1 settembre 2026 – ore 12:30 – Premessa – Mentre l’attenzione dei media sembra maggiormente concentrata sull’evoluzione del conflitto in Ucraina e agli sviluppi della crisi iraniana, si assiste ad una continua e crescente tensione tra Gerusalemme e Ankara. Ritorniamo ad affrontare questa delicata tematica perché in pochi giorni, abbiamo assistito a dichiarazioni al vetriolo da parte di Ankara nei confronti del governo israeliano, alla stipula di strategici accordi nel comparto della Difesa tra Israele e Grecia, nonché alla prima riunione a Istanbul del Comitato strategico politico e di difesa istituito nell’ambito del noto Accordo della Mecca, oggetto, per altro, di recente trattazione. Merita ricordare che in soli tre anni i rapporti tra Israele e Turchia, che sembravano diretti alla cd normalizzazione attraverso l’incontro avvenuto a New York il 20 settembre 2023 tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ora si sono gravemente deteriorati.
Certamente la politica interna sta rivestendo un ruolo fondamentale in questo clima di tensione. Da una parte, come ben sappiamo, Israele si trova in piena campagna elettorale, e dall’altra il presidente turco Erdogan deve rispondere a un’opinione pubblica da sempre compatta nel sostegno alla causa palestinese. Merita evidenziare che la sconfitta inattesa di Erdogan alle elezioni amministrative del 2024, ha certamente contribuito a determinare un marcato irrigidimento delle posizioni di Ankara nei confronti di Gerusalemme. In tale quadro, possiamo tentare di meglio comprendere i ripetuti pretestuosi accostamenti tra il governo Netanyahu e il regime nazista, le dichiarazioni pro Hamas da parte di Erdogan – “Hamas è un gruppo di resistenza, non un’organizzazione terroristica” – nonché le ripetute accuse di genocidio contro Israele, accompagnate dall’azzeramento di fatto dell’export israeliano in Turchia.
Tuttavia, nell’ultimo periodo abbiamo assistito a una netta escalation della tensione, attraverso, ad esempio, l’emissione da parte di Ankara di un mandato di arresto nei confronti di Netanyahu per i “crimini” commessi dalle forze armate israeliane nei confronti degli attivisti delle flottiglie e per il genocidio di Gaza. Inoltre, il conflitto in Libano, il dramma della Cisgiordania e il recente attacco israeliano in Siria, secondo molti analisti anche turchi, hanno di fatto spinto Erdogan a condurre una nuova strategia, a tal punto da spingere il Presidente turco ad affermare che Israele “ha già messo gli occhi sull’Anatolia”. In tale contesto, ricordiamo che la Turchia dispone di Forze Armate seconde solo agli USA nell’alleanza Atlantica, e che sono in corso programmi di sviluppo nel comparto di Difesa turco con particolare riferimento alla ventilata costruzione di una portaerei, al potenziamento di sistemi missilistici e dell’aeronautica militare.
Sullo sfondo, inoltre, non dimentichiamoci che il confronto tra Ankara e Gerusalemme si sta sviluppando anche su altri fronti: il Corno d’Africa che vede contrapposta la Somalia, oggetto di importanti investimenti turchi degli ultimi dieci anni, con il riconoscimento da parte di Israele del Somaliland (ex Somalia britannica), senza sottostimare i rapporti privilegiati realizzati nel tempo da Gerusalemme con Atene e Nicosia, facendo infuriare Ankara che considera tali iniziative come dirette minacce alla sicurezza della Turchia.
Ricordiamo ai pochi distratti del web, che la Turchia il 20 luglio 1974, alle 5,30 del mattino sferrava l’Operazione Attila: 40 mila soldati e 180 carri armati turchi occuparono il 36% dell’isola cipriota in risposta ad un tentativo di golpe greco, provocando la diaspora di circa 250 mila sfollati.
Ancora oggi l’isola di Cipro è suddivisa in due entità distinte.
Repubblica di Cipro: posta nella parte sud, a maggioranza greco-cipriota, con l’unico governo riconosciuto a livello internazionale, membro dell’Unione Europea dal 2004.
Repubblica Turca di Cipro del Nord: sita nella parte nord, considerato uno stato autoproclamato e riconosciuto unicamente dalla Turchia.
Infine, dobbiamo posare lo sguardo sulla Siria dove sia Ankara che Gerusalemme ambiscono a recitare un ruolo “egemonico”. Al centro vi è soprattutto la ridefinizione dell’ordine regionale dopo la caduta di Bashar al-Assad.
In merito, condividendo pienamente una attenta analisi condotta da Ethica Societas, Ankara intende consolidare la propria influenza sulla nuova Siria, mentre Israele considera invece qualsiasi rafforzamento militare turco nelle immediate vicinanze del proprio spazio strategico una possibile e grave minaccia.
Inoltre, come ben sappiamo, Israele non ha accolto con favore né l’ascesa del nuovo governo siriano a guida islamista né la crescente influenza della Turchia nel Paese. Mentre Israele continua le operazioni militari volte a limitare le potenziali minacce all’interno della Siria, la Turchia è diventata uno dei più stretti alleati del nuovo governo di Damasco, contribuendo alla ricostruzione delle sue forze armate e ampliando la cooperazione militare. Le notizie relative ad addestramenti militari, trasferimenti di equipaggiamento e possibili nuove basi militari turche in Siria, stanno sensibilmente elevando i timori israeliani che Ankara possa in breve tempo stabilire una presenza strategica a lungo termine in Siria, a tal punto da limitare la libertà d’azione militare di Israele, con particolare riferimento a possibili operazioni dirette contro l’Iran o all’interno dello stesso territorio siriano.
Certamente l’attacco israeliano condotto il 18 agosto u.s. contro la base aerea siriana di Abu Duhur, posta a soli 70 km dal confine turco, ha creato forti tensioni tra Ankara e Gerusalemme, irritando non poco anche Washington.
In estrema sintesi possiamo affermare che considerando il quadro critico che sta caratterizzando l’intero Medio Oriente, Israele sta cercando di rimodellare il panorama strategico regionale a proprio vantaggio, “innervosendo” la Turchia che ha reagito rafforzando la cooperazione con Pakistan, Arabia Saudita ed Egitto e promuovendo un progetto di sicurezza regionale basato principalmente sulle maggiori potenze musulmane.
Sebbene Ankara presenti questa iniziativa come un meccanismo per la stabilità regionale, i responsabili politici israeliani la interpretano sempre più come la formazione di una coalizione regionale volta a contrastare l’influenza israeliana e a impedire il dominio strategico di Israele.
Gli Stati Uniti stanno tentando di costruire un meccanismo di de-escalation tra i due attori. Il rischio più concreto non appare, al momento, quello di una guerra deliberatamente scelta da Ankara o Gerusalemme, ma quello di una progressiva militarizzazione della competizione e di un incidente capace di trasformare una crisi regionale in uno scontro tra potenze. Tuttavia, dobbiamo affermare che al momento uno scontro militare diretto rimane improbabile, atteso che la Turchia riconosce che né le condizioni regionali né quelle internazionali attualmente favoriscono la guerra, mentre Israele comprende che affrontare un potente membro della NATO comporterebbe notevoli rischi militari e politici.
In tale quadro è possibile prevedere che le tensioni proseguiranno attraverso pressioni diplomatiche, misure economiche, alleanze strategiche, partenariati militari e sforzi per plasmare gli equilibri di potere regionali. Stiamo parlando, dunque, di una competizione strategica di lungo periodo, radicata in visioni contrastanti per il futuro ordine politico e di sicurezza del Medio Oriente.
Israele e Grecia firmano l’accordo “Scudo di Achille”.
Il Governo israeliano ha emesso il documento che vi propongo nella sua interezza perché non solo evidenzia l’accordo posto in essere con la Grecia, ma evidenzia la natura strategica di lungo periodo dello stesso.
Leggiamo insieme:
“Un accordo da circa 3 miliardi di euro: Israele e la Grecia hanno firmato l’imponente accordo “Scudo di Achille”, in base al quale Israele costruirà per la Grecia un sistema di difesa aerea multistrato basato sull’architettura dei sistemi israeliani, tra cui David’s Sling e SPYDER, prodotti da Rafael, e il sistema BARAK MX, prodotto da Israel Aerospace Industries (IAI).
Si tratta del più grande accordo di esportazione nel settore della difesa nella storia delle relazioni tra Israele e Grecia, e uno dei più grandi nella storia dello Stato di Israele.
Il Direttore Generale del Ministero della Difesa israeliano (IMOD), il Generale di Divisione (in pensione) Amir Baram, e il suo omologo greco, Ioannis Bouras, hanno firmato oggi (lunedì) un accordo di esportazione di materiale bellico del valore di circa 3 miliardi di euro, nel corso di una cerimonia presso la sede dell’IMOD. In base all’accordo, Israele fornirà alla Grecia un sistema di difesa aerea completo e multilivello, basato interamente su sistemi di produzione israeliana e sull’ampia esperienza operativa maturata dalle forze armate israeliane durante la guerra.
Alla cerimonia hanno partecipato il capo della Direzione per la cooperazione internazionale in materia di difesa (SIBAT), il generale di brigata (in congedo) Yair Kulas; il capo della Direzione per la ricerca e lo sviluppo della difesa (DDR&D), il generale di brigata (in congedo) Dr. Daniel Gold; il capo dell’Organizzazione israeliana per la difesa missilistica all’interno della DDR&D, Moshe Patel; l’amministratore delegato di Rafael, Yoav Tourgeman; l’amministratore delegato di IAI, Guy Barlev; e altri alti funzionari.
Il programma, noto in Grecia come “Scudo di Achille”, è uno dei più grandi accordi di difesa nella storia del paese. Si tratta della prima volta che il Ministero della Difesa fornirà un sistema di difesa completo contro un’ampia gamma di minacce, dai missili balistici e dalle minacce aeree ai droni ostili.
L’accordo “Scudo di Achille” comprende:
Il sistema David’s Sling, sviluppato dall’Organizzazione israeliana per la difesa missilistica nell’ambito del DDR&D del Ministero, con Rafael come sviluppatore principale
Il sistema BARAK MX, prodotto da Israel Aerospace Industries (IAI)
Il sistema SPYDER, prodotto da Rafael Advanced Defense Systems
Radar multi-missione MMR per la sorveglianza aerea, prodotti da ELTA Systems, una filiale di IAI.
Un nuovo sistema nazionale di comando e controllo, che consoliderà l’intera gamma delle capacità di difesa aerea, sarà sviluppato da Rafael
Inoltre, durante l’incontro è stato firmato un accordo supplementare del valore di 26 milioni di euro per la vendita dei sistemi Drone Dome di Rafael, destinati alla difesa di siti strategici da droni e UAV e al rafforzamento delle difese esistenti.
Inoltre, nell’ambito del dialogo in corso con il Ministero della Difesa nazionale della Repubblica ellenica e nell’ambito delle attività intergovernative (G2G) tra i due ministeri, Israele amplierà la cooperazione industriale nel settore della difesa con la Grecia, compreso il trasferimento di conoscenze e tecnologie all’industria locale.
Questo progetto rappresenta un’ulteriore pietra miliare nella cooperazione in materia di difesa tra Israele e la Grecia, partner strategico chiave nel Mediterraneo orientale. La scelta da parte della Grecia di affidarsi alla tecnologia israeliana come pilastro del suo programma di potenziamento della difesa aerea più ambizioso dell’ultimo decennio riflette la profonda fiducia instaurata tra i due Paesi.
Questo rappresenta un’ulteriore espressione della riforma globale prevista dalla strategia del Ministero della Difesa, guidata dal Ministro della Difesa Israel Katz e dal Direttore Generale del Ministero della Difesa, il Generale di Divisione (in pensione) Amir Baram, volta ad espandere le esportazioni nel settore della difesa quale strumento centrale per rafforzare le forze armate israeliane, influenzare la posizione di Israele nella politica estera mondiale e potenziare l’industria e l’economia della difesa israeliana.
Dall’inizio della guerra, il Ministero e le industrie della difesa hanno operato in un quadro di emergenza che combina la produzione per le Forze di Difesa Israeliane (IDF) con la fornitura continua ai paesi partner all’estero. I successi operativi dei sistemi israeliani sul campo di battaglia continuano a rafforzare la domanda globale di tecnologia israeliana per la difesa.
Il Ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato: “La mia visita in Grecia di qualche mese fa, in qualità di ospite del Ministro della Difesa greco Dendias, è stata un’ulteriore dimostrazione della profondità del rapporto strategico tra Israele e Grecia e della nostra comune determinazione a rafforzarlo ulteriormente. In quell’incontro, abbiamo concordato di intensificare la cooperazione in materia di difesa tra i nostri due Paesi. Israele e Grecia condividono interessi strategici comuni e affrontano sfide regionali condivise. In un momento in cui attori con ambizioni egemoniche cercano di espandere la propria influenza e minare la stabilità nella regione, Israele e Grecia continueranno ad approfondire la cooperazione strategica e in materia di difesa e agiranno con determinazione per preservare la stabilità e salvaguardare la propria sicurezza e i propri interessi comuni.”
Il Direttore Generale del Ministero della Difesa israeliano, Generale di Divisione (in pensione) Amir Baram, ha dichiarato: “L’accordo ‘Scudo Achille’ rappresenta una pietra miliare strategica nelle relazioni di difesa tra Israele e la Grecia, a testimonianza della profonda fiducia che i nostri partner in tutto il mondo ripongono nel vantaggio tecnologico di Israele e nella comprovata efficacia dei nostri sistemi di difesa sul campo. Si tratta di un’applicazione diretta della strategia del Ministero: incrementare le esportazioni nel settore della difesa come fattore chiave per il potenziamento delle forze armate israeliane, per l’influenza di Israele sulla politica estera e per un’industria e un’economia della difesa nazionale più solide. Gli accordi intergovernativi di questa portata sono più che semplici successi diplomatici ed economici: stimolano l’espansione delle linee di produzione israeliane, aumentano le scorte e rafforzano l’indipendenza del Paese in materia di munizioni. Rimaniamo impegnati ad approfondire le nostre partnership internazionali e a preservare il vantaggio qualitativo del settore della difesa.”
Il presidente di Rafael, il professor Yuval Steinitz, ha dichiarato: “L’accordo nell’ambito del programma ‘Scudo di Achille’ rappresenta una pietra miliare strategica nelle relazioni di difesa tra Israele e Grecia e rafforza il ruolo di Rafael come partner chiave per le nazioni amiche nello sviluppo di capacità di difesa nazionale avanzate. La Grecia è il secondo Paese europeo ad acquisire il sistema David’s Sling, il più avanzato al mondo nel suo genere. La scelta dei sistemi Rafael riflette la profonda fiducia nelle sue capacità, nella sua innovazione e nella sua capacità di contribuire alla sicurezza dei Paesi che affrontano complesse sfide in questo ambito. Al di là dell’aspetto tecnologico, questa iniziativa rafforza la cooperazione tra i due Paesi ed esprime il contributo di Rafael alla stabilità, alla sicurezza e alla resilienza dei suoi partner in tutto il mondo.”
Il presidente di Israel Aerospace Industries, Boaz Levy, ha dichiarato: “Considerate le minacce in continua evoluzione nella nostra regione, IAI ha dedicato gli ultimi anni ad approfondire la propria attività in Grecia, collaborando con partner locali e implementando alcune delle tecnologie più avanzate al mondo. I sistemi di difesa aerea operativi di IAI hanno dimostrato la loro efficacia nei recenti scontri con l’Iran e i suoi alleati, intercettando con successo diverse minacce, tra cui spiccano i missili balistici esoatmosferici. In un contesto di crescente domanda di capacità avanzate di rilevamento e intercettazione, i sistemi innovativi di IAI si distinguono, contribuendo direttamente alla sicurezza dei cittadini israeliani e dei loro alleati. Tra questi, i sistemi di difesa aerea di IAI, come il BARAK MX, e i radar multiruolo dell’azienda, che già proteggono diversi paesi europei. Siamo orgogliosi di partecipare all’importante progetto ‘Scudo di Achille’ e continueremo a essere partner chiave in ulteriori progetti in Grecia e nel resto del mondo, mentre sviluppiamo e realizziamo la prossima generazione di tecnologie per la difesa.”
Il capo del SIBAT presso il Ministero della Difesa israeliano, il generale di brigata (in pensione) Yair Kulas, ha dichiarato: “L’accordo ‘Achilles Shield’ rappresenta un’altra pietra miliare nelle relazioni di difesa tra Israele e la Grecia. Riflette la profonda fiducia che i nostri partner greci ripongono nella tecnologia israeliana, nell’industria della difesa e nel modello di cooperazione intergovernativa guidato dal Ministero della Difesa israeliano attraverso il SIBAT. Continueremo a lavorare per ampliare la cooperazione strategica con la Grecia e con altri Paesi, rafforzando al contempo l’industria della difesa israeliana e la sua posizione nel mondo”.
Il responsabile del settore DDR&D (Dipartimento di Difesa, Reclutamento e Sviluppo) presso il Ministero della Difesa israeliano, il Generale di Brigata (in pensione) Dr. Daniel Gold, ha dichiarato: “L’accordo ‘Scudo di Achille’ è un riconoscimento per la potenza tecnologica israeliana e per la collaborazione tra il Ministero della Difesa e le industrie della difesa. La capacità di schierare un’architettura di difesa multilivello, completa e moderna, basata su una comprovata esperienza operativa e all’avanguardia della tecnologia globale, è ciò che ha contribuito alla scelta di Israele da parte della Grecia come partner strategico chiave. Continueremo a sviluppare e guidare innovazioni tecnologiche che garantiranno il vantaggio qualitativo di Israele e rafforzeranno la sua posizione nel mondo.”
L’amministratore delegato di Rafael, Yoav Tourgeman, ha dichiarato: “Rafael è orgogliosa di svolgere un ruolo centrale nella costruzione del sistema di difesa aerea multilivello della Grecia e di fornire a un altro Paese europeo soluzioni di difesa aerea all’avanguardia e collaudate in combattimento. La scelta dei sistemi Rafael, tra cui David’s Sling, SPYDER e i nostri sistemi di comando e controllo, come parte dell’infrastruttura nazionale, riflette la crescente fiducia nelle capacità di difesa aerea di Rafael e l’esperienza operativa unica maturata in Israele. Rafael è leader mondiale nei sistemi di difesa aerea che hanno dimostrato la loro efficacia nelle condizioni operative più impegnative. Ci impegniamo a continuare a fornire ai nostri partner soluzioni avanzate, affidabili e pertinenti contro un’ampia gamma di minacce e a continuare a contribuire al rafforzamento della sicurezza della Grecia e dell’intera regione.”
L’amministratore delegato di Israel Aerospace Industries, Guy Barlev, ha dichiarato: “Israele e Grecia condividono sfide e interessi comuni, e la cooperazione tra i due Paesi rappresenta un pilastro fondamentale per rafforzare le capacità di difesa e salvaguardare la sicurezza dei loro cittadini. L’accordo firmato oggi è una pietra miliare nella lunga attività di IAI in Grecia. Siamo orgogliosi della fiducia che il Ministero della Difesa greco ci ha accordato scegliendo i sistemi radar MMR e i sistemi BARAK MX nell’ambito del progetto ‘Scudo di Achille’. BARAK MX è un sistema di difesa aerea avanzato, collaudato in combattimento e multistrato, in grado di contrastare un’ampia gamma di minacce aeree, comprese quelle balistiche. La scelta dei sistemi IAI da parte della Grecia si basa sull’attività dell’azienda in tutta Europa, dove ha fornito a diversi Paesi del continente soluzioni avanzate di difesa aerea, tra cui la protezione contro i missili balistici. Questa scelta riflette le capacità tecnologiche e operative sviluppate dai dipendenti di IAI per la sicurezza di Israele e dei suoi alleati in tutto il mondo.”
https://www.gov.il/en/pages/israel-and-greece-sign-achilles-shield-agreement-31-aug-2026
Prima riunione del Comitato strategico politico e di difesa istituito nell’ambito dell’Accordo di difesa congiunta della Mecca, 31 agosto 2026, Istanbul
Il governo di Ankara, attraverso una nota ufficiale del ministero degli esteri, con una dedicata nota ufficiale ha comunicato l’avvenuta prima riunione del Comitato strategico e di difesa che vede protagonisti la Turchia, il Pakistan e l’Arabia Saudita.
Leggiamo insieme:
“Il 31 agosto 2026, a Istanbul, si sono riuniti i Ministri degli Affari Esteri, i Ministri della Difesa e i Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate/Capi di Stato Maggiore della Repubblica di Turchia, della Repubblica Islamica del Pakistan e del Regno dell’Arabia Saudita, nell’ambito del Comitato Strategico Politico e di Difesa istituito ai sensi dell’Accordo di Mecca per la Difesa Congiunta.
Agendo con un forte senso di responsabilità regionale, i tre Paesi ribadiscono la loro determinazione a collaborare nell’ambito dell’Accordo di Mecca per raggiungere una pace e una stabilità durature nella loro regione. A tal fine, continueranno a sostenere gli sforzi volti alla de-escalation e alla moderazione per incoraggiare una risoluzione pacifica delle crisi.
Oggi hanno concordato di adottare misure per istituzionalizzare ulteriormente la loro cooperazione nell’ambito dell’Accordo di Mecca, in modo da rafforzare la loro solidarietà, garantire la credibilità e l’efficacia della loro deterrenza e difesa collettiva e contribuire agli sforzi regionali e alla sicurezza cooperativa per una pace giusta, inclusiva e duratura.
Nel Regno dell’Arabia Saudita verrà istituito un Segretariato, guidato da un Segretario Generale, a supporto del loro lavoro nell’ambito dell’Accordo di Mecca. Il Segretariato sarà inizialmente diretto da un Segretario Generale della Repubblica Islamica del Pakistan per un periodo di tre anni.
Attraverso attività congiunte, si impegneranno inoltre a rafforzare le proprie capacità di difesa e la coesione delle forze armate mediante una solida cooperazione nell’industria della difesa, lo sviluppo congiunto di tecnologie e la produzione congiunta.
Attraverso l’attuazione istituzionalizzata e risoluta dell’Accordo di Mecca, i tre Paesi forniranno contributi essenziali alla pace e alla stabilità regionale”.
Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita” (2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole” (2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani
