importante della difesa aerea.
Per decenni la protezione dello spazio aereo è stata associata soprattutto a radar e missili terra-aria. La guerra russo-ucraina sta accelerando invece lo sviluppo di una nuova architettura composta da sensori, guerra elettronica, sistemi automatici e droni progettati per abbattere altri droni.
Una guerra industriale
Dietro la battaglia tecnologica esiste una questione ancora più profonda: la capacità produttiva.
Se vengono lanciati centinaia di sistemi in pochi giorni, non basta possedere la tecnologia per contrastarli. Bisogna essere capaci di produrre gli strumenti difensivi in quantità comparabili.
La guerra torna così ad assumere una dimensione industriale.
Fabbriche, componenti elettronici, motori, esplosivi, software e capacità di assemblaggio diventano elementi strategici tanto quanto carri armati e artiglieria.
Chi riesce a produrre più rapidamente può imporre all’avversario costi crescenti.
Energia: l’altra grande vulnerabilità
Parallelamente agli attacchi contro la logistica, la Russia continua a colpire il sistema energetico ucraino.
Nella regione settentrionale di Chernihiv, secondo il responsabile dell’amministrazione militare regionale Viacheslav Chaus, un attacco notturno con droni avrebbe danneggiato un’infrastruttura energetica.
L’avvicinarsi dell’inverno rende il dossier particolarmente sensibile.
Una rete elettrica non serve soltanto a illuminare le abitazioni.
Alimenta pompe dell’acqua, ospedali, ferrovie, telecomunicazioni, industrie, magazzini refrigerati e sistemi di riscaldamento.
Energia e logistica sono quindi strettamente connesse.
Anche un supermercato perfettamente rifornito diventa vulnerabile se viene interrotta a lungo l’alimentazione necessaria alla catena del freddo.
Mosca annuncia nuovi attacchi
Secondo quanto riportato, il ministero della Difesa russo avrebbe annunciato la preparazione di nuovi attacchi su larga scala contro infrastrutture energetiche ucraine.
Qualora questa campagna proseguisse con intensità, l’obiettivo immediato di Kiev sarebbe attraversare l’autunno e l’inverno mantenendo contemporaneamente funzionanti generazione, trasmissione e distribuzione.
Negli anni di guerra l’Ucraina ha sviluppato una notevole capacità di riparazione delle infrastrutture.
Ma esiste una differenza tra riparare singoli impianti e sostenere una campagna continuativa nella quale le infrastrutture ripristinate vengono nuovamente attaccate.
La vera battaglia diventa quindi una competizione tra velocità di distruzione e velocità di ricostruzione.
Anche l’Ucraina porta la guerra in Russia
Il conflitto, naturalmente, non procede in una sola direzione.
L’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro infrastrutture economiche e strategiche russe, compresi impianti petroliferi, raffinerie, depositi e altri obiettivi collegati alla capacità economica di Mosca.
Secondo il ministero della Difesa russo, nella sola notte tra domenica e lunedì sarebbero stati abbattuti 239 droni ucraini in quattordici regioni della Federazione, nella Crimea occupata e sul Mar Nero.
Anche queste cifre provengono dalla parte belligerante e devono essere considerate come dichiarazioni ufficiali russe.
Ma mostrano comunque un elemento indiscutibile: la guerra dei droni è diventata profondamente bidirezionale.
Kiev cerca di trasferire sul territorio russo una parte dei costi economici e psicologici del conflitto.
Belgorod e le vittime russe
La guerra continua inoltre a produrre vittime civili anche sul territorio russo.
Secondo le autorità locali, un attacco ucraino contro Belgorod avrebbe provocato domenica sera la morte di tre persone.
La città, vicina al confine, è diventata negli anni uno dei territori russi maggiormente esposti alle conseguenze dirette del conflitto.
Questi episodi ricordano che l’espansione geografica degli attacchi aumenta inevitabilmente anche il rischio per le popolazioni civili.
La battaglia delle catene di approvvigionamento
La situazione dei supermercati ucraini deve essere letta proprio dentro questo quadro più ampio.
Nelle guerre industriali moderne non basta distruggere l’equipaggiamento militare del nemico.
È possibile esercitare pressione sulla sua capacità di funzionare come società.
La logistica alimentare è particolarmente delicata perché dipende da una rete enorme e complessa: produttori agricoli, impianti di trasformazione, depositi, autotrasportatori, carburante, sistemi informatici, energia elettrica e punti vendita.
Colpire alcuni nodi strategici può produrre effetti molto più ampi della distruzione materiale iniziale.
Per questo i magazzini assumono un valore strategico crescente.
La risposta sarà decentralizzare
Per le imprese ucraine, la risposta più probabile sarà una progressiva decentralizzazione.
Grandi centri logistici concentrano enormi quantità di merci e sono economicamente efficienti in tempo di pace. Ma durante una guerra costituiscono bersagli estremamente redditizi.
Una rete di depositi più piccoli e distribuiti geograficamente è più costosa da gestire, ma molto più difficile da paralizzare con un singolo attacco.
È lo stesso principio già applicato dall’Ucraina in altri settori.
La resilienza viene acquistata sacrificando una parte dell’efficienza.
L’Europa come retrovia economica
La disponibilità europea a compensare eventuali carenze assume quindi una funzione strategica.
Il confine occidentale dell’Ucraina rappresenta oggi una gigantesca arteria logistica attraverso la quale transitano carburante, equipaggiamenti, prodotti commerciali e aiuti.
Se le reti interne venissero sottoposte a pressioni ancora maggiori, Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria e altri Paesi europei potrebbero assumere un ruolo crescente anche nel sostegno alla distribuzione civile.
Ciò significa che la resilienza dell’Ucraina non dipende soltanto dalle proprie infrastrutture.
Dipende sempre più dalla profondità economica dell’intero spazio europeo alle sue spalle.
La guerra di logoramento cambia natura
La situazione di Kiev mostra infine come il concetto stesso di “guerra di logoramento” stia cambiando.
Tradizionalmente indicava soprattutto la capacità di consumare uomini, munizioni e mezzi militari dell’avversario.
Oggi significa anche consumarne l’energia, la logistica, la capacità industriale, il sonno della popolazione, la fiducia nell’economia e la percezione della sicurezza quotidiana.
È una forma di pressione che non produce necessariamente risultati immediatamente visibili sulle mappe militari.
Ma può incidere profondamente sulla capacità di un Paese di sostenere un conflitto prolungato.
Gli scaffali temporaneamente vuoti di alcuni supermercati di Kiev sono quindi molto più di un episodio commerciale.
Sono il sintomo di una guerra nella quale la linea del fronte si estende ormai dalle trincee ai centri logistici, dalle centrali elettriche ai magazzini, dalle fabbriche di droni fino alle abitazioni dei civili.
La sfida dell’Ucraina sarà impedire che gli attacchi contro singoli nodi producano un collasso sistemico.
Quella della Russia sarà continuare a esercitare una pressione sufficiente a costringere Kiev a impiegare sempre più risorse nella protezione e nella ricostruzione delle proprie infrastrutture.
In mezzo rimane la popolazione civile, chiamata ancora una volta a sostenere il costo quotidiano di una guerra che, dopo oltre quattro anni, non si combatte più soltanto per conquistare territorio.
Si combatte anche per determinare quale delle due società sia capace di resistere più a lungo.

