La fine di agosto 2026 porta con se anche la fine del PNRR in tutta Europa. In Romania, la furia legislativa degli ultimi giorni ha portato a un pasticciaccio, che rischia di far perdere a Bucarest parecchi milioni. Al centro vi è il sindaco di Timișoara, Dominic Fritz.

    Mercoledì 26 agosto, il Senato romeno ha approvato la legge sull’integrità, con 109 voti a favore e 19 contrari. Si tratta di una ‘pietra miliare‘ del PNRR romeno, da adottare assolutamente entro fino agosto per sbloccare gli ultimi 770 milioni di euro di finanziamenti UE.

    La legge riforma il sistema romeno di dichiarazione pubblica dei beni e degli interessi dei funzionari, e prevede che ogni funzionario pubblico soggetto a una sentenza definitiva di conflitto di interessi decada automaticamente dal proprio mandato.

    Tra le maglie della rete è però finito un cittadino eccellente: Dominic Fritz, sindaco della città di Timișoara, leader del partito liberale USR (l’Unione Salva la Romania), e membro della minoranza tedesca. Fritz, eletto sindaco sei anni fa, è stato ritenuto coinvolto in un conflitto di interessi amministrativo in relazione a un documento di pianificazione urbanistica da lui approvato nel 2020.

    A sua difesa sono scesi in campo nientepopèdimeno che l’intero Partito Popolare Europeo di Manfred Weber e i liberali macronisti di Renew Europe. In una lettera congiunta alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, i capigruppo dei due partiti hanno chiesto una immediata modifica della legge per evitare la decadenza di Fritz, pena il congelamento dei fondi europei.

    La legge è stata proposta da un’insolita alleanza tra i socialisti del PSD e l’Alleanza per l’Unione dei Rumeni, di estrema destra, mentre il Partito Nazionale Liberale, di centro-destra, non si è opposto nemmeno di fronte alle critiche provenienti dalla propria famiglia politica europea del PPE. Il dibattito al Senato ha visto un acceso scambio di battute, con un senatore USR che ha accusato i socialisti di comportarsi come “degni successori degli stalinisti, che usavano la legislazione per eliminare gli oppositori politici”.

    Il Presidente della Repubblica di Romania, Nicușor Dan – già sindaco di Bucarest, dello stesso partito USR di Fritz – ha promulgato la legge il 28 agosto, pur mantenendo le obiezioni sollevate nel ricorso presentato alla Corte Costituzionale. Se non fosse stato per la perdita dei fondi UE, ha affermato, avrebbe rinviato la legge al Parlamento per una riconsiderazione. “Non possiamo permetterci di perdere questi fondi, né posso accettare un ulteriore colpo alla credibilità della Romania all’estero”, ha affermato il capo dello stato, chiedendo al Parlamento di riaprire il dibattito in autunno.

    Intanto, Friz non si dà per vinto e annuncia che impugnerà la sentenza a suo sfavore dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Sostiene inoltre che l’applicazione retroativa della nuova legge sia contraria alla Costituzione romena. Non si dimetterà, ed attenderà il decreto del prefetto che lo rimuova dall’incarico. “Insieme a voi, mi rifiuto di lasciarmi umiliare. Insieme a voi, mi rifiuto di lasciarmi scoraggiare”, ha affermato. “Trasformeremo questi 30 giorni di abuso in una festa dei risultati ottenuti grazie ai quali abbiamo cambiato Timișoara”.

    La controversia si inserisce in un periodo turbolento della politica rumena, al culmine di una situazione di stallo che dura da un mese, a seguito del crollo della coalizione di governo. Dopo aver provocato la caduta del governo, i socialdemocratici (PSD), con il sostegno del partito di estrema destra AUR, hanno appoggiato la legge in parlamento, aumentando la pressione politica.

    Foto: Cristian Tzecu / DW

    Mi piace:Mi piace Caricamento in corso…

    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Bluesky Threads
    Leave A Reply